Titolo:
Temi:
Autori:
Contenuti e fonti:
Funzionalità:
Obiettivi e pubblico di riferimento:
Architettura web, chiarezza, navigabilità - da 1 (min) a 5 (max):
Accessibilità e ricercabilità dei dati - da 1(min) a 5 (max):
Qualità grafica, impatto visivo - da 1 (min) a 5 (max):
Valutazione dei contenuti: rilevanza del tema - da 1 (min) a 5 (max):
Ricchezza dei contenuti - da 1 (min) a 5 (max):
Qualità di apparati introduttivi, e istruzioni - da 1 (min) a 5 (max):
Giudizio complessivo:
URL:
Tipologia:
Firma:
Immagine:
Data della recensione:
Includi nella ricerca.
Nome autore:
Cognome autore:



Titolo:

BlackPast


Temi:

In modo chiaro è incisivo il sito dichiara l'obiettivo di fornire informazioni attendibili riguardo la storia globale degli afroamericani (Black People), in particolare nel Nord America. Inoltre si propone una maggiore comprensione della condizione umana attraverso la conoscenza della caratteristiche peculiari degli afroamericani e della loro presenza su scala globale.

Si definisce una “crowd souced” encyclopedia.


Autori:

BlackPast.or è una Ong. E' composta da un gruppo di docenti universitari residenti in vari stati federali degli Stati Uniti d'America. Fondatore è Quintard Taylor, professore emerito di Storia Americana all'Università di Washington. Nella landpage è disponibile un video introduttivo dove presenta il progetto.

Nella sezione about us situata nell'header a destra sono menzionati tutti i collaboratori suddivisi tra direttori, gruppo di supporto e autori. La sezione autori è suddivisa tra docenti universitari, professori di storia indipendenti e studenti di storia. Un gruppo molto nutrito: per ogni autore è disponibile una pagina di approfondimento con una foto, il curriculum e le intestazioni degli articoli pubblicati sul sito.

Nel footer alla sezione about BlackPast vi sono una serie di voci che approfondiscono le informazioni sulla Ong dal punto di vista storico, specificando il primo nucleo fondatore e soprattutto restituisce un folto elenco delle associazioni e fondazioni che danno il loro supporto finanziario.


Contenuti e fonti:

Nella Landpage in alto compaiono quattro riquadri evidenziati: Blackpast Store, New visual Timeline, BlackPast org site guide e Donate.


Le sezioni si dividono nei seguenti contenuti: African American History, Global African History, Main Feature, Special Features e About Us.

Al centro vi è una maschera di ricerca libera per parole chiave: cominciando la digitazione si apre una finestra verticale dove compaiono le pagine e gli articoli correlati mentre si affina la ricerca.

La homepage contiene l'articolo più recente e una serie di sezioni tematiche - Who's new on Blackpast?, Honoring Educators & Educational Institutions, Black Military Service, Our Children's Page - percorsi suggeriti che promuovono biografie che riguardano personaggi importanti e meno conosciuti la cui vita e attività professionale e sportiva sono degne di nota e approfondimento.

Glia articoli menzionano sempre l'autore, e a fondo pagina si trovano una serie temi ove cliccando si può accedere ad atri articoli collegati. Sono citate le fonti utilizzate e quando possibile si può accedere ai siti esterni che le ospitano.



NEW VISUAL TIME LINE

Compare una timeline dinamica ampia e colorata, condivisibile su Facebook e Twitter, che riassume le fasi salienti della storia degli afroamericani dal 1500 al 2021 nel Nord America.

Le icone che distinguono gli argomenti evidenziati sono composte da una foto e una breve didascalia.

Compare una finestra con una guida all'utilizzo. La Toolbar dà la possibilità di scegliere i temi sensibili cliccando sulle voci, spuntando il quadratino colorato associato.

Si possono selezionare storie che riguardano singoli personaggi (la categoria con ben 288 articoli), eventi importanti, attività istituzionali.

Le categorie principali sono il periodo storico, lo Stato specifico, una serie di tematiche che riguardano gli afroamericani tra cui i politici, la violenza razziale, l'educazione, l'esercito, la resistenza alla schiavitù, la lotta per i diritti civili, le sentenze dei tribunali, in ordine decrescente secondo il numero di articoli disponibili sul sito

Cliccando sul riquadro si apre sulla sinistra una finestra dove compare l'articolo, sempre corredato da una foto nell'intestazione che può essere ingrandita.

Esplorando la sezione African American History c'è una prima sezione che rimanda a una pagina con tutti i link dei musei statunitensi dedicati agli afroamericani suddivisi nei vari Stati, e una seconda che raccoglie una serie corposa di siti di quotidiani e di stampa periodica.


Interessante approfondire la voce Primary Documents: cliccando si accede ad una pagina contenente una serie di articoli sempre corredati da una foto a destra. Sono trascrizioni di fonti primarie, con una foto o una mappa che può essere ingrandita.

Il primo a cui si accede è il Luisiana Code noir, del 1724, testo giuridico che regolamentava la condizione di schiavo o di afroamericano libero, e i rapporti tra schiavi e padroni.

Vi sono anche documenti, sempre trascritti, di sentenze di tribunali e lettere private, come quella scritta da Obama alle figlie, a cui è dedicata una sezione speciale.

Da menzionare infine la sezione Digital Archive che consente di accedere ai principali archivi statunitensi e a una serie di risorse di servizio sul tema, disponibili in ogni Stato.


Esplorando la sezione Global African History, alla voce BlackPast and the World si può accedere e mappa globale interattiva e dinamica che consente l'utilizzo dello zoom. Cliccando sui singoli stati si apre una seconda finestra con degli articoli in cui all'interno ci sono anche singole parole che relazionano i contenuti con la nazione selezionata.

Con la slidebar a destra si può selezionare direttamente la nazione desiderata.

Per quanto riguarda gli articoli riferiti ad alcuni cantanti compare sulla destra una piccola finestra contenente un video caricato su youtube.

Da menzionare due importanti sezioni: Group e organization e le sezioni African e Carribean heads of State, che raccolgono biografie e approfondimenti sui capi di stato di origine africana.


La sezione Maine Futures nelle voci tematiche mette a disposizione una libreria musicale con una tabella che raccoglie 750 canzoni di altrettanti artisti, stampabile ed esportabile in vari formati, dove cliccando sul nome dell'artista compare una breve biografia contenente nella stessa pagina il video della canzone su youtube. Cliccando sul titolo della canzone nella tabella si accede al video stesso.


Sono disponibili inoltre altre tre ricostruzioni cronologiche, African American History Timeline, Global African History Timeline, African American History in the American West Timeline, che rimandano ad altrettante pagine dove una tabella esportabile raccoglie la cronologia essenziale degli avvenimenti più importanti.

La tabella consente di ordinare le informazioni in ordine cronologico e alfabetico attraverso le categorie documento, anno, evento, epoca, nazione, stato e tematica.

Alla sezione Bibliographies, sono disponibili ulteriori tabelle che raccolgono una mole impressionate di testi di approfondimento che possono essere acquistati su Amazon, con la precisazione che parte dell'incasso sarà donato al progetto, oppure i testi si possono ricercare nelle biblioteche attraverso il sito WorldCat.

Completa l'analisi Genealogy, che elenca i link di una serie di siti per la ricostruzione dei legami di parentela.

Da segnalare la sezione Sponsored Pages che pubblichi l'elenco degli articoli la cui redazione è stata finanziata direttamente da associazioni, corporate, enti e privati cittadini.


Funzionalità:

Il layout è sempre ordinato e la grafica incisiva restituiscono un senso di freschezza e vivacità facilitando la user experience. La circolarità è sempre garantita e ordinata.

Il punto di forza del sito è la grande varietà di articoli (accuratamente relazionati tra loro) e tematiche considerate, anche se tendenzialmente sono brevi e in buona parte i veri approfondimenti si trovano nelle fonti citate esterne al sito.

La VisualTimeline principale è molto suggestiva, ma la maschera del database relazionale non permette una ricerca incrociata tra le categorie.


Obiettivi e pubblico di riferimento:

Il progetto ha una finalità didattico-divulgativa e offre una grande quantità di link a risorse esterne, anche di servizio, dimostrando un grande interesse nel promuovere l'approfondimento e la documentazione e fungendo da “acceleratore”.


Architettura web, chiarezza, navigabilità:    4
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    4
Qualità grafica, impatto visivo:    4
Rilevanza del tema:    5
Ricchezza dei contenuti:    4
Qualità di apparati descrittivi e guide:    4
Giudizio complessivo:

Progetto ricco di spunti interessanti e articoli scorrevoli che si leggono con piacere.

Il grado di aggiornamento è elevato e risulta coerente con gli obiettivi prefissati.

Il fatto che molti approfondimenti siano esterni al sito ne indeboliscono l'autorevolezza.


URL: https://www.blackpast.org/
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Enrico Basaldella
Immagine:
Data della recensione: 12 luglio 2023


Titolo:

The September 11 Digital Archive – Saving the histories of September 11, 2001

Temi:

Il sito ha il fine di raccogliere, conservare ed esporre testimonianze e materiali relativi ai quattro attentati terroristici avvenuti l’11 settembre 2001 a New York City, nella Contea di Arlington (Virginia) e a Stonycreek Township (Pennsylvania). In particolare, il progetto si pone l’obiettivo di classificare resoconti di prima mano, e-mail e altre comunicazioni elettroniche, fotografie e opere digitali, contributi audio e video per realizzare una documentazione permanente relativa non solo agli eventi, ma anche alla risposta dell’opinione pubblica statunitense e non nei giorni e negli anni successivi. Il lavoro di costruzione del sito ha avuto origine nel 2002 grazie a una donazione della Alfred P. Sloan Foundation, un’istituzione senza fini di lucro che si occupa di sostenere la ricerca scientifica di alta qualità.

Autori:

Il progetto è frutto del lavoro di due distinti gruppi di ricerca che hanno operato separatamente e durante periodi diversi:

  1. Original Project Team: in attività dal 2002 al 2006, ha visto la partecipazione di quattordici fra professori, ricercatori, assistenti di ricerca e specialisti in storia sociale, nuovi media, archivistica e didattica (City University of New York e George Mason University, Virginia);
  2. Project Team: in attività dal 2006 al 2020, ha visto la partecipazione di otto fra professori e ricercatori del Roy Rosenzweig Center for History and New Media, istituto di ricerca della George Mason University (Virginia) specializzato in storia digitale.

Dal 2020 lo staff è stato ridotto alla Project Manager Megan Brett (dottoressa in Storia, Roy Rosenzweig Center for History and New Media). Il suo lavoro presso il Centro è terminato, però, nel dicembre 2022. Le informazioni di contatto, infatti, rimandano direttamente alla generica sezione Contact us del Roy Rosenzweig Center for History and New Media. Il lavoro dei gruppi di ricerca si è avvalso della collaborazione di alcuni istituti e progetti partner, in campo di raccolta delle fonti e programmazione informatica. I link alle organizzazioni e il loro contributo sono reperibili nella sezione Partners.

Contenuti e fonti:

L’Archivio contiene più di 150.000 contributi fra testimonianze audio e video, e-mail e comunicazioni, racconti e memorie, fotografie e immagini raccolti nei giorni immediatamente successivi agli attentati e nel corso degli anni seguenti, in particolare in occasione di ricorrenze e anniversari. I materiali provengono da donazioni spontanee e iniziative promosse da:

  1. Library of Congress (conserva una copia dell’Archivio nelle sue collezioni permanenti);
  2. Smithsonian's National Museum of American History, Behring Center: i materiali sono frutto di testimonianze raccolte in occasione della mostra "September 11: Bearing Witness to History" organizzata dal museo fra il 2002 e il 2003;
  3. The Sonic Memorial Project: si tratta di un archivio che raccoglie storie, rumori ambientali, messaggi vocali e registrazioni relativi agli eventi dell’11 settembre 2001 e, in generale, alla storia del World Trade Center;
  4. American Red Cross Museum: i materiali provengono dalle testimonianze dei soccorritori e dei volontari.

Con lo scopo di garantirne una migliore fruizione, parte del patrimonio raccolto è stato suddiviso in collezioni:

  • Anniversary Collections, la sezione contiene i materiali elaborati per celebrare il decimo, il tredicesimo e il quindicesimo anniversario dagli attacchi;
  • Art, la collezione raccoglie prodotti artistici, poesie originali, volantini e fotografie di opere d’arte;
  • Audio, la sezione contiene gli audio di canzoni originali e musica composte come omaggio alle vittime e in ricordo degli eventi dell’11 settembre 2001. Sono presenti, inoltre, alcune registrazioni di messaggi vocali alle segreterie telefoniche inviati dai superstiti per informare le famiglie circa le proprie condizioni;
  • Digital Media Projects, la collezione raccoglie fotomontaggi, collage di immagini, presentazioni, animazioni e video;
  • First Responders, la sezione contiene alcuni contributi relativi all’azione dei primi soccorritori come le relazioni delle forze di polizia, le fotografie degli interventi di salvataggio dei superstiti e di messa in sicurezza dei luoghi, i piani d’azione dei vigili del fuoco e i ringraziamenti dei sopravvissuti;
  • Library of Congress Collections, la collezione raccoglie il materiale (e-mail, racconti e produzioni artistiche) proveniente dalla mostra “Witness and Response” realizzata nel 2002 dalla Library of Congress;
  • Online User Contributions to September 11 Digital Archive Project, la sezione contiene i contributi giunti spontaneamente ai gruppi di ricerca, fra i quali alcune interviste ai superstiti degli attacchi;
  • Organizations, la collezione raccoglie materiali di origine diversa inviati da organizzazioni locali, statali e nazionali e ospitati da siti Web dedicati all’argomento. In particolare, è possibile consultare:
  1.  articoli della stampa etnica di New York relativi alle reazioni delle comunità arabe, dell’Asia meridionale e del Medio Oriente agli attentati e interviste a cittadini americani di religione mussulmana;
  2. testimonianze di medici, paramedici, infermieri e soccorritori in relazione al giorno degli attacchi e alle loro conseguenze a lungo termine (in particolare all’esposizione a sostanze pericolose sprigionatesi come conseguenza dei crolli);
  3. relazioni redatte da associazioni che si sono occupate delle persone provenienti dall’America Latina sprovviste di documenti e direttamente interessate dagli attentati (perdita di lavoro o di ripari temporanei);
  4. e-mail inviate dalle aziende presenti all’interno del World Trade Center per stabilire il numero di impiegati ancora dispersi;
  5. parte della discussione pubblica relativa al fondo per le vittime elaborato dal Dipartimento di Giustizia;
  6. trascrizione completa delle Breaking News della CNN nella mattinata dell’11 settembre 2001, dall’impatto del primo aereo contro la North Tower (ore 8:45) alla conferenza stampa del sindaco di New York Rudolph Giuliani (ore 12.30 circa);
  7. articoli e contributi digitali della stampa estera;
  8. documenti della Manhattan Chamber of Commerce relativi alle conseguenze degli attentati;
  9. satira antiamericana.

  • Personal Accounts, la sezione contiene alcune riflessioni personali emerse durante i dibattiti online avvenuti nei giorni seguenti agli attacchi;
  • Photography, la collezione raccoglie le fotografie degli attimi immediatamente successivi agli attentati, dei volantini per la ricerca dei dispersi e dei memoriali spontanei sorti per commemorare le vittime;
  • Smithsonian National Museum of American History Collections, la sezione contiene riflessioni e racconti dei visitatori della mostra "September 11: Bearing Witness to History", organizzata fra il 2002 e il 2003;
  • Video, la collezione raccoglie testimonianze e documentari relativi agli attentati;
  • Vivek Sud, la sezione contiene alcune e-mail aziendali inviate nella mattinata dell’11 settembre 2001 per stabilire il numero di collaboratori dispersi e organizzare il ritorno alle abitazioni dei sopravvissuti non feriti gravemente.

Funzionalità:

La home page è suddivisa graficamente in tre sezioni ben distinte. La porzione superiore presenta il titolo del progetto, la funzione di ricerca semplice e una barra dei contenuti che riassume l’architettura del sito. Al centro si trovano alcune fotografie a scorrimento e una breve presentazione del lavoro svolto e delle modalità con cui reperire i materiali. Infine, nella parte finale sono raccolte alcune collezioni in primo piano e una ripetizione della barra dei contenuti superiore. Non è presente un menù a tendina. Per questo motivo, è necessario cliccare su ognuna delle sette sezioni per reperirne i contenuti:

  1. Items, qui sono raccolti tutti i contributi che compongono il progetto. La ricerca è possibile tramite due modalità, ordinando gli elementi per titolo, autore e data di aggiunta (dal più recente o dai primi inserimenti del 2003) tramite una barra leggermente decentrata, oppure selezionando alcuni filtri come parole chiave, campi specifici, tipo e collezione.
  2. Collections, la sezione raccoglie le tredici collezioni nelle quali è suddivisa la maggior parte del materiale conservato;
  3. About, qui sono definiti la storia e gli obiettivi del progetto e le modalità per reperire alcuni contenuti più datati e non direttamente visualizzabili. Inoltre, sono presenti le informazioni di contatto per il pubblico e per i media;
  4. News (risulta inaccessibile);
  5. Faqs about 9/11, la sezione raccoglie una serie di domande frequenti suddivise in: gli attentati dell’11 settembre (cronologia e dettagli del volo e informazioni biografiche relative ai dirottatori), risposte immediate e conseguenze (informazioni statistiche sulle vittime e i soccorritori, ipotesi e ricerche relative alle cause e alle modalità del crollo delle Torri e trasmissioni radio della giornata), ricostruzione e prime operazioni militari statunitensi, rapporto della Commissione sull’11 settembre e memoriali. Questa sezione è compilata tramite link che conducono ad articoli, ricostruzioni animate, trascrizioni dei dialoghi registrati nelle cabine degli aerei e delle comunicazioni con le torri di controllo, registrazioni audio, documenti pubblici e memoriali.
  6. Partners, qui sono elencati gli istituti e le aziende che hanno permesso la costruzione del sito;
  7. Staff, la sezione raccoglie i nomi dei collaboratori al progetto.

Il sito, creato nel 2002, è stato aggiornato nel 2011 con lo scopo di garantirne la conservazione a lungo termine su una piattaforma più stabile. Nel 2014 l’Archivio è passato a un nuovo sistema che ne ha modificato parte dei link relativi ai contenuti. Per questo motivo, la sezione About illustra la procedura da seguire per visualizzarli. Dal 2014 non sono stati registrati nuovi aggiornamenti di sistema. Non è possibile stabilire intuitivamente se i materiali siano frutto di inserimenti recenti, poiché da maggio 2017 non è stata più segnalata la data di aggiunta. Nonostante ciò, una ricerca più approfondita fra le proprietà degli ultimi elementi in ordine di tempo sembrerebbe datarli al 2021.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

Secondo quanto dichiarato nella sezione About, questo lavoro di ricerca nasce al fine di consentire alle persone di raccontare quanto accaduto l’11 settembre 2001 con mezzi personali e seguendo le proprie inclinazioni. Il lavoro di storici e archivisti permette di filtrare il materiale ottenuto inserendolo nel contesto corretto e di stimolare la riflessione sulla testimonianza in sé e sulle sue modalità di costruzione e conservazione. L’obiettivo è quello di creare eredità positive per consentire a un pubblico vasto di comprendere gli eventi e valutarne le conseguenze. Un ulteriore fine dichiarato dagli autori è quello di utilizzare quanto emerso per valutare le modalità con le quali la storia viene registrata e conservata nel ventunesimo secolo e costruire strumenti in grado di sostenere il lavoro degli storici nel preservare le testimonianze di vicende presenti.

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    3
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    2
Qualità grafica, impatto visivo:    3
Rilevanza del tema:    4
Ricchezza dei contenuti:    5
Qualità di apparati descrittivi e guide:    3
Giudizio complessivo:

Il sito è coerente con gli obiettivi dichiarati. Non sono disponibili traduzioni in altre lingue, tuttavia ogni sezione utilizza un linguaggio semplice e generalmente comprensibile. Questo accorgimento permette di coinvolgere un pubblico ampio non avvezzo a terminologie specifiche. La grafica è intuitiva e lineare.

Nonostante ciò, sono presenti alcune criticità che ne inficiano l’efficacia complessiva. La prima è relativa al reperimento dei contenuti. L’ultimo aggiornamento del sistema (2014) ha modificato il percorso per raggiungere alcuni materiali. Le istruzioni per fruire di questi contenuti si trovano nella sezione About, ma si applicano solo a parte del patrimonio interessato dal problema. La seconda criticità è relativa a video e audio caricati con formati non più supportati dal sistema. Nella maggior parte dei casi è possibile reperirli eseguendone il download, ma con una bassa qualità delle immagini e del suono. La ricerca avanzata del patrimonio conservato non è agevole. Molti materiali non contengono tutte le informazioni necessarie a reperirli (in particolare autore e data) e non di rado il titolo è stato omesso. Per questo motivo, risulta più efficace operare per collezioni, tralasciando però parte del patrimonio non classificato. Un’ulteriore criticità riguarda il mancato funzionamento della sezione NewsLe modalità di contatto dei responsabili del progetto non sono intuitive. Non è presente una sezione dedicata e le uniche informazioni conducono al sito del Roy Rosenzweig Center for History and New Media.

Nel complesso, il progetto permette di reperire contenuti originali e coerenti con l’obiettivo di conservare la memoria dell’11 settembre 2001 e stimolare riflessioni. Il valore aggiunto del lavoro di ricerca è dato dalla presenza di materiali anche controversi (esempi ne sono la satira antiamericana e la controparte rivolta agli attentatori) e dalla possibilità di osservare gli eventi da più punti di vista. Tuttavia, il sito è datato e la ricerca poco agevole. Un lavoro di aggiornamento in questo senso permetterebbe di garantirne maggiore fruibilità e conservazione nel tempo.

URL: https://911digitalarchive.org/
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Ilaria Mattiussi
Immagine:
Data della recensione: 8 settembre 2023


Titolo:

Museo della scuola – Il museo della scuola italiana

Temi:

Il progetto raccoglie e classifica materiali relativi alla storia della scuola elementare-primaria in Italia, dalle esperienze preunitarie a oggi. Particolare attenzione è riservata ai cambiamenti che hanno interessato gli istituti in merito alla legislazione e alle tecniche didattiche, in un’ottica di confronto continuo fra presente e passato. Il patrimonio è molto vasto e comprende fotografie, immagini, fumetti, video, interviste e documenti. Ogni materiale è accompagnato da una breve riflessione che ne illustra il periodo di riferimento, le caratteristiche principali e la funzione all’interno della scuola.

Autori:

Il progetto è frutto del lavoro dell’Associazione di promozione sociale Museo della Scuola, nata nel 2010 e con sede legale a Firenze. I suoi presidenti sono i promotori del sito:

  • Gianfranco Staccioli: presidente dell’Associazione Museo della Scuola, scrittore e pedagogista, è stato docente della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione afferente all’Università degli Studi di Firenze;
  • Umberto Cattabrini: Presidente emerito dell’Associazione Museo della Scuola, insegnante e scrittore, è stato docente di Didattica della matematica e Storia dell’educazione presso l’Università degli Studi di Firenze.

I due presidenti sono affiancati da un consiglio direttivo, rinnovato ogni tre anni, che comprende sette membri fra soci e sostenitori del progetto. La sezione Chi siamo contiene gli Atti dell’Associazione, la raccolta dei verbali di assemblea e le convenzioni stipulate fra il Museo e alcuni Istituti pubblici. Il sito è materialmente gestito da un gruppo di ricerca di mandato annuale. Ogni responsabile si occupa di una o più sezioni specifiche del progetto:

  • Cinema e scuola: Maria Rosaria Di Santo
  • Quaderni scolastici: Gianfranco Staccioli
  • Outdoor Education: Marco Cotugno
  • Modellini di classe: Umberto Cattabrini
  • Scuola dell’Infanzia: Gianfranco Staccioli
È possibile contattare ogni responsabile tramite e-mail e, in alcuni casi, telefonicamente.

Contenuti e fonti:

Il sito contiene materiali relativi alla storia della scuola elementare-primaria italiana, procedendo dalle esperienze preunitarie a oggi. Si tratta di contributi molto diversi fra loro per tipologia e origine che comprendono fotografie, immagini e opere d’arte, video, poesie e testi di narrativa, interviste, recensioni, riflessioni, memorie e documenti. Durante lo scorso decennio, la loro classificazione è stata affidata per la maggior parte a soci e sostenitori dell’Associazione Museo della Scuola. Tuttavia, la collaborazione con il sito è aperta anche al pubblico, che può inviare il proprio contributo e richiederne la pubblicazione. Parte del patrimonio, infine, è frutto di eventi, mostre e iniziative promosse dall’Associazione. L’eterogeneità dei materiali conservati ha determinato una classificazione in cinque grandi collezioni che riflettono altrettanti aspetti dell’esperienza scolastica.

  • Didattica, la sezione contiene contributi di tipologia diversa relativi all’insegnamento pratico all’interno delle classi, in particolare:

  1. outdoor education, attività curricolari svolte all’aperto;
  2. storia dell’acquisizione della letto-scrittura, dalle prime esperienze (aste, seggiole e tondini) ad abbecedari e sillabari in formato cartaceo e su supporto rigido. La maggior parte degli articoli è accompagnata da fotografie del materiale in oggetto e da una sua copia in formato pdf;
  3. poesie per l’infanzia;
  4. raccolte di figurine (animali e territorio italiano) e segnalibri;
  5. scuola dell’infanzia.

  • Storia, la sezione contiene contributi relativi alla storia della scuola e alla normativa scolastica, in particolare:

  1. programmi e legislazione dal 1860 al 2015 accompagnati dalla trascrizione integrale del testo o dal documento originale in formato pdf. La collezione comprende anche le “Linee guida per gli archivi delle istituzioni scolastiche”, in materia di tutela e conservazione del patrimonio archivistico;
  2. articoli relativi alla storia della scuola italiana dal 1861 al 2011 suddivisi per quinquennio. L’esposizione dei contenuti è accompagnata da una linea del tempo non interattiva che espone gli eventi principali del periodo preso in esame dal punto di vista scolastico e della storia italiana;
  3. sussidi didattici;
  4. documenti;
  5. esperienze didattiche particolari, come la Scuola di Barbiana, il metodo Pestalozzi, gli istituti valdesi e le scuole di montagna caratterizzate dalle pluriclassi.

  • Memoria, la sezione contiene testimonianze relative al mondo della scuola, in particolare:

  1. racconti di alunni, fotografie di classe, diari degli scolari, lettere degli insegnanti ai loro allievi;
  2. interviste, lettere e trascrizioni di diari dal punto di vista dei maestri. Nella maggioranza dei contributi, i racconti sono relativi ai primi anni di insegnamento o ricordano contesti particolari come le classi pomeridiane e le esperienze nei piccoli paesi;
  3. memorie letterarie, trascrizioni di lezioni e racconti per ragazzi ambientati nel mondo della scuola;
  4. testimonianze relative alla scuola dell’infanzia.

  • Mediateca, la sezione è ospitata nell’Archivio e comprende alcuni esempi delle modalità con le quali i media hanno affrontato il tema della scuola, in particolare:

  1. riflessioni scritte sull’insegnamento e volumi dedicati agli alunni;
  2. schede e recensioni di film e corti con ambientazione scolastica o relativi a figure di spicco in ambito educativo;
  3. fotografie di classe;
  4. fotografie e recensioni di opere d’arte con tematiche inerenti al mondo dell’infanzia e della fanciullezza, riproduzioni di copertine di quaderni e albi illustrati;
  5. documentari e video inerenti a eventi e mostre attinenti al tema scolastico.
  • Raccolte e collezioni, la sezione comprende fotografie e brevi racconti relativi al materiale d’uso quotidiano nella scuola primaria (alfabetieri, banchi, cartelle, penne, pennini, calamai e quaderni). Il patrimonio è costituito anche da alcune riproduzioni di pagelle e attestati di passaggio di classe d’epoca ottocentesca.
Funzionalità:

La home page è suddivisa in tre sezioni ben distinte dal punto di vista grafico. La prima porzione presenta una banda nera superiore nella quale sono indicati la data corrente e i collegamenti ai social del sito. La parte centrale è occupata dal titolo del progetto e dalla barra dei contenuti, suddivisa in nove sezioni e accompagnata dalla funzione di ricerca semplice. La prima sezione si chiude con un articolo in evidenza. Nella porzione a destra della seconda sezione sono conservati i contributi più popolari relativi a mostre ed eventi, storia, memoria, didattica e materiale d’archivio. A sinistra, invece, è riproposta la funzione di ricerca accompagnata da parte dei video disponibili sui social e da alcuni articoli di cultura generale. La terza porzione ospita le informazioni di contatto e gli indirizzi ai quali inviare eventuali materiali da includere nel progetto. L’architettura del sito prevede sette sezioni. La maggioranza di queste è fornita di un menù che si apre lateralmente e facilita il passaggio alle sottocategorie:

  1. Prime pagine, qui sono raccolti tutti i contenuti dal più recente al più datato. La sequenza prevede un percorso da destra a sinistra e al contrario su due colonne. Gli stessi articoli sono riproposti a lato, suddivisi per argomento. La sezione risulta in rifacimento dal 7 settembre 2023. Cliccando su uno dei contributi presenti nella homepage, è comunque possibile visualizzarla, ma con una disposizione a una colonna e limitata solo a parte del patrimonio;
  2. Attività, la sezione comprende tre proposte di laboratori e attività rivolti a docenti e educatori;
  3. Didattica, qui sono raccolti i contenuti relativi a metodi didattici recenti e del passato, alcune testimonianze di progetti innovativi e uno sguardo alla scuola dell’infanzia;
  4. Storia, la sezione comprende la legislazione e i documenti normativi che hanno sostenuto la scuola primaria dalle esperienze preunitarie al 2015. Tutti i contributi presentano una trascrizione del loro testo o una riproduzione integrale in formato pdf;
  5. Memoria, qui sono raccolte interviste, testimonianze e racconti relativi alla scuola;
  6. Mostre, la sezione comprende brevi resoconti degli eventi organizzati dall’Associazione Museo della Scuola. Ogni articolo presenta i contatti necessari per riprodurre quanto narrato all’interno di nuovi contesti;
  7. Video, si tratta di un collegamento diretto al canale YouTube del sito;
  8. Archivio, la sezione raccoglie una selezione di articoli, recensioni e riflessioni relativi alle modalità con le quali la scuola è stata raccontata dagli artisti (scrittura, pittura, illustrazione e fumetto, cinema, fotografia) e a materiali scolastici d’uso quotidiano nel passato;
  9. Chi siamo, qui sono indicati gli obiettivi del progetto, i nomi e i contatti dei suoi responsabili e i componenti del gruppo di ricerca annuale. La sezione contiene anche lo statuto e i verbali dell’associazione e alcune informazioni relative a musei tematici e convenzioni con istituti pubblici.

La ricerca è possibile tramite la barra apposita situata in alto a destra. Inoltre, ogni sezione permette di filtrare i risultati ordinandoli per data di aggiornamento, popolarità o in maniera casuale. Il sito è stato aggiornato in maniera continua, con cadenza mensile o più frequentemente, dal 2012. Dal giugno 2023 non sono presenti, però, nuovi articoli.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

Il progetto è nato nell’aprile 2012 con l’istituzione dell’Associazione Museo della Scuola. La sezione Chi siamo reca copia degli atti di fondazione. In un primo tempo, la realizzazione del sito ha seguito un percorso parallelo all’allestimento dell’archivio-museo della scuola di Firenze. Quest’ultimo, infatti, custodisce la maggioranza dei materiali consultabili online. I soci si sono posti l’obiettivo di raccogliere testimonianze, fotografie, filmati, manuali e oggetti scolastici e inserirli in un sito dedicato per rendere questo patrimonio fruibile a un pubblico più vasto ed eterogeneo. In particolare, la versione digitale del museo ha il fine di:

  • promuovere presso le scuole e gli Enti locali le buone pratiche di raccolta e conservazione della documentazione relativa alla storia materiale e alle scelte pedagogico-didattiche nella scuola elementare;
  • formare gli insegnanti alla ricerca storica in ambito scolastico e, più in generale, nei confronti dell’educazione di fanciulli e ragazzi.

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    2
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    2
Qualità grafica, impatto visivo:    2
Rilevanza del tema:    3
Ricchezza dei contenuti:    4
Qualità di apparati descrittivi e guide:    2
Giudizio complessivo:

Il sito è coerente con gli obiettivi dichiarati, per quanto riguarda il proposito di raccogliere e rendere disponibile materiale originale relativo alla scuola. Il linguaggio utilizzato è, nel complesso, semplice e chiaro. Nonostante ciò, sono presenti numerose criticità che ne inficiano l’efficacia complessiva. 

La grafica non è sempre intuitiva. Le sezioni che ospitano il progetto (Didattica, Storia, Memoria e Archivio) non hanno una posizione contigua e non sono evidenziate rispetto alle altre. Inoltre, una porzione considerevole dei materiali inseriti è comune a più categorie. Questa caratteristica genera continue ripetizioni e riproposizioni di contenuti già visualizzati in precedenza. Infine, alcune sezioni del sito presentano testi e immagini sovrapposti o interrotti.

Le funzioni di ricerca sono poco chiare. In particolare, la barra situata in alto nella homepage non è facilmente distinguibile dallo sfondo (è segnalata solo dall’icona a lente) e procede tramite parole chiave reperite prima nel titolo e poi all’interno del testo. Questa modalità rischia di generare risultati poco attinenti. La ricerca per filtri non è comune a tutte le sezioni e alcuni dei campi presenti non sono attivi o portano a pagine non funzionanti.

La legislazione non è inserita con criterio cronologico. Quindi, è necessario avere una buona conoscenza di programmi e decreti per poter percorrere la sezione in modo corretto e reperire le informazioni. Inoltre, non è indicata la possibilità di visualizzare la trascrizione integrale della normativa. Questa funzione si trova all’interno degli articoli ma non evidenziata, oppure al fondo di ogni contributo a grande distanza dal corpo del testo.

Una notevole criticità è costituita dalla struttura delle schede relative a ogni materiale, realizzate senza seguire un criterio preciso. Alcune sono costruite come racconti, altre invece hanno un’impostazione più schematica e presentano solo le notizie fondamentali. Queste differenze si ripercuotono sulla fruizione generale del patrimonio a disposizione, poiché è necessario leggere con attenzione ogni scheda per ricavarne le informazioni e gli eventuali documenti aggiuntivi in formato pdf, spesso nascosti all’interno del testo. Talora gli articoli presentano alcuni link non funzionanti, inseriti in formato esteso e sovrapposti alle immagini.

Un’ulteriore criticità riguarda i contributi relativi alla storia della scuola italiana (analisi della situazione con cadenza quinquennale), inseriti nella sezione Storia. La maggior parte degli articoli presenta una datazione non coerente con l’anno di fondazione del progetto e risalente al 1998.

Il sito del museo digitale ospita anche quello dell’Associazione che ne cura i contenuti. Per questo motivo, alcune funzioni risultano confuse. Un esempio calzante è costituito dalle informazioni di contatto contenute nella sezione Chi siamo. Negli stessi spazi sono ospitati anche riferimenti amministrativi, atti e verbali dell’Associazione, convenzioni e notizie relative ai musei della scuola di Firenze e Firenzuola. È necessario rileggere più volte gli elenchi per filtrare le informazioni corrette.

Un’ultima criticità riguarda parte dei testi riportati nella sezione Memoria. Al suo interno sono inserite alcune testimonianze relative alla quotidianità scolastica. L’archivio, però, non distingue fra racconti inventati e trascrizioni di diari degli insegnanti, mescolando di fatto realtà e fantasia. Le informazioni sulle fonti sono corrette, tuttavia si trovano nella parte finale di ogni articolo. Quindi, è necessario leggere le testimonianze con attenzione o scorrere velocemente i testi per comprenderne la tipologia.

Nel complesso, il progetto permette di reperire materiali originali coerenti con l’obiettivo di conservare e rendere fruibile la memoria storica della scuola primaria. Tuttavia, le difficoltà nel reperire i contenuti non offrono la possibilità di sfruttare pienamente il patrimonio a disposizione e determinano una ricerca non agevole che, talvolta, procede con casualità.

URL: https://www.museodellascuola.it/
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Ilaria Mattiussi
Immagine:
Data della recensione: 8 settembre 2023


Titolo:

NOI PARTIGIANI - Memoriale Della Resistenza Italiana



Temi:

Come enunciato dal titolo stesso del progetto, uno dei temi fondamentali trattati da Noi Partigiani: Memoriale della Resistenza Italiana è proprio quello della memoria, in questo caso, la memoria della resistenza italiana. Nello specifico, il sito web di Noi Partigiani raccoglie e mette a disposizione in formato audiovisivo centinaia di interviste e testimonianze, oggetto delle quali sono i veri e propri protagonisti della resistenza (in certi casi si tratta del racconto dei figli e/o parenti di questi ultimi). Trattandosi di persone molto anziane chiamate a ripercorrere il proprio passato, dai racconti di queste ultime emergono inevitabilmente ulteriori tematiche. Il memoriale, infatti, seppur indirettamente è legato anche ad argomenti più universali quali il ricordo, la nostalgia e il concetto di libertà.

Autori:

L’operazione di raccolta delle testimonianze è stata coordinata dai giornalisti Laura Gnocchi e Gad Lerner. Tuttavia, come si apprende dalla pagina dedicata ai ringraziamenti, il lato pratico del lavoro è stato effettuato da diverse dozzine di persone tra le quali sono menzionati docenti, registi, giornalisti e via dicendo. Si tratta di professionisti non particolarmente conosciuti ma che si ritiene possiedano le competenze necessarie per effettuare un lavoro del genere, in quanto, il prodotto finale risulta soddisfacente. Gran parte di questi, va sottolineato, hanno svolto il presente servizio in qualità di volontari. Si precisa, tuttavia, che il ruolo di Lerner e Gnocchi, come anche quello dei restanti collaboratori, è stato necessario cercarlo in rete in quanto nel sito non viene specificato. 

Non ci si esprime in merito all’obiettività dei contenuti siccome la quasi totalità del memoriale è costituito dalle testimonianze audiovisive dei veri partigiani e che come tali vengono presentate, ovvero come dei racconti. Si è dunque consapevoli che - essendo filtrate dalla memoria - non tutte le frasi pronunciate dai testimoni intervistati restituiscono necessariamente una verità storica assoluta. Inoltre, come evidenziato dal logo in alto a destra, il progetto è stato patrocinato dall’A.N.P.I. Dunque, per quanto concerne obiettività ed autorevolezza, Noi Partigiani - Memoriale Della Resistenza Italiana sembra poggiare su delle buone basi.

Contenuti e fonti:

Nel caso del Memoriale ci si trova di fronte alla peculiare circostanza in cui i contenuti coincidono quasi perfettamente con le fonti, ovvero le testimonianze. Queste ultime, tuttavia, non sono disponibili in formato integrale in quanto sono state alleggerite da alcuni tagli di montaggio. Si tratta ovviamente di un’operazione volta a rendere più fruibile il contenuto. La si ritiene quindi una scelta azzeccata. Ad ogni modo, i contenuti del progetto di digital history in questione possono essere suddivisi sulla base delle modalità con le quali gli autori hanno deciso di renderli disponibili. Sebbene nella gran parte dei casi i contenuti sono sempre gli stessi, sono stati decostruiti e riassemblati in molteplici soluzioni narrative: 

  1. Interviste semi-integrali: si tratta di oltre 600 testimonianze audiovisive rese disponibili già nella landing page. Possono essere visualizzate sulla base dei filtri “REGIONE” e “CATEGORIE” (maschi/femmine) e consistono nel montaggio dei punti salienti delle interviste effettuate.

  1. Le frasi: queste consistono in brevi filmati dalla durata media di quaranta secondi estrapolati dai video delle testimonianze semi-integrali. Esse consistono in una sorta di best of e si presume che siano state selezionate dagli autori del sito web in quanto particolarmente significative. Al momento sono sessanta e sono situate nella pagina del sito denominata per l’appunto “LA FRASE”. L’unica critica che ci si sente di muovere alla pagina in questione è che sarebbe stato opportuno specificare sulla base di quali criteri è stata effettuata la selezione delle frasi. Invece - come in quasi tutte le pagine del progetto - a parte i titoli accostati alle preview delle interviste, non è presente alcun testo.

  1. Ho visto nascere la Repubblica: la pagina in questione consiste in una sorta di sezione tematica dedicata alla nascita della Repubblica italiana all’interno della quale si trovano quattro delle testimonianze semi-integrali. Queste ultime sono state selezionate sulla base del fatto che una parte del racconto degli intervistati è incentrato sul tema in questione. Ci si auspica, quindi, che col tempo il progetto possa allargarsi ulteriormente dando spazio ad ulteriori sezioni tematiche e che queste ultime possano tradursi in nuovi filtri di ricerca (in questo caso, si tratterebbe di filtri tematici). Ad ogni modo, questa pagina soffre dello stesso problema della precedente: per quanto sia facilmente intuibile dal titolo, una breve descrizione del contenuto non avrebbe guastato.

  1. I podcast del Memoriale: in un certo senso, i podcast in questione vanno già nella direzione dei sopracitati filtri tematici. Essi consistono in delle registrazioni audio della durata media di quindici minuti strutturate sulla base di diversi argomenti. Ad esempio, nella registrazione chiamata “Camere di tortura” sono stati condensati diversi “spezzoni” tratti dalle interviste in cui i partigiani si soffermavano sulle sevizie subite. Inoltre, i vari segmenti audio sono introdotti, intervallati e contestualizzati da una voce narrante di cui, però, purtroppo non viene rivelata l’identità. La qualità audio è soddisfacente, come anche l’impostazione grafica ed estetica. 

Questa diversificazione dei medesimi materiali effettuata servendosi delle soluzioni di output più disparate, è un elemento che conferisce al sito del Memoriale un elevato livello di professionalità. La natura variegata del progetto, infatti, contribuisce a spezzare la monotonia rappresentata dalla normale pratica di visualizzazione delle video-interviste. Insomma, in termini generali, sebbene mancante di qualche didascalia chiarificatrice, la risorsa digitale in questione garantisce comunque una fruizione intuitiva ed efficace dei propri contenuti. Inoltre, nella pagina denominata “GLI ARCHIVI”, viene specificato che alle interviste presenti nel Memoriale sono state aggiunte anche testimonianze raccolte negli anni precedenti dall’ANPI, da studiosi, famigliari e attivisti; e che quindi - nelle schede video (c’è n’è una relativa ad ogni intervista) - viene specificato sia l’archivio di provenienza che la data in cui sono state girate. Anche questo aspetto depone a favore del progetto.

Funzionalità:

Vimeo Video Player

In primo luogo, si vuole sottolineare l’eccellente qualità del video player prescelto dagli web designer, ovvero quello della piattaforma di video hosting Vimeo. Il player in questione prevede diverse funzionalità tra cui la possibilità di impostare la risoluzione fino a un massimo di 1080p, attivare la modalità schermo intero e regolare il volume. Inoltre, siccome le interviste sono state montate seguendo una logica di ripartizione in capitoli, il player consente anche di passare da un capitolo all’altro cliccando su un’icona a forma di elenco puntato. Si tratta di una funzionalità utile soprattutto nelle interviste più lunghe. Per di più, a ognuno di questi capitoli è stato associato un breve titolo riassuntivo. Ad esempio, la testimonianza del partigiano Luigino Malinverni è suddivisa in ben dieci capitoli (Presentazione; In azione con le Sap, In montagna, Col moschetto in spalla ecc.). Questo aspetto sottolinea nuovamente la cura impiegata nella realizzazione del sito web. 

Landing page 

Da un punto di vista estetico la landing page ha un forte impatto visivo. Essa consiste in una sorta di fitto collage scorribile composto da dozzine di preview delle testimonianze mescolate senza un ordine preciso. Il fatto che non appena si posizioni il cursore su una delle foto del collage, quest’ultima si ribalti mediante un fluido effetto digitale rivelando il nome della persona raffigurata è l’ennesima prova che il sito è stato progettato con cura. Tuttavia, per quanto il contenuto del Memoriale sia facilmente intuibile dal titolo, non avrebbe guastato inserire qualche riga di testo relativa alla presentazione del progetto. Si tratta di uno dei pochi veri e propri difetti del sito: la home page non è particolarmente chiara. Non specifica effettivamente cosa l’utente può trovarvi all’interno (può sempre e solo intuirlo) e nemmeno quali sono le finalità del progetto da un punto di vista storico e sociale. L’obiettivo è comunque rivelato nella pagina intitolata, per l’appunto, “IL PROGETTO”: “Si tratta di materiali nati in tempi e con tecniche di ripresa molto diverse tra loro, ma uniti alle interviste più recenti dallo stesso intento: mantenere il ricordo e rendere omaggio a chi ha combattuto per la libertà”. Queste semplici righe, con qualche modifica, avrebbero potuto costituire un ottimo “biglietto da visita” da inserire nella landing page. Ad ogni modo, si ritiene opportuno sottolineare che non si tratta di difetti particolarmente gravi. Una pagina dedicata al progetto infatti esiste ed è scritta in modo coerente. 

Struttura del sito e criticità

Nella landing page, in alto a destra, sono presenti due voci: “FILTRI” e “MENU”. È sufficiente posizionarsi sopra di essi con il cursore affinché un popup di grande dimensioni prenda il sopravvento sulla pagina rendendo disponibili una serie di ulteriori opzioni. Essendo particolarmente ampio (occupa praticamente tutta la pagina), il presente menù-popup garantisce totale libertà di movimento con il cursore scongiurando il rischio che quest’ultimo possa scomparire da un momento all’altro. Il menù-popup della voce “FILTRI” consente di circoscrivere la visualizzazione delle interviste semi-integrali sulla base dei seguenti campi: le venti regioni italiane e il sesso degli intervistati. 

Inoltre, nella sezione del sito denominata “ELENCO PARTIGIANI A-Z” è possibile visualizzare l’elenco totale dei partigiani “coinvolti” nel progetto. L’elenco in questione può essere ordinato dalla “A” alla “Z” sia per “nome” che per “cognome”. Si tratta di un registro ben strutturato da un punto di vista grafico: in ogni voce sono presenti una fotografia del partigiano e un pulsante che consente all’utente di essere reindirizzato alla pagina contenente l’intervista. Tuttavia, non è presente un sistema di ricerca che consenta di personalizzare la ricerca compilando autonomamente i campi. L’unico modo per trovare rapidamente un nome specifico - se già lo si conosce - è mediante la search bar posizionata in alto a destra. Il menù-popup relativo alla voce “MENU”, consente invece di accedere alle seguenti pagine del sito:

  • HOME;
  • HO VISTO NASCERE LA REPUBBLICA;
  • I PODCAST DEL MEMORIALE;
  • ELENCO PARTIGIANI A-Z;
  • L’ANPI (contiene un messaggio molto evocativo scritto dal Presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo);
  • IL PROGETTO;
  • GLI ARCHIVI;
  • LA FRASE;
  • RINGRAZIAMENTI;

In fondo alla home page (da scorrere necessariamente servendosi della scrollbar), al termine del collage, sono presenti dei piccoli collegamenti numerici che consentono di proseguire con la visualizzazione delle settecento testimonianze. Ogni foto componente il collage, se cliccata, conduce all’apertura di una pagina popup contenente: il video relativo all’intervista selezionata, nome, data di nascita, nome di battaglia (se presente), ruolo e brigata del partigiano. Anche in questa occasione il sito si dimostra estremamente funzionale da un punto di vista tecnico. Tuttavia, nella landing page è assente un vero e proprio percorso di visualizzazione dei contenuti, al quale si può accedere esclusivamente servendosi dei filtri e di alcune sezioni accessibili mediante il menù. Al momento, come si è constatato, i criteri di organizzazione dei dati contenuti nel database del sito non sono molti. Esistono i podcast, un paio di filtri ma purtroppo una sola categoria tematica vera e propria. Ad ogni modo, considerato che il sito è estremamente recente (Copyright © 2023 Noi, partigiani), ci si auspica che col tempo possa essere arricchito in questo senso. 

Sempre in fondo alla pagina (per essere precisi, in fondo ad ogni pagina), è presente una riga di testo denominata Credits. Qui sono presenti due link (“Info e contatti” e “Progettazione multimediale”) che reindirizzando l’utente a una pagina di invio mail consentono a quest’ultimo di mettersi in contatto con gli autori del progetto. Il sito consente dunque all’utente di inviare un feedback: è quindi efficace anche sul lato comunicativo. 

Si ritiene inoltre opportuno spendere alcune parole in merito alla qualità grafica ed estetica del progetto. La color palette bianco-rosso-nero risulta semplice e gradevole dal punto di vista dell’impatto visivo. Inoltre, sebbene caratterizzate da un’architettura “al limite del minimalismo”, le pagine del sito sono ben equilibrate in quanto le immagini, le preview delle testimonianze ed il testo sono amalgamati in modo intelligente. Tutto questo ha un ottimo impatto sulla user experience: il sito non trasmette né un eccessivo senso di vuoto, né di congestione. I corpi di testo sono sufficientemente ariosi e il font - sia dal punto di vista della dimensione che dello stile - è stato impostato in modo funzionale. Riesce a stimolare l’attenzione. Per di più, va fatto presente, che la visualizzazione del sito tramite smartphone è perfettamente funzionante. In ultima istanza si elencano ulteriori criticità minori, ma pur sempre presenti:

  • Nelle pagine secondarie come “LA FRASE” o “I PODCAST DEL MEMORIALE” non sono presenti pulsanti o link che diano all’utente la possibilità di tornare indietro. Il menu-popup è comunque sempre disponibile per passare da una pagina all’altra. 

  • Non appena si passa dalla home page a una qualsiasi altra pagina, scompare la possibilità di selezionare la voce “filtri”.  

  • L’unico filtro selezionabile che non conduce ad alcun risultato è quello relativo alla regione Friuli Venezia Giulia: non appena ci si clicca sopra compare la scritta “Pagina non trovata - Il link cliccato potrebbe essere non funzionante oppure la pagina è stata rimossa”. Un vero peccato che tra 700 testimonianze raccolte nessuna riguardi un partigiano del Friuli Venezia Giulia.

  • Non viene specificato che le due stringhe di testo componenti il nome del progetto in alto sulla sinistra (“NOI PARTIGIANI” e “Memorie Della Resistenza Italiana”) consistono in due link interni al sito web che riconducono il primo alla landing page, mentre il secondo alla pagina denominata “IL PROGETTO”.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

Gli obiettivi del Memoriale Della Resistenza Italiana vengono chiaramente esplicitati nel testo della sezione “IL PROGETTO”: “l’obiettivo è di raccogliere qui il massimo numero di testimonianze dei protagonisti della Resistenza, comprese le molte rilasciate in precedenza e disseminate in vari archivi”. Si può quindi affermare che gli autori stiano perseguendo l’obiettivo dichiarato alla lettera. Il contenuto del sito coincide con le premesse. Sempre nella stessa pagina viene dichiarato il target di riferimento: “[il memoriale] viene messo a disposizione di tutta la cittadinanza, dei ricercatori storici, ma in special modo dei giovani chiamati a confrontarsi con le scelte di chi, alla loro età, seppe fare la cosa giusta”. Esaustivo anche su questo punto. Tuttavia, non essendo disponibili traduzioni e/o sottotitoli relativi alle testimonianze, si tratta di una risorsa destinata quasi esclusivamente ai madrelingua italiani. 

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    4
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    4
Qualità grafica, impatto visivo:    5
Rilevanza del tema:    5
Ricchezza dei contenuti:    4
Qualità di apparati descrittivi e guide:    2
Giudizio complessivo:

Da un punto di vista sia grafico che tecnico il sito risulta estremamente ben fatto. Gli autori presentano sé stessi e il progetto in modo chiaro e trasparente: gli obiettivi dichiarati sono rispettati e i contenuti sono soddisfacenti sotto quasi ogni punto di vista. Al netto di alcune imprecisioni, si deve tenere conto del fatto che il Memoriale Della Resistenza Italiana è una risorsa ancora in divenire. Si spera dunque che col passare del tempo possa arricchirsi ulteriormente. Ad esempio, in futuro non guasterebbe incrementare le funzionalità di organizzazione e ricerca dei contenuti e aggiungere dei sottotitoli multilingue alle interviste. Si è chiaramente consapevoli del fatto che quest’ultima operazione richiederebbe un lavoro di traduzione e adattamento più che considerevole. Di conseguenza, non si è tenuto conto di questa “mancanza” ai fini della valutazione. Inoltre, si sottolinea nuovamente la significativa quantità e il valore storico delle testimonianze raccolte dal memoriale. In conclusione, ci si sente consigliare caldamente il progetto di digital history in questione a chiunque voglia approfondire la propria conoscenza della Resistenza Italiana.


URL: https://www.noipartigiani.it/
Tipologia:
Firma: Francesco Frattini
Immagine:
Data della recensione: 14 settembre 2023


Titolo:

London Medieval Murder Map (Violence Research Center)

Temi:

Fornire una panoramica dei temi trattati dalla London Medieval Murder Map (LMM Map) rende innanzitutto necessario inquadrare la stessa nell’ambito della ricerca scientifica. Il presente progetto, infatti, va considerato in quanto singolo tassello della più ampia attività del centro per la ricerca interdisciplinare e internazionale sulla violenza dell’istituto di Criminologia dell’Università di Cambridge, ovvero, il Violence Research Center (VRC). Come si evince dalla lettura della “relazione programmatica” rintracciabile nella sezione About us del sito web del VRC, le tematiche sulle quali è imperniato il lavoro dell’istituto riguardano i molteplici aspetti - e le possibili conseguenze - del rapporto dell’uomo con la violenza. Si menzionano In questo senso: la violenza perpetrata dalla criminalità organizzata e dalla polizia; i programmi di prevenzione e valutazione della violenza; il fenomeno del bullismo. Non è un caso, infatti, che la finalità perseguita dal Violence Research Center venga descritta nella medesima pagina come la ricerca sulle cause, la prevenzione e le conseguenze della violenza interpersonale in una varietà di contesti.

Gli studiosi del VRC - quindi anche coloro che hanno preso parte alla realizzazione della LMM Map - sono persuasi che una rigorosa attività di ricerca incentrata sulla storia della violenza e un meticoloso processo di rielaborazione dei dati relativi agli innumerevoli atti di omicidio e aggressione perpetrati nel corso della storia, possano contribuire a rispondere ad alcuni fondamentali quesiti. Quali sono le cause individuali, sociali e biologiche della violenza? Come possiamo prevenire la violenza? Perché i livelli di violenza variano da paese a paese e nel tempo? Ebbene, la London Medieval Murder Map si inserisce in questo variegato contesto focalizzandosi però su un tema nello specifico. Quest’ultimo, molto banalmente, viene rivelato dal titolo stesso del progetto: i casi di omicidio verificatisi nella Londra medievale. Più precisamente, quelli avvenuti tra il 1300 e il 1340. 

Autori:

In primo luogo, va menzionato il professor Manuel Eisner, Wolfson Professor of Criminology presso l’Università di Cambridge, nonché direttore del Cambridge Institute of Criminology (quindi anche del VRC). La London Medieval Murder Map è uno dei progetti più recenti coordinati dal professor Eisner. Non a caso, infatti, nella landing page viene fatto presente che chiunque utilizzi le informazioni contenute nelle pagine dedicate alla LMM Map è tenuto a citare il seguente riferimento: "Eisner, Manuel (2018) Interactive London Medieval Murder Map. University of Cambridge: Institute of Criminology". Nella sezione Acknowledgements del sito web vengono inoltre menzionati il dottor Michael Rice, Birgitte Bruun e Jeremy Ries (ovvero i responsabili della traduzione e dell’adattamento dei testi medievali); Ruth Schmid Eisner e Nora Eisner (preparazione dei dati e processo di geocodificazione); e Sam Barnes di Design Monkey Media che ha realizzato il software per produrre la mappa e l’indice di ricerca. Il sito poggia dunque su basi solide per quanto concerne le personalità coinvolte. Il fatto che il presente gruppo di ricerca - composto tra l’altro da professionisti dei loro rispettivi settori - faccia capo a un’istituzione prestigiosa come l’Università di Cambridge, garantisce presumibilmente un elevato livello di credibilità della ricerca e obiettività dei contenuti. Si può quindi affermare che il sito goda di un buon livello di autorevolezza.

Contenuti e fonti:

Contenuti

I contenuti del progetto possono essere suddivisi in tre parti distinte: 

  1. La London Medieval Murder Map: situata nella landing page, essa costituisce il fulcro del progetto, il risultato della ricerca compiuta sulle fonti primarie analizzate dai ricercatori del VRC, ovvero i Coroners’ Rolls. Essi consistono in una serie di registri compilati dai funzionari medici medievali che all’epoca venivano chiamati a registrare tutti i casi di morti improvvise e/o innaturali. Sulla LMM Map è possibile visualizzare diversi pin (contrassegni) arancioni, ognuno dei quali fa riferimento alla posizione approssimativa di uno dei 142 casi di omicidio avvenuti nella Londra del XIV secolo. Come viene fatto presente nella sezione denominata The Map and Geocoding, sono stati “geocodificati” solo i casi in cui il testo ha permesso di determinare la posizione approssimativa del crimine, dunque 142. Il fatto che gli autori si siano premurati di rendere trasparente il percorso di ricerca e in generale le metodologie utilizzate, è un aspetto estremamente positivo. Inoltre, la sola presenza della Mappa costituisce un ulteriore elemento di pro per il sito web, in quanto - trattandosi di una soluzione di output interattiva - garantisce un maggior coinvolgimento da parte dell’utente. Tuttavia, il GIS (Geographic Information System) in questione, presenta diversi limiti funzionali che saranno approfonditi in seguito quando si parlerà del progetto dal punto di vista delle funzionalità. In questo senso, si anticipa un piccolo esempio: cliccando su un pin si apre immediatamente un popup contenente un riassunto tratto dai Coroners’ Rolls relativi al caso di omicidio selezionato. In primo luogo, va notato che spesso - se il pin si trova nella parte superiore della mappa - il titolo e le prime righe della vicenda presenti sul popup vengono coperte dai filtri relativi al tipo di mappa selezionabile. Inoltre, a differenza dei testi scritti sul corpo principale del sito, le informazioni contenute all’interno dei popup (e che nel sito non sono riscontrabili altrove) non possono essere selezionate e/o copiate con il cursore. Un limite piuttosto fastidioso nel caso in cui, ad esempio, uno studente fosse intenzionato ad inserire alcune parti del testo in questione nella propria tesi.

  1. La sezione del sito denominata “London in the 14th century”: la pagina in questione si pone l’obiettivo di contestualizzare la Londra medievale da un punto di vista storico soffermandosi su quattro elementi specifici introdotti da un sottotitolo in grassetto: 

    • Spatial organisation: Londra era suddivisa in 24 circoscrizioni, ovvero delle unità politiche con un forte livello di autogoverno. Si tratta di una spiegazione propedeutica ad un corretto utilizzo della LMM Map, in quanto uno dei filtri utilizzabili per selezionare gli omicidi visualizzabili sulla mappa fa proprio riferimento ai cosiddetti location ward (reparti, circoscrizioni) come ad esempio Aldersgate, Broad Street, Cornhill e via dicendo. 

    • Markets: come riscontrabile nella mappa, viene spiegato che alcuni di essi erano luogo di concentrazione degli omicidi.

    • Inns of court: luoghi di raccoglimento degli studenti di giurisprudenza. Molti omicidi nella Londra del XIV secolo riguardarono proprio questi ultimi.

    • Occupations and guilds: vengono menzionati in quanto i membri di diverse corporazioni venivano spesso coinvolti come vittime o come carnefici nei casi di omicidio. 

    Questa pagina mette in luce il principale limite contenutistico del progetto: un eccesso di essenzialità. Sebbene le informazioni elencate possano risultare interessanti, queste ultime sembrano tuttavia limitarsi ad esaurirsi in una serie di sintetiche “pillole di conoscenza” poco amalgamate tra loro. Tante piccole informazioni che non riescono a dar vita ad un discorso omogeneo e che non sembrano fornire alcuna informazione che possa veramente arricchire la lettura della mappa. Il “paragrafo” dedicato agli studenti delle Inns of court ad esempio - e che si risolve esclusivamente in due linee di testo - non dice nulla di più rispetto a quanto è stato precedentemente riassunto nel presente elaborato. Un’informazione talmente esigua che si sarebbe potuto tranquillamente inserire nella parte dedicata alla visualizzazione in tabella dei dati derivati dall’analisi dei Coroners’ Rolls

  2. La sezione del sito denominata The historical background: si tratta indubbiamente di una delle pagine più interessanti del sito, in quanto, nel tentativo di rispondere a una serie di quesiti (“quanto era violenta la Londra medievale?”“dove sono avvenuti gli omicidi?”, “Chi erano gli autori?”) non solo consente di visualizzare diverse tabelle derivate dall’analisi dei dati rinvenuti all’interno dei Coroners’ Rolls, ma fornisce anche svariati approfondimenti storici arricchiti da informazioni sempre derivate dai registri dei coroner. La prima tabella, ad esempio, riguarda la frequenza degli omicidi in base al giorno della settimana, la seconda fa la stessa cosa sulla base dell’orario, un’altra ancora prende in considerazione il modus operandi degli assassini e via dicendo. L’unica critica che ci si sente di muovere alla presente sezione è che il titolo della stessa non sembra centrare molto con il contenuto. Si è dell’idea che “Analisi dei dati” sarebbe stata un’opzione più appropriata. Inoltre, constatato il tipo di informazioni contenute in questa sezione, si sarebbe potuto accorpare in un’unica pagina sia The historical background che London in 14th century. Quest’ultima infatti, risente profondamente del confronto con The historical background. Per di più, la minuscola dimensione del font impostata dallo web designer ne risalta la scarna architettura web. Anche la questione del font sarà maggiormente approfondita nella parte della recensione dedicata alle funzionalità del sito.


Fonti

Per quanto concerne le fonti primarie, nella pagina del sito denominata The Coroners’ Rolls and their Significance viene fatto presente che ad oggi sono sopravvissuti solamente nove Coroners’ Rolls relativi alla Londra della prima metà del XIV secolo. Inoltre, viene specificato che otto di questi sono stati pubblicati da R. Sharpe nel 1913, mentre la trascrizione di quello relativo all’anno giudiziario 1315-6 è stata aggiunta successivamente ed è conservata negli archivi metropolitani di Londra. Le fonti secondarie utilizzate per la stesura dei contenuti precedentemente commentati vengono esplicitate al termine di ogni pagina del sito. Sebbene le fonti vengano sempre citate prontamente, il che è un fatto certamente positivo, dal punto di vista dell’organizzazione delle informazioni sarebbe stato più ordinato creare una pagina del sito dedicata esclusivamente a un elenco delle fonti utilizzate. In modo da non rendere necessario andarle a cercare pagina per pagina.

Funzionalità:

Landing page

Prima di commentare i contenuti e la struttura della landing page è necessario fare le dovute premesse: innanzitutto, la London Medieval Murder Map non possiede un proprio dominio personale sul web. Come si può vedere dal suo indirizzo link

https://www.vrc.crim.cam.ac.uk/vrcresearch/london-medieval-murder-map

…il progetto è situato all’interno del sito web del VRC (https://www.vrc.crim.cam.ac.u), che a sua volta “fa capo” a quello dell’Università di Cambridge. Il fatto che la “pagina iniziale” della LMM Map presenti una struttura atipica rispetto alle normali home page è quindi facilmente comprensibile. Ad esempio, nella parte superiore della pagina non possiede alcun tipo di menù orizzontale che consenta di scegliere tra diversi canali di accesso. Un menù di questo genere è invece presente nella landing page del sito da cui ha origine, ovvero quello del Violence Research Center. Ciò nonostante, la pagina principale del progetto ha potuto beneficiare della struttura ereditata dal “sito madre” (quello dell’Università di Cambridge) e che consente a una sezione minore (come quella dedicata alla LMM Map) di possedere un proprio menù per orientarsi all’interno della risorsa specifica in una colonna sulla sinistra. Ma quindi si tratta di una landing page, oppure di qualcos’altro? Si ritiene che la risposta stia nel mezzo, in quanto sebbene conservi alcune delle funzionalità standard di una normale landing page, è comunque eccessivamente povera. Per di più, non è presente alcuno strumento di ricerca che consenta di “indagare” esclusivamente le pagine del progetto. Esiste infatti un’unica minuta search bar in alto a destra, che però consente di cercare solo all’interno del sito dell’Università di Cambridge. In questo senso, si propone il seguente esempio: cercando la parola “knife”, un utente non visualizzerebbe tutti i casi di omicidio avvenuti mediante un coltello, bensì tutti gli articoli prodotti dall’Università contenenti la parola in questione. Inoltre, va fatto presente che raggiungere la sezione dedicata al VRC nel sito dell’Università in questione non è affatto intuitivo. Anzi, senza conoscere i termini esatti, è quasi impossibile da trovare. Ciò non depone certo a favore del sito. Detto questo, per convenzione e praticità, come si è fatto finora, ci si riferirà comunque alla “pagina iniziale” della LMM Map servendosi della locuzione landing page/home page

Struttura del sito e criticità

Il corpo della landing page è costituito quasi interamente dalla LMM Map (GIS), che occupa quasi tutta la pagina. La mappa è posizionata al dì sotto di una breve introduzione relativa al contenuto. È presente inoltre un menù orizzontale contenente i seguenti filtri di ricerca: “victim gender”; “crime scene”; “year”; “weapon” . Non appena il cursore si posa su ciascuno di questi filtri, si apre un menù a tendina contenente diverse caselle da spuntare (ad esempio, sotto la voce weapon, si trovano: “hand”, “long knife”, “sword” ecc.): in modo semplice e intuitivo riducono così i pin sulla mappa circoscrivendo la propria ricerca a un numero minore di risultati in base alle proprie esigenze. Sicuramente si tratta di un elemento funzionale, ma che in una risorsa di questo tipo costituisce il minimo sindacale. Nel menù a sinistra precedentemente menzionato, sono invece presenti sotto forma di elenco i seguenti canali di accesso (si tratta di link che rimandano alle diverse pagine del sito dedicate al progetto). 

  1. How to Use the London Medieval Murder Map.

  2. The Maps and the Geocoding.

  3. The coroners’ Rolls and their Significance.

  4. Acknowledgements.

  5. Terms of Use.

  6. The Historical Background.

  7. London in the 14th century.

L’ordine di successione per il quale si è optato lascia piuttosto perplessi. Generalmente, infatti, le sezioni dedicate ai ringraziamenti e ai termini di utilizzo vengono messe in coda rispetto a pagine più direttamente legate al progetto da un punto di vista contenutistico (come ad esempio The Historical Background). Inoltre, come è già stato fatto presente, sarebbe stato opportuno unificare le ultime due pagine dell’elenco soprastante. Al di sotto della mappa, sono presenti dei link che rimandano a diverse pagine relative al progetto tra cui How to Use the London Medieval Murder Map. Dal punto di vista della user experience si tratta di un vero e proprio passo falso siccome è necessario scorrere la scrollbar fino in fondo per poterle trovare. Nonostante il collegamento alle istruzioni in questione sia comunque presente nel menù/elenco sulla sinistra e nell’introduzione iniziale, si tratta ugualmente di una scelta non troppo condivisibile. Si approfitta infatti dell’occasione per criticare nuovamente la minuscola dimensione del font - a causa della quale - i canali di accesso sulla sinistra faticano ad attrarre l’attenzione dell’utente. Ad ogni modo, il fatto che non sembri un menù è giustificabile se si tiene conto della condizione di dipendenza dal “sito madre” in cui versa la LMM Map. L’impostazione gerarchica comprensibilmente adottata dall’Università di Cambridge purtroppo non consente di fare altrimenti. Detto questo, si elencano alcune ulteriori criticità riscontrate nel corso dell’analisi del sito web:

  • Font size: oltre ai lati negativi già menzionati in questo senso, si fa presente che la presenza di caratteri eccessivamente piccoli può comportare anche ulteriori disguidi come difficoltà nella fruizione dei contenuti da parte di utenti con problemi alla vista e affaticamento degli occhi durante la lettura (la presente critica va comunque estesa all’intero sito web dell’Università di Cambridge). 

  • Pagine “scheletriche”: fatta eccezione di alcuni sottotitoli non viene fatto uso del grassetto o della sottolineatura per evidenziare le parole e/o i concetti più importanti. Inoltre, la maggior parte delle pagine è costituita da scarni elenchi di testo. L’unica eccezione a questo giudizio è riservata alla sezione denominata The historical background in quanto, sebbene nessuna parola venga evidenziata, vi è una più frequente alternanza di elementi grafici diversi (paragrafi di testo, sottotitoli in grassetto, tabelle).

  • L’uso di colori diversi: anche questo problema deriva dalla “dipendenza dal sito madre”. Un sito fatto come si deve dovrebbe servirsi di colori diversi per diversificare la tipologia delle informazioni contenute. Questo allo scopo di innescare nell’utente una serie di meccanismi cognitivi finalizzati ad accentuare il suo livello di attenzione. Tuttavia in questo caso non è possibile, l’unico colore presente è l’arancione, ovvero il colore che l’Università di Cambridge ha scelto di associare al Violence Research Center (la parte del sito relativa a Business and enterprise, ad esempio, invece di colore verde acqua). 

  • Architettura grafica povera e scadente delle pagine web: Per quanto concerne l’architettura web, sarebbe auspicabile che l’esistenza di una pagina dedicata a un determinato argomento/concetto possedesse un quantitativo di informazioni tali da giustificare l’esistenza della stessa. In molti casi, invece, come nella sezione London in the 14th century ciò non avviene. In questo caso, ci si rende conto che sebbene venga specificato che è in programma un ampliamento della pagina, è anche vero che sarebbe stato possibile ovviare a questo problema semplicemente aumentando la dimensione dei caratteri. Tuttavia, come è già stato fatto presente più volte, è stato “ereditato” lo standard grafico del sito principale. 

  • Le immagini: un altro aspetto problematico dal punto di vista “architettonico” è rappresentato dalla collocazione e dalla qualità delle immagini presenti all’inizio di alcune pagine del sito: non solo non sono centrate, ma nemmeno riempiono tutto lo spazio a disposizione. In tutti questi casi, una semplice modifica nel tag html contenente l’immagine in questione avrebbero consentito di ottenere un output diverso e soprattutto più gradevole. Ad esempio sostituendo l’impostazione ispirata al modello standard “in linea con il testo” con una più professionale “testo a capo”.

  • Le due mappe: la London Medieval Murder Map è visualizzabile in due versioni, la Braun and Hogenberg Map e la Historic Towns Trust Map. I dati non cambiano a seconda della mappa, cambia solo l’estetica. La prima è stata realizzata dal cartografo Georg Braun e dal pittore Frans Hogenberg e pubblicata nel 1572; mentre la seconda è stata pubblicata dall’Historic Town Trust nel 1989. Nella landing page c’è molto spazio libero, eppure queste informazioni sono state inserite nella (scarna) sezione The Maps and Geocoding. Una soluzione più interessante sarebbe potuta essere, ad esempio, quella di inserire una didascalia collegata al tipo di mappa selezionata: non appena cambia la mappa, cambia la didascalia. Un lato positivo da menzionare relativo alle mappe è che gli autori ne stanno per inserire di nuove. 

  • Non è presente alcun elenco dei nomi citati: sebbene all’interno dei popup vengano menzionati diversi “personaggi” (tra carnefici e vittime) non esiste alcun elenco o tabella relativo a questi ultimi. 

  • Problemi con il funzionamento del GIS: Se si effettuano più operazioni rapidamente, selezionando e deselezionando i vari campi resi disponibili dai filtri della mappa, anche un dispositivo in ottime condizioni sembra avere difficoltà nel visualizzare le modifiche. È necessario attendere qualche secondo. Affinché termini il “rallentamento” l’unica soluzione sembra essere quella di ricaricare la pagina. A seguito di una serie di tentativi, si è constatato che il rallentamento si verifica dopo la ventesima operazione circa, specialmente nelle ultime due sezioni dedicate all’anno e al luogo degli omicidi (probabilmente perché contengono un maggior numero di campi selezionabili). Il GIS è comunque caratterizzato da un funzionamento piuttosto “sgangherato”. Ad esempio, se mentre si sta visionando il testo di un popup si seleziona un altro pin col cursore, la visualizzazione della LMM Map viene del tutto “sballata”: la finestra digitale si sposta automaticamente in un altro punto della mappa e il nuovo popup si apre ai margini della stessa lasciando però “fuori dall’inquadratura” una porzione dello stesso. È necessario riposizionarsi manualmente con il cursore per visualizzare il testo nella sua interezza. Inoltre, sono disponibili solo tre livelli di zoom

  • Visualizzazione su altri dispositivi: su qualsiasi dispositivo differente da un computer, ad esempio da smartphone, stabilire un’interazione con la LMM Map è praticamente impossibile. Ciò sembra essere dovuto ai già menzionati problemi legati alla visualizzazione dei popup.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

Obiettivi

Per quanto concerne gli obiettivi, va evidenziata la seguente distinzione: esistono degli obiettivi generali perseguiti dal Violence Research Center e degli altri più specifici che sono invece quelli propri della London Medieval Murder Map. Nella landing page della LMM Map è presente una breve - anzi, essenziale - descrizione del progetto che sebbene non pecchi di chiarezza, la si ritiene tuttavia eccessivamente limitata. Essa, ad esempio, non menziona l’esistenza delle tabelle contenute nella sezione London in the 14th century. Al di sotto della mappa sono presenti dei collegamenti a questa sezione, però, come è già stato fatto presente, è necessario scorrere l’intera pagina per trovarli. Ciò comunque non toglie che gli obiettivi specifici siano stati dichiarati e rispettati. Tuttavia, un utente poco informato potrebbe chiedersi: come mai è stata effettuata questa ricerca? Quali sono le finalità da un punto di vista storico-sociale? Ebbene, si ritiene che non avrebbe guastato inserire una pagina relativa alle ragioni d’essere del VRC. D’altro canto però, è comprensibile, siccome ci si trova già all’interno del sito del VRC. Si tratta dell’ennesima problematica rappresentata dal fatto che la London Medieval Murder Map non possieda un proprio dominio. Ci si azzarda dunque a suggerire che forse sarebbe stato più funzionale creare un sito web ad hoc per la risorsa in questione provvisto sì di un link di reindirizzamento al sito dell’Università di Cambridge ma caratterizzato da una propria autonomia. In questo modo si sarebbe quindi potuto inserire uno strumento di ricerca che avrebbe preso in considerazione esclusivamente i contenuti relativi alla LMM Map

Pubblico di riferimento

Sebbene uno specifico target di riferimento non venga esplicitamente dichiarato, si ritiene che - nonostante la propria natura specifica - la LMM Map possa costituire un interessante approfondimento per un pubblico generalista. Questi ultimi, magari spinti dalla curiosità, si troveranno di fronte a una serie di informazioni che grazie alla semplicità del linguaggio utilizzato e all’essenzialità strutturale caratterizzante il progetto, avranno la possibilità di accedere e comprendere dati storici fuori dall’ordinario. Ciò non toglie che le criticità funzionali di cui sopra potrebbero comunque inficiarne l’esperienza interattiva. Gli utenti più informati (studenti di storia inglese, altri ricercatori), potranno invece beneficiare dei risultati del lavoro di analisi e condensazione dei dati compiuto su fonti primarie dai ricercatori del VRC. Ciò potrebbe risultare utile in quanto, così rielaborati, i dati desunti dai Coroners’ Rolls costituiscono una sintesi efficace di quelle che erano le modalità, il genere delle vittime e degli assalitori degli omicidi avvenuti a Londra nella prima metà del XIV secolo.

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    2
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    3
Qualità grafica, impatto visivo:    2
Rilevanza del tema:    2
Ricchezza dei contenuti:    3
Qualità di apparati descrittivi e guide:    3
Giudizio complessivo:

Sebbene la natura “derivativa” (rispetto al VRC) del presente progetto di Digital History abbia reso più complesso il processo di valutazione del sito, si è comunque riusciti a trarre delle conclusioni obiettive. In primo luogo, va fatto presente che la London Medieval Murder Map - approdata sul web nel 2018 (Copyright © and Database Right 2018-2022 Violence Research Centre, University of Cambridge) - è ancora in fase di sviluppo. Come specificato dall’avviso arancione “UPDATE!” (presente in tutte le pagine del progetto) a breve saranno create ed inserite due nuove mappe: quella di Oxford e quella di York. Il lancio dell’aggiornamento in questione è previsto sul sito Eventbrite il 28 settembre 2023 alle ore 18:15. Ci si auspica quindi che il sito possa solo che guadagnarci dal presente arricchimento contenutistico. Tuttavia, come si è intuito nel corso della recensione, la London Medieval Murder Map è una risorsa tutt’altro che perfetta. Soprattutto dal punto di vista grafico e delle funzionalità. L’impostazione estetica e strutturale del sito non è particolarmente intuitiva, mentre la scelta della dimensione e lo stile non diversificato del font rischiano di dissuadere l’utente da una lettura prolungata. È quindi caratterizzato da un’architettura web arretrata e tutt’altro che performante nell’ottica della user experience. Questo a prescindere dai contenuti. Il lavoro dei ricercatori di Cambridge è stato indubbiamente condotto con la cura e la professionalità che ci si attende da un’istituzione di tale prestigio. Tuttavia, il risultato finale si sarebbe probabilmente meritato un output più dignitoso. Le fonti sono citate puntualmente e l’obiettivo specifico dichiarato dalla landing page viene rispettato. In ultima istanza, nonostante l’amaro in bocca lasciato dalla consapevolezza che realtà decisamente meno autorevoli di Cambridge abbiano prodotto risultati obiettivamente più funzionali, non ci si sente comunque di bocciare il progetto sotto ogni punto di vista. Ciò non toglie, che da una risorsa nata e sviluppatasi negli ultimi cinque anni - almeno da un punto di vista funzionale - ci si sarebbe potuti aspettare di meglio. 

URL: https://www.vrc.crim.cam.ac.uk/vrcresearch/london-medieval-murder-map
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Francesco Frattini
Immagine:
Data della recensione: 14 settembre 2023


Titolo:

Southwell & Nottingham Church History Project

Temi:

Il progetto offre un database in continuo aggiornamento che raccoglie informazioni su oltre 400 siti d’interesse religioso ubicati nella Diocesi di Southwell e Nottingham. Le chiese proposte sono analizzabili una ad una tramite letture specifiche che le trattano sotto molteplici aspetti, dalle loro storie e ubicazioni alle loro architetture e valenze artistiche, e si possono visualizzare attraverso una ricca fornitura di fotografie storiche e di particolari artistici e monumentali. Nella Home page è esplicato che non vengono trattati temi riguardanti ricerche personali di storia familiare, registri parrocchiali e lapidi funerarie.


Autori:

Il progetto nasce dal desiderio di John Severn di creare un database affidabile di informazioni storiche su tutte le chiese della diocesi di Southwell e Nottingham in modo da mantenere viva la memoria storica e spirituale della regione. Viene coordinato da un team formato dal “Comitato consultivo diocesano per la cura delle chiese” (D.A.C.) e dall'Università di Nottingham. I membri del D.A.C. hanno competenze e conoscenze professionali di architettura, archeologia, restauro o liturgia, nonché potere decisionale, in quanto qualsiasi proposta di modifica di un edificio ecclesiastico deve essere presentata e accettata dal Comitato, istituzione che, assieme al Cancelliere della Diocesi, mira alla valorizzazione della missione di ogni singola chiesa e al rispetto del suo patrimonio. Il Team è composto da: il Presidente del gruppo di ricerca Dr John Beckett e l’archeologo Dr Christopher Brooke, redattori di storia e professori nel Dipartimento di Storia presso l’Università di Nottingham, l’amministratrice Janice Avery, il Presidente del DAC reverendo Bronwen Gamble con il Segretario Jonathan Pickett e la Webmaster Andy Nicholson, succeduta dal 2020 al Reverendo Dr David Harper, fondatore del Sito Web. Nella sezione People è possibile contattare gli autori e scorrere l’elenco di tutti gli esperti, ricercatori volontari e fotografi che collaborano e hanno collaborato negli anni per l’arricchimento del progetto.


Contenuti e fonti:

Attualmente le chiese che si presentano con tutte le voci di approfondimento disponibili sono 319, di cui 245 chiese attive e 74 ex chiese/siti di culto. Altre 30 chiese/siti sono forniti di voci parzialmente completate, mentre 52 offrono solo un’introduzione storica generale. 5 chiese/siti non hanno ancora nessuna una voce, ma oggigiorno sono oggetto di ricerca.

Il Sito Web si apre nella sua Home page, che suggerisce la fruizione degli Indici alfabetico e geografico di tutte le chiese analizzate ed espone brevemente il contenuto del progetto. Anche accedendo alla sezione Index si possono ricercare le chiese attraverso gli indici. Per quanto riguarda quello alfabetico, compaiono tutte le lettere dell’alfabeto inglese con la possibilità di visionare l’elenco delle chiese aventi come lettera iniziale dell’intitolazione quella alfabetica selezionata con il cursore. Da ogni elenco, cliccando la voce di una determinata chiesa, si accede alla sua pagina d’introduzione dove si possono trovare nella Sidebar a sinistra le voci relative alla chiesa stessa. Se l’approfondimento è completo, allora queste saranno le seguenti 18: Introduction; Location; History; Archaeology; Fittings (esamina delle caratteristiche principali); Glass (esamina delle vetrate); Organ (esamina dell’organo); Bells (esamina delle campane); Clock (esamina dell’orologio campanile); Stonework (esamina del materiale di costruzione); Monuments; War Memorial; Churchyard (esamina del sagrado e del cimitero); References; Pictures; Plans; Listing Description (schedatura ufficiale delle componenti strutturali); List of Incumbents (lista dei rettori della chiesa, dal più antico), Parish page (rimando alla pagina internet della parrocchia). Ognuna di queste voci, se completa, porta ad uno studio specifico affiancato da fotografie, cartine, piante storiche. Nella voce Reference vi sono elencate le fonti da cui sono state ricavate le informazioni per ogni singolo studio della determinata chiesa. Se si vuole ricercare una chiesa tramite l’indice geografico, ci si può muovere con il cursore sulla mappa stilizzata della Diocesi fino a trovare il rispettivo segnaposto. Una volta cliccato, si apre la pagina d’introduzione della determinata chiesa.

Nella Header del Sito Web sono collocati la barra di ricerca e il menù, con le seguenti sezioni oltre alla Home e alla Index: About (in cui vengono dichiarati gli obbiettivi del progetto), People (in cui si trova l’elenco degli autori e collaboratori del progetto), What's new (in cui vi è la lista in ordine cronologico dal più recente al più vecchio di tutti gli aggiornamenti e le modifiche apportati al progetto in generale e agli studi specifici di ogni chiesa), Resources (dove si trova un elenco di riferimenti File, Siti web, Documenti on-line, Collezioni di documenti storici con cataloghi on-line e altre Risorse utili a chiunque desideri effettuare ricerche sulla storia delle chiese, in particolare quelle nella diocesi di Southwell e Nottingham).

Nella Sidebar della Home page sono riportate le seguenti sezioni: Thanks (dove vengono ringraziati i finanziatori e sostenitori del progetto, tra i più importanti l'Heritage Lottery Fund, Il Fondo Marc Fitch, La Thoroton Society del Nottinghamshire, L'Università di Nottingham, La diocesi di Southwell e Nottingham, Il British Geological Survey), History (dove viene descritta la nascita e l’evoluzione del progetto), The DAC (in cui viene spiegata l’attività del Comitato consultivo diocesano per la cura delle chiese), Coat of Arms (in cui vi è una digressione sull’araldica riguardante lo stemma della Diocesi), Statistics (dove vengono esposte una tabella indicante tutti i dati presenti nel Sito Web, 25,691 totali tra pagine, fotografie, disegni e inserimenti, e una tabella con tutte le visite mensili al Sito sia da dispositivi mobili sia da pc), Education resources (il grosso finanziamento del 2008 da parte della Heritage Lottery ha consentito al progetto di espandersi sia nell'istruzione che nel turismo dando vita al progetto Open Churches. In questa sezione si trovano informazioni sull’attività di questo nuovo progetto, come creazione di materiali educativi per le scuole – schede cartacee e DVD - e iniziative per rendere le chiese della Diocesi più accessibili ai turisti, ai pellegrini e alla popolazione locale). Nel Footer sono esposti i loghi dei maggiori finanziatori.


Funzionalità:

La scelta dell’architettura e della grafica del sito appare molto semplice e basica, infatti non sono presenti slider, carousel, o landing page che catturino subito l’attenzione e quindi l’interesse del visitatore. Anche il cuore del Sito Web, l’indice geografico delle chiese, non presenta particolari o elaborate animazioni visive e nemmeno vivacità cromatica, la mappa risulta quindi stilizzata e basilare. L’idea è in ogni caso originale e molto funzionale a scopo di ricerca, in quanto l’indice è accompagnato da una legenda che permette di identificare in modo chiaro quali chiese presentano molti approfondimenti e quali pochi. Inoltre, se un segnaposto sulla mappa viene toccato dal cursore, si apre automaticamente un pop up con una rapida anteprima della rispettiva chiesa, e una volta cliccato porta alla pagina d’introduzione della stessa chiesa. Ciò rende più veloce l’accesso alle pagine delle chiese poiché risparmia sul digitare i loro titoli, cosa invece necessaria se si vuole sfruttare la barra di ricerca. In aggiunta, la mappatura consente di cogliere una buona visione d’insieme della distribuzione delle chiese nella Diocesi, nonché di notare la ricca quantità di chiese analizzabili. Per quanto riguarda la mobilità nel sito, ogni pagina presenta sia nella slidebar che nel footer tutte le voci che rimandano alle altre sezioni e all’indice delle chiese. Il punto di forza del progetto è sicuramente l’esaustività degli approfondimenti nella maggior parte delle chiese, ma anche l’impressione di competenza e affidabilità. Infatti navigando nelle sezioni emergono la professionalità, l’autorità e la presenza importante del project team nel territorio locale, che viene sostenuto da molteplici istituzioni e ricercatori che mantengono attivo e aggiornato il Sito. Di fatti l’ultimo aggiornamento è del 6 agosto 2023. Il progetto non offre i contenuti in altre lingue oltre all’inglese.


Obiettivi e pubblico di riferimento:

L’obbiettivo del progetto è ben esposto nella sezione About e mira al continuo arricchimento del database di informazioni sulle chiese/ex chiese/siti religiosi della Diocesi di Southwell e Nottingham, ad aiutare le persone locali ad apprezzare i propri edifici ecclesiastici fornendo opuscoli e informazioni a visitatori e turisti, a fornire informazioni e consigli ad architetti, archeologi e restauratori  per una collaborazione sulla manutenzione e sul miglioramento delle chiese, a promuovere gli edifici ecclesiastici come risorse per le scuole e le università. Il sito quindi vuole essere aperto ad ogni tipo di pubblico, dal ricercatore al visitatore curioso, fino alle scolaresche.

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    4
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    3
Qualità grafica, impatto visivo:    2
Rilevanza del tema:    4
Ricchezza dei contenuti:    5
Qualità di apparati descrittivi e guide:    3
Giudizio complessivo:

Il sito Web propone molti contenuti chiari, approfonditi e ricercabili tramite un sistema innovativo quale l’indice geografico, ma a mio parere sfrutta poco le potenzialità che offre il digitale per catturare l’attenzione del visitatore. Sono del tutto assenti animazioni, vivacità cromatiche e tecnologie che catturino l’interesse e che mantengano alta la concentrazione durante la lettura degli approfondimenti. Trovo obsoleto il supporto al testo tramite fotografie di piccole dimensioni e che non rendono la dimensione dell’oggetto fotografato. Considerando i temi trattati e l’obbiettivo di promuovere il turismo, una tecnologia di cui il progetto si potrebbe avvalere è sicuramente la fotografia 360°Visio, che permetterebbe all’utente di compiere un immersivo tour virtuale all’interno degli edifici religiosi trattati.

URL: https://southwellchurches.nottingham.ac.uk/_main/hindex.php
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Damiano Barducci
Immagine:
Data della recensione: 14 settembre 2023


Titolo:

Sguardi Globali. Mappe olandesi, spagnole e portoghesi nelle collezioni del granduca Cosimo III de'Medici.


Temi:

Il Portale Web è un supporto digitale al volume Sguardi globali. Mappe olandesi, spagnole e portoghesi nelle collezioni del granduca Cosimo III de’ Medici, A. Cattaneo e S. Corbellini, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2019.  Si propone di presentare la riproduzione a colori di tutta la collezione delle Carte di Castello, ovvero le 82 carte comprate da Cosimo III, durante i suoi viaggi, che decorarono le stanze della villa medicea di Castello nei pressi di Firenze, dalla fine del Settecento fino all’arrivo nel 1921 alla Biblioteca Medicea Laurenziana. Le riproduzioni sono accompagnate ciascuna da una descrizione e un’analisi testuale, con la traduzione in italiano e inglese dei titoli dall’olandese, spagnolo e portoghese, ma soprattutto dalla geolocalizzazione dei singoli luoghi e regioni rappresentati nelle Carte.

Autori:

Il Portale Web, nonché il volume, sono il frutto di un progetto scientifico ideato da Angelo Cattaneo e Sabrina Corbellini e che unisce in un Consorzio conoscenze e competenze messe a disposizione dalla Biblioteca Medicea Laurenziana, dall’Istituto Olandese di Storia dell’Arte (NIKI-Nederlands Interuniversitair Kunsthistorisch Instituut), dall’Università di Groningen, dal CHAM-Centro de Humanidades della Faculdade de Ciências Sociais e Humanas nella Universidade Nova de Lisboa (NOVA\FCSH), dall’Accademia della Crusca, dal Centro Interuniversitario di Studi di Storia Globale GLOBHIS (Università di Firenze, Trieste, Piemonte Orientale e Tuscia), dal Polo Museale della Toscana e dall’Archivio di Stato di Firenze. È stata necessaria questa collaborazione multiculturale e multimediale di tutti gli istituti sopraelencati per poter studiare e valorizzare il patrimonio culturale comune, olandese, portoghese e fiorentino dato dalle Carte. Il Sito Web è stato progettato da Floris Uithof e Sylvia de Boer.


Contenuti e fonti:

il Sito si apre nella Home page, vi è una header semplice che contiene il titolo del progetto ma nessuna sezione o barra di ricerca. Il corpo della pagina è interamente occupato da una mappa geografica mondiale satellitare che sfrutta la libreria per mappe interattive JavaScript open source Leaflet. Ciascun segnaposto che si visualizza sulla mappa corrisponde quindi ad una località georeferenziata presente in una precisa Carta del corpus di Castello. La legenda permette di capire la provenienza delle carte storiche: il segnaposto è verde se riferito ad una località rappresentata da una Carta olandese, rosso se portoghese, blu se spagnola e giallo se l’origine della carta è sconosciuta. Cliccando con il cursore un segnaposto, la schermata si divide in due: a sinistra appare l’ingrandimento della mappa satellitare sulla località corrispondente al segnaposto, mentre a destra si apre una finestra con la cartina storica rappresentante la stessa località, titolata sia nella lingua originale che tradotta in italiano. Nella finestra vengono segnalati la sua misurazione in cm e il rimando ad una pagina in pdf riguardante la sua descrizione con una riflessione puntuale sul significato della località rappresentata e sul suo ruolo nelle reti economiche globali e nella storia-mondo dell’epoca premoderna. Ogni Carta è visualizzabile sia con la lente di ingrandimento digitale sia a schermo intero. Le icone fisse presenti sul lato sinistro dello schermo permettono di ingrandire/rimpicciolire la mappa satellitare o di accedere a delle sezioni. L’icona Home permette di far tornare la mappa satellitare alla visuale di partenza, l’icona elencata porta a tutte le Carte visualizzabili elencate in ordine alfabetico, l’icona Info permette di leggere una piccola introduzione sui viaggi di Cosimo III e sul progetto “Sguardi Globali” con la possibilità di aprire in pdf un’introduzione più accurata. L’icona Saggi e Diari di Viaggi apre a rimandi dei seguenti documenti in pdf: “Cosimo III alla scoperta dei Paesi Bassi (1667–1668)” di Sabrina Corbellini, “Cosimo III e il mondo globale di metà Seicento attraverso la collezione delle Carte di Castello” di Angelo Cattaneo, “Le carte di Cosimo III de' Medici nella Villa di Castello” di Ilaria Giannotti, “Le Carte di Castello nella Biblioteca Medicea Laurenziana” di Anna Rita Fantoni. Questi saggi presentano la personalità di Cosimo III e il suo interesse per la cosmografia e la collezione di materiale cartografico, descrivono le fonti e le tappe fondamentali del suo viaggio nei Paesi Bassi e ricostruiscono la presenza della collezione cartografica acquistata nei Paesi Bassi e in Portogallo nella Villa Medicea di Castello. I contenuti di tutti i pdf sono stampe digitalizzate delle pagine del volume Sguardi Globali.

Nel footer del Sito sono presenti i rimandi alle pagine dei principali sostenitori del progetto. Il sito ha consentito di inserire il corpus delle Carte di Castello nel più vasto repertorio digitale dell’Atlas of Mutual Heritage (<http://www.atlasofmutualheritage.nl/en/>). Il portale web Atlas of Mutual Heritage è stato una fonte e un modello molto importante per lo sviluppo della ricerca.


Funzionalità:

La struttura del sito è semplice e permette di fruire al meglio le informazioni del sito, progettato per mettere in risalto la sua caratteristica distintiva, ovvero la mappa satellitare personalizzata con le Carte georeferenziate. Le finestre delle Carte che si aprono senza coprire interamente lo schermo sono pensate appositamente per far balzare all’occhio i cambiamenti secolari delle singole località, mettendo a paragone le loro morfologie, da una parte contemporanee e viste dal satellite, ma dall’altra rappresentate e filtrate attraverso le varie culture d’epoca moderna.


Obiettivi e pubblico di riferimento:

Nel pdf della sezione Info si riscontra che questo progetto, collocandosi nella prospettiva di rinnovamento storiografico dell’epoca moderna, può contribuire a comprendere e contestualizzare la figura di Cosimo III, nonché alcune delle sue iniziative volte a promuovere un approccio culturale ed economico più ambizioso e internazionale. Attraverso le lenti della cartografia e vedutistica coloniale olandese, portoghese e spagnola raccolte nella collezione cartografica di Cosimo III, si vuole ricostruire la formazione del mondo globale, nel senso specifico di interconnesso, di metà Seicento e si rivela in modo icastico la cospicua circolazione di uomini e saperi tra Olanda, Portogallo e Toscana nel corso dell'età moderna. Il Sito è aperto ad ogni tipo di pubblico che si dimostra interessato al tema e si offre all’utenza sia in lingua italiana che inglese.


Architettura web, chiarezza, navigabilità:    5
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    5
Qualità grafica, impatto visivo:    5
Rilevanza del tema:    5
Ricchezza dei contenuti:    5
Qualità di apparati descrittivi e guide:    5
Giudizio complessivo:

Il sito gode di buona navigabilità, la mappa georeferenziata è ricca di dettagli grazie alla visione satellitare e rende accattivante la ricerca dei contenuti. Le stampe digitalizzate delle Carte sono di ottima qualità e gli approfondimenti descrittivi presentano informazioni di rilievo e di puntuale competenza. In generale la visita a questo sito invoglia positivamente l’utente alla lettura del volume cartaceo.


URL: https://theglobaleye.org/index_IT.html
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Damiano Barducci
Immagine:
Data della recensione: 15 settembre 2023


Titolo:
Engineering Historical Memory
Temi:

Fornire l'accesso a fonti primarie e secondarie riferite al continente eurasiatico per il periodo compreso tra il 1100 e il 1500 attraverso un metodo ibrido umano/digitale che permetta di superare le barriere linguistiche poste dai documenti e implementando le tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning all'attività umana preliminare degli esperti in un'ottica interdisciplinare, con l'azione combinata di algoritmi che rendano accessibile il materiale presente nell'aggregatore in un modo analitico, sintetico, esplorativo ed aggregativo.

Autori:

Il progetto nasce dall'idea del Dr Andrea Nanetti dell'Università di Bologna che ha ideato e iniziato a teorizzare la nascita di EHM (Engineering Historical Memory) nel 2007. I principali enti che supportano il progetto sono le universitaà di Bologna, Venezia (Ca' Foscari) e Firenze, oltre al ministero dell'istruzione di Singapore. Dal punto di vista di architettura informatica hanno partecipato al progetto Meduproject Srl (società spin-off dell'università di Bologna, Microsoft Resarch, Microsoft Azure for Research, NTU Singapore, Digimagic Pte Ltd, Techno India NJR, Taylor & Francis, SenticNet.


Trattandosi di un progetto che pone l'accento sulla partecipazione pubblica, gli autori sono diversi e non sempre facilmente identificabili in termini di autorevolezza. Dal menù a tendina è possibile accedere a una pagina dedicata al gruppo di ricercatori, che rimanda a una pagina interattiva quadripartita che non permette di identificare chiaramente i ruoli dei diversi membri del team.


Le schede di archivio di manoscritti, codici miniati, mappe e altre fonti sono dettagliate e ricche di riferimenti autorevoli, ma la partecipazione di diversi enti universitari si mescola a collegamenti a pagine di pubblico dominio, e dall'autorevolezza non sempre valida o riconosciuta come Wikipedia.

Contatti presenti in forma di maschera da compilare e link esterno alla pagina personale LinkedIn dell'autore del progetto.

Contenuti e fonti:

Il sito mira a offrire e testare un processo epistemologico innovativo per digitalizzare e rendere disponibili dati storici visuali in forma digitalizzata e testuale (resoconti di viaggio, cronache, codici miniati, documenti di archivio, oltre a mappe storiche e dipinti). Le mappe storiche offrono la possibilità di accedere a strumenti infografici che permettono di confrontarle con moderne mappe satellitari interattive, e i testi sono presentati con un'interfaccia interattiva e densa di collegamenti (traduzioni, riferimenti alla collocazione del manoscritto con indicazioni inerenti a datazione, edizione critica e dati dettagliati riguardanti gli esperti e storici che si stanno occupando di eventuali ricerche).


Tale interfaccia, che rimanda a una pagina quadripartita dove si può accedere al testo o immagine digitalizzata della fonte, alla sua scheda di archivio e alla sua collocazione geografica, prevede anche un collegamento a una pagina Wikipedia inerente alla fonte, che combacia con l'idea della risorsa che vuole essere accessibile anche alla collettività (general public) ma stona con la necessità di riferimenti autorevoli per gli studiosi specialisti.


In quanto lavoro che si autodefinisce work-in-progress, la quantità di fonti accessibili allo stato attuale è oggettivamente scarsa e non articolata in modo tematicamente efficace.


Funzionalità:

La landing page presenta un'interfaccia all'apparenza immediata e oggettivamente accattivante, offrendo un rimando immediato ai diversi contenuti suddivisi per tema (mappe dell'Eurasia, racconti di viaggio, cronache, codici miniati, siti archeologici, documenti di archivio, dipinti, incubatore EHM), ma manca un sistema di ricerca efficace che ne agevoli la consultazione.


Le singole pagine presentano funzioni interattive di ricerca che talvolta sono carenti o poco chiare, efficace l'utilizzo di GIS che permettano di confrontare mappe satellitari contemporanee con le cartografie storiche presenti, ma poco funzionali nel momento in cui gli stessi rimandi GIS sono legati a fonti documentarie o archivi di viaggio.


Dichiaratamente un work-in-progress, diverse funzionalità sono evidentemente lacunose in parte anche a causa dell'oggettiva scarsità delle fonti documentarie per alcune voci (in particolare quella relativa ai dipinti, ai siti archeologici e alla voce “documenti di archivio”).


L'interattività, ben implementata per alcune voci, è invece molto carente in altre.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

EHM si propone come obiettivo di offrire e testare processo epistemologico innovativo per “distillare” visualmente dati storici senza imporre una precisa narrazione.


In altre parole vuole essere uno strumento di investigazione per specialisti (storici, archeologi, bibliotecari, archivisti, curatori museali) per accedere a fonti primarie e secondarie “pure” senza che vengano inquadrate da alcuna narrazione storiografica.


Il pubblico di riferimento esplicitamente indicato include quindi specialisti del mondo storico-accademico ma anche un pubblico generale (tra cui studenti e storici amatoriali) per il quale però le fonti però sono oggettivamente poco accessibili.


Architettura web, chiarezza, navigabilità:    3
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    2
Qualità grafica, impatto visivo:    3
Rilevanza del tema:    4
Ricchezza dei contenuti:    2
Qualità di apparati descrittivi e guide:    3
Giudizio complessivo:

Tenendo conto che si tratta di un work in progress EHM è sicuramente promettente, come dimostrato anche dai risultati ottenuti a livello di riconoscimento internazionale (tra i finalisti di Science Breakthrough of the Year nel 2021 e tra i vincitori del GLAMi Award 2021, nella sezione “risorse per studiosi e ricercatori”) ma allo stato attuale non soddisfa accuratamente gli obiettivi che si pone.


Le fonti sono oggettivamente poche, alcune non accessibili, presumibilmente perché ancora in fase di caricamento.


Manca uno strumento di ricerca complessivo che permetta di risalire alle fonti a cui si vuole attingere, ed è necessario entrare in ogni singola sottosezione per usufruire delle funzionalità metatestuali delle singole fonti.


In particolare, il superamento delle barriere linguistiche non è propriamente raggiunto, in quanto EHM è manchevole della funzionalità di scelta linguistica: il sito è infatti interamente organizzato in lingua inglese, che per quanto sia una lingua franca accademica, rischia di non permettere a parte del pubblico designato (ovvero studenti, pubblico generale, non esperti) di fruirne, a meno di non servirsi di applicazioni web esterne di traduzione automatica.


La pecca principale di EHM è forse proprio aver inserito nel proprio target il grande pubblico, che oggettivamente non potrebbe che avere grosse difficoltà a reperire le informazioni presenti. Estremamente positivo invece il fatto di poter accedere a fonti storiche diversamente non accessibili con facilità.

URL: https://engineeringhistoricalmemory.com/
Tipologia: Pubblicazione di fonti primarie
Pubblicazione di fonti secondarie
Firma: Yasmine Silvestri
Immagine:
Data della recensione: 20 settembre 2023


Titolo:

VASARI – Valorizzazione Smart del patrimonio Artistico delle città Italiane

Temi:

VASARI, come da acronimo, si pone come obiettivo la valorizzazione smart del patrimoni artistico delle città italiane, in particolare Bari, L'Aquila, Palermo, Salerno e Matera.



L'idea è di mettere a sistema le recenti innovazioni tecnologiche digitali per offrire una nuova prospettiva per lo sviluppo delle attività di valorizzazione, fruizione e gestione delle opere d'arte museali e a cielo aperto, fornendo un approccio multidiscipinare tra arte e tecnologia per offrire un modo innovativo di fruire del patrimonio culturale e amplificare il messaggio culturale dello stesso, offrendo un progetto di ricerca in lina con l'avviso MIUR n 1735/2017 e con la Strategia Europea H2020-SC6 per la costruzione di una comune identità culturale europea per ridurre le barrirere.

Autori:

Il progetto è promosso e attuato da diverse imprese legate al turismo e al patrimonio culturale, oltre che dalle università di Milano, Salerno, Molise, Bari, L'Aquila, Palermo e Sannio di Benevento.


I diversi autori non sono immediatamente identificabili in una sezione dedicata, ma si trovano riferimenti ai diversi professori, politici, direttori museali o personale implicato all'interno dell'industria del turismo culturale nella sottosezione “interviste”. L'autorevolezza degli autori è quindi mista, in quanto, per quanto facilmente riconducibile nel caso di docenti universitari, è meno verificabile negli altri casi.

 

Nella fattispecie, le imprese legate alla promozione e attuazione del progetto sono SANITER REPLY S.p.A., @Cult S.r.l., Officine Rimbaldi S.r.l., ILLOGIC Sr.l., HERITAGE S.r.l., Risorse S.r.l., DATABENC S.c.a.r.l., Consorzio.n Interuniversitario Nazionale per l'informatica.


A fondo pagina è presente una mail di contatto generica.

Contenuti e fonti:

Il sito presenta contenuti interattivi (tour virtuali, documentari, proposte di itinerario culturale) per le città di Bari, L'Aquila, Palermo, Salerno, Matera.


I documentari sono accattivanti e offrono informazioni rilevanti in lingua italiana con sottotitoli in inglese correttamente tradotti, i tour virtuali consistono in una serie di immagini ruotabili in tutte le direzioni che permettono parzialmente di seguire determinati itinerari a partire da una mappa della città. 


Le fonti in sé e per sé sono tuttavia oggettivamente non molte, limitandosi a descrizioni in lingua inglese di alcuni tra i siti culturali proposti. Si rileva inoltre un presumibile errore di collegamento ipertestuale in quanto a prescindere dalla città scelta e dal sito che si vuole visitare, il rimando è sempre all'itineario Napoli sottosopra.

Funzionalità:

La landing page si presenta molto accattivante e all'apparenza semplice, ben fruibile anche da smartphone. I documentari e il gioco interattivo si dimostrano in linea con la scelta di parte del pubblico di riferimento (che comprende adolescenti e esperti).


Le funzionalità interattive non sono verificabili in quanto necessiterebbero di visita in loco e utilizzo dei QR code mediante l'applicazione consigliata e purtroppo molte funzionalità sono oggettivamente più estetiche che di sostanza.


I punti della mappa proposta per il tour a 360° non sono sempre attivi e gli itinerari sono talvolta poco fruibili a livello virtuale.

Obiettivi e pubblico di riferimento:

VASARI si pone come obiettivo rendere fruibile il patrimonio culturale delle città italiane attraverso la moderna tecnologia, avendo come pubblico di riferimento adolescenti ed esperti. Sicuramente dalla grafica e funzionalità accattivanti per un adolescente (per quanto il gioco interattivo potrebbe non rientrare tra le preferenze di questo pubblico di riferimento) il sito è purtroppo carente a livello informativo per un pubblico di esperti.


I documentari sono oggettivamente ben strutturati e con una chiara impronta legata alla promozione del turismo culturale e presentano sottotitoli in lingua italiana per non udenti e in lingua inglese accuratamente tradotti. Lo stesso non si può purtroppo dire per le interviste, che per quanto ben strutturate, offrono una funzionalità di sottotitoli in inglese autogenerati che propongono testi totalmente incongruenti in quanto creati a partire da una narrazione in lingua italiana.

Architettura web, chiarezza, navigabilità:    3
Accessibilità e ricercabilità dei dati:    2
Qualità grafica, impatto visivo:    4
Rilevanza del tema:    2
Ricchezza dei contenuti:    2
Qualità di apparati descrittivi e guide:    3
Giudizio complessivo:

Il progetto VASARI ha una grafica molto accattivante e funzionalità interattive compatibili con l'idea di promozione del turismo culturale. Dalla landing page è possibile avere accesso diretto alle funzionalità principali.


Le funzionalità però sono oggettivamente lacunose e poco efficaci.


I collegamenti GIS e ipertestuali ai diversi tour non funzionano correttamente, rimandando a collegamenti testuali non inerenti alla città/sito patrimoniale sul quale si desidera indagare e le funzionalità del tour virtuale sono poco pratich (immagini a 360° da Google Earth con poca se non nulla possibilità di visualizzare gli interni degli edifici o di seguire il percorso suggerito mediante frecce).


Il pubblico di riferimento indicato non è compatibile con le informazioni che vengono messe a disposizione: se per gli adolescenti potrebbe essere un buon punto di inizio per approcciarsi al tema patrimoniale (con necessaria correzione dei collegamenti ipertestuali ai tour virtuali e modifica del videogame perché sia più interessante per dei ragazzi), un pubblico di esperti non ne trarrebbe oggettivamente nessun valore aggiunto. Sarebbe più corretto ridefinire il target, identificandolo nel pubblico generale e/o all'ambito turistico.


Il sito si articola interamente in italiano, senza possibilità di scegliere lingue diverse (il che va a discapito dell'intenzione di rivolgersi a un pubblico europeo vasto con l'obiettivo di creare una comune identità culturale), con l'incongruenza dei testi legati ai tour virtuali che, oltre a non essere coerenti con le città indicate (riportando tutte la dicitura “Napoli Sottosopra”) sono forzatamente in lingua inglese.


Buona la scelta di offrire sottotitoli in italiano e inglese per i documentari, da modificare completamente invece la sottotitolazione delle interviste, che generano un testo totalmente incomprensibile.


La scelta del titolo “valorizzazione del patrimonio delle città italiane” trae anch'esso in inganno, in quanto le città effettivamente citate non rappresentano la totalità del patrimonio. Oggettivamente poche e scarse le informazioni accessibili a livello testuale e fotografico. Non sono presenti riferimenti relativi all'ultima data di aggiornamento (presumibilmente 2021 come indicato a fondo pagina) e non è chiaro se le funzionalità del sito verranno ulteriormente aggiornate o migliorate in quanto il sito non si presenta come un "work in progress".

URL: https://vasari.conform.it
Tipologia: Presentazione/visualizzazione di dati
Firma: Yasmine Silvestri
Immagine:
Data della recensione: 20 settembre 2023