Come anticipato a chi era a lezione, lunedì sera 4 maggio alle 20.30 all'Hangar Teatri terrò, insieme al mio collega Prof. Fabio Anselmi, un talk dal titolo "Comprendere o calcolare? Al confine tra intelligenza umana e artificiale".
Per qualcuno di voi potrebbe essere interessante, per cui vi invito a partecipare se vi incuriosisce. Trovate la locandina sotto con il QR per potervi eventualmente iscrivere (gratuitamente).
Vi lascio anche l'abstract (da cui si capisce meglio il contenuto del talk):
Cosa significa davvero apprendere, o comprendere?
Negli esseri umani, la comprensione nasce dall’intreccio tra esperienza, conoscenze condivise, contesto educativo, curiosità personale e una componente biologica, evolutiva e genetica che ci accompagna fin dall’inizio. Le macchine seguono un’altra strada: apprendono dai dati, cercano regolarità, ottimizzano, riducono l’errore. Ma quello che osserviamo è davvero comprensione, o una sua sofisticata simulazione?
Durante la serata partiremo dalle basi: come “impara” una macchina? Che cosa significa, per un algoritmo, riconoscere un’immagine, classificare un segnale, trascrivere una voce o generare una frase? Attraverso esempi concreti vedremo che le reti neurali possono raggiungere risultati impressionanti, ma spesso usando strategie molto diverse dalle nostre. Anche i moderni modelli linguistici, come ChatGPT, Gemini o Claude, sanno produrre risposte convincenti e sorprendenti, ma possono sbagliare in modi che rivelano la distanza tra generare linguaggio e comprenderlo come lo intendiamo noi.
A questo punto il focus della domanda si sposta: se le macchine riconoscono oggetti, parole e testi, possono anche riconoscere qualcosa di noi? Possono “capirci” quando non riusciamo più a comunicare nel modo abituale? Da qui entreremo nel territorio in cui neuroscienze, intelligenza artificiale e tecnologia si incontrano: quello delle Brain-Computer Interface, sistemi pensati per trasformare l’attività cerebrale in un possibile canale di comunicazione, ad esempio per persone con gravi difficoltà motorie o linguistiche.
Questo percorso ci porterà a osservare non solo le potenzialità dell’AI, ma anche i suoi limiti quando incontra la complessità del cervello umano. E forse ci aiuterà a riflettere su ciò che rende unico il nostro modo di apprendere, comprendere e comunicare.
