Sia nel romanzo di Nievo che in quello di Manzoni assistiamo alla democratizzazione del soggetto narrativo.
Il genere del romanzo che nasce come genere di “intrattenimento”, perché considerato minore, diventa un genere “pedagogico” o “edificante”, ha il compito cioè di fornire esempi etici ed esemplari, con un finale positivo e gratificante per il personaggio. La struttura è semplice e si chiude con una morale positiva; i personaggi sono stereotipati cioè “tipi”. Il tipo è l’emblema di una virtù o di un vizio morale, è fisso (cattivo – ignorante – stupido ecc.) dall’inizio alla fine ed è finalizzato a costruire la vicenda del protagonista; invece il personaggio ha una psicologia più complessa e una storia in divenire che viene attraversata dalla vicenda che vive e racconta; porta con sé la problematizzazione del messaggio perché fa l’esperienza del dubbio e dell’errore.
Sistema dei personaggi ne “I promessi sposi”:
Don Rodrigo è un tipo – resta uguale dall’inizio alla fine.
Innominato è un personaggio – ha una trasformazione e si redime.
Entrambi sono emblemi del potere che può essere autoritario o repressivo. Tutta la narrazione della redenzione dell’Innominato è una speculazione sul potere, cioè l’affermazione che il potere può servire sia a fare del bene che a fare del male ed è giusto che ci siano i potenti se messi al servizio del fare del bene.
Don Abbondio è un tipo – dall’inizio alla fine resta un omertoso che asseconda il male.
Fra Cristoforo è un personaggio –ha una trasformazione grazie alla quale diventa una persona migliore che cerca di combattere le prepotenze.
Entrambi sono uomini di chiesa e non hanno potere, in Don Abbondio Manzoni riversa tutta la sua amarezza e sconforto sul genere umano e sul servilismo al potere e riconosce che i tipi come Don Abbondio sono destinati a sopravvivere.
Renzo e Lucia sono personaggi in formazione ed essendo persone semplici elaborano una morale semplificata dalle vicende vissute. Renzo in modo semplicistico, cioè quello di tenersi fuori dai guai, Lucia con l’accettazione di ciò che Dio dà.
Nella prima edizione del 1827 (Fermo e Lucia) la storia di Gertrude dura cinque capitoli, Renzo e Lucia sono funzionali alla sua storia ed è lei a essere quasi la protagonista: serve al Manzoni per riflettere su questioni importanti come la libertà individuale, la responsabilità, la famiglia. E’ una vittima, il sistema e la consuetudine, che sono fondati su regole sbagliate dove i genitori non hanno una funzione educativa, le impongono una scelta, ma lei risponde affermativamente all’invito a delinquere e non rifiuta quando le viene chiesto di essere complice.
Il problema della lingua come forma di identità nazionale viene sollevato da Manzoni che ne intuisce l’importanza ed è un argomento ancora attuale.
Il pubblico si identifica nelle vicende del personaggio che viene assunto a soggetto della narrazione quindi Manzoni, milanese, sente di dover rappresentare personaggi comuni, medi, che possano essere rappresentativi di un popolo. Lucia lavora in una filanda, è la prima operaia della nostra narrativa, esce di casa per recarsi al lavoro, quindi è un individuo indipendente, un soggetto politico. Questo è un modo rivoluzionario di concepire il personaggio femminile ed è proprio lei ad essere il motore della vicenda dicendo no a un sopruso seguendo le leggi della propria morale. Renzo è un operaio specializzato che alla fine diventerà con il cugino un piccolo imprenditore: finale edificante.
Enrica Birsa