14.03.2018
Il romanzo storico patriottico:
Il romanzo storico patriottico racconta un evento della storia in funzione epica (in funzione della costruzione di un epos, cioè della storia di un popolo).
Di solito è un romanzo edificante e ha a che fare con un processo di formazione (Bildung).
Esso premia i valori positivi e fa dell’evento storico un esempio da seguire.
(La storia ha una funzione esemplare).
In un episodio storico l’autore rintraccia un momento edificante dell’epos nazionale e ne fa l’oggetto di una narrazione per riattualizzarlo. (Attualizzazione del messaggio: in funzione della formazione di una coscienza e comunità patriottica che si riconosce in alcuni valori.)
Il romanzo storico intende costruire, avvalendosi degli esempi della storia, un’identità nazionale.
Esso ha a che fare con la storia della costruzione dell’identità italiana.
L’Italia si sta creando e nell’800 cerca le proprie radici, il proprio epos, nell’epoca medievale.
Per cercare un’identità che è anche linguistica si ricorre ad alcuni momenti della storia nazionale in cui vengono esaltati il coraggio e l’eroicità e vengono riraccontati in funzione di incoraggiamento.
I romanzi patriottici sono romanzi a chiave e fortemente pedagogici. Essi sono poco orientati allo sviluppo della psicologia del personaggio. Hanno un messaggio diretto, ripetitivo, encomiastico e moraleggiante.
Il romanzo storico ha il suo inizio con Walter Scott. Esso diventa subito un genere popolare.
La prima forma di romanzo di consumo è proprio quello storico.
Il più noto scrittore di romanzi storici patriottici: Guerrazzi. Uno dei suoi libri più noti è “Ettore Fieramosca”.
Un altro
scrittore che va ricordato in questo contesto è D’Azeglio.
Il romanzo storico patriottico, avendo per vocazione la divulgazione, passa attraverso il genere più divulgativo che è quello del melodramma.
Es: “Vespri Siciliani” e “Trovatore” di Verdi.
Essi esprimono molto del romanzo storico patriottico. Spesso sono ambientati nel medioevo e quando il protagonista va alla ribalta e canta la madre, essa viene letta come la madre patria.
La vicenda di Verga è esemplare perché passa da un genere all’altro.
Egli, all’età di circa vent’anni, scrive romanzi storici patriottici.
Es: “Carbonari della montagna” (ambientato in Calabria) e “Sulle lagune”.
Successivamente inaugura quello che viene ribattezzato come romanzo antistorico.
Abbiamo in questo caso a che fare con un dubbio. Questo tipo di romanzo risponde ad un’interrogazione della storia che smette di essere esemplare. Si ha una rilettura della storia che non dà delle risposte, ma è suscettibile di domande.
L’amore è sempre legato al sentimento patriottico perché esso veicola quello amoroso e quello amoroso veicola quello patriottico. Un uomo innamorato è un patriota e un patriota non può che essere un uomo innamorato. Il proprio coinvolgimento politico, militare e ideologico non può prescindere da un coinvolgimento emotivo personale.
Se un uomo è innamorato si batte per la patria perché battersi per la patria in questo momento questo vuol dire battersi per l’affermazione della propria identità individuale.
I primi due romanzi giovanili che Verga scrive sono storici (li scrive a Catania).
Egli poi si emancipa dal romanzo storico e arriva quindi a scrivere romanzi d’interno-borghese (li scrive a Firenze) come “Tigre reale”, “Eros” ed “Eva”.
Essi trattano di storie d’amore che vengono impedite. Dall’indagine sociologica e politica del perché due persone che si amano non possono stare insieme viene fuori un pezzo di storia e società.
Anche in questi romanzi, pur non essendo concentrati sulla storia d’Italia, sul ‘48, sulla seconda guerra d’indipendenza ecc. c’è comunque un personaggio positivo che è stato un volontario e che ha sicuramente combattuto nelle guerre risorgimentali. (Anche se essi non sono romanzi storici).
Comincia poi un filone: “I Malavoglia” (1881), “Le novelle Rusticane” (1883), “Vita dei campi” (1880), “Mastro Don Gesualdo” (1889), “Per le vie” (1883).
Dopo “Mastro Don Gesualdo” non riesce più a concepire un romanzo altrettanto potente. Da qui inizia il suo silenzio. L’autore lavora alla “Duchessa di Leyra” (continuazione del “Mastro Don Gesualdo”) ma non la concluderà.
Verga con “I Malavoglia” scrive il primo romanzo antistorico.
Egli apre un intero filone al quale si aggiungono De Roberto con “I viceré”, Pirandello con “I vecchi e i giovani”, e Tomasi di Lampedusa con “Il Gattopardo”.
Essi sono romanzi in cui l’evento storico (in tutti quello risorgimentale) viene raccontato non in modo encomiastico ma problematico.
Si mette sotto esame la storia.
La società italiana, intorno agli anni 70-80 dell’800, si trova in crisi di crescenza.
L’unificazione è compiuta ma resta da compiere quella sul piano delle istituzioni, della società e delle leggi.
L’inchiesta di Jacini: era stato mandato un ministro a censire lo stato delle risorse territoriali in tutt’Italia.
Ci si rende conto che il nostro Paese è un disastro e che è ora che il governo se ne occupi: le condizioni di vita sono, infatti, terribili e il tasso di analfabetismo è elevato.
“I malavoglia” (1881):
la vicenda va dal 1861 al 1866. (Dall’unificazione d’Italia a Lissa e Custoza)
Quando l’Italia si unifica nasce il primo esercito nazionale italiano. (Precedentemente esisteva quello dei Savoia e si poteva parlare di “esercito” con i volontari garibaldini).
L’esercito diventa una vera e propria istituzione. Esso comporta la leva obbligatoria, il servizio militare. L’obbligo non è retribuito e non è volontario.
“Mastro Don Gesualdo” (1889):
l’arco temporale della vicenda va dai moti carbonari del ‘20 (dei primi, 1821-23) e si chiude nel 1848. (Carboneria e prima guerra d’indipendenza).
La vicenda de “I malavoglia” inizia con la partenza per la leva obbligatoria del primogenito e
si chiude con la morte di Luca a Lissa nel 1866.
Jessica Santarossa