Lezione del 28/02/2018

Lezione del 28/02/2018

di ENRICA BIRSA -
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L’arte è sempre una risposta a una provocazione e l’opera narrativa deve esser messa in relazione con la realtà in cui l’autore vive: c’è quindi un legame con IL TEMPO e con IL CONTESTO INTELLETTUALE. Bisogna sempre tener conto della dimensione individuale e collettiva di un’opera. Dopo l’unità d’Italia (1861) Firenze diventa il centro agglomerante pergli intellettuali fino a quando Roma diventa capitale d’Italia (1871) e il centro si sposta là. Dopo la Prima Guerra Mondiale i centri aggreganti perdono importanza ed è sempre più difficile parlare di “Letteretura italiana” che a quel punto si trova solo nelle realtà periferiche.

Microstoria: Corrente che privilegia il racconto di piccoli fatti della storia umana e in ambiti circoscritti.

Macrostoria: E’ il racconto di grandi eventi in ambiti allargati.

Narrazione: E’ la costruzione di un textus (tessuto) in prospettiva, elabora cioè dei significati postumi a un evento e quindi è ideologicamente orientato.

Narratore o Voce narrante: ci racconta una storia (es. Zeno Cosini ne “La Coscienza di Zeno”).

Autore: E’ una persona reale che inventa l’opera (es.: Italo Svevo).

L’umorismo e l’ironia sono due forme che aiutano a sottolineare la distanza fra narratore e autore (es.: “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio – autore - e Andrea Sperelli -narratore).

Personaggio: la figura di un opera narrativa attorno alla quale si sviluppa la storia. In ogni personaggio c’è una parte anche se minima dell’autore.

Pirandello e il Verismo tematizzano la differenza tra l’autore e il personaggio mettendo in crisi lo statuto, cioè ciò che è stato stabilito, dei rapporti tra le tre figure Narratore – Autore – Persnaggio.

IO BIOGRAFICO: La biografia non è un romanzo autobiografico.

Quando la narrazione è in prima persona il narratore coincide con il personaggio (omodiegetico); se il racconto è in terza persona è eterodiegetico. Il narratore può scegliere la modalità della narrazione cioè il punto di vista da adottare:

a)      non focalizzato o focalizzazione zero: è tipica del narratore onnisciente che sa più di quanto i personaggi sappiano di loro stessi. Nasce col genere del romanzo e presuppone che la voce narrante corrisponda al punto di vista. Ci spiega la psicologia dei personaggi, governa la storia, si muove liberamente nei piani spazio/temporali della storia stessa.

b)      Focalizzato: quando la voce narrante racconta dal punto di vista di un solo personaggio, quindi con una visione parziale della storia e non può muoversi liberamente nei piani spazio/temporali. Può essere interno, quando viene descritta la percezione che il personaggio ha della realtà, i suoi pensieri e impressioni (es. “Il faro” di Virginia Woolf) o esterno, quando viene descritto ciò che il personaggio vede di sé e degli altri (es.: “Processi verbali” di Federico De Roberto, allievo di Verga); monofocalizzato, con la prospettiva di un solo personaggio, o multiplo, con la prospettiva di più personaggi.

I processi verbali sono la verbalizzazione di ciò che viene detto. Quando iniziano i lavori nel primo parlamento (Roma, 1871) gli intellettuali fanno i giornalisti per vivere scrivendo le cronache parlamentari, nasce il giornalismo. Il narratore può solo registrare la realtà ma non interpretarla. De Roberto scrive i suoi “Processi verbali” in modo simile, cioè verbalizza ciò che si dicono i personaggi.

L’autore veicola il messaggio contenuto nella trama secondo delle modalità. Una di queste è il romanzo epistolare, un’insieme di lettere che i personaggi si scambiano. Esempi: “Les liaisons dangereuses” di de Laclos da cui è stato tratto nel 1988 un film; “Lettere di una novizia” di Guido Piovene, in cui la novizia cambia il suo racconto a seconda del destinatario, da cui è stato tratto nel 1960 un film; “Caro Michele” di Natalia Ginzburg, dove il romanzo epistolare diventa strumento per l’invenzione di storie, da cui è stato tratto nel 1976 un film.

 

 

Enrica Birsa