Lezione 9 marzo 2018

Lezione 9 marzo 2018

di ENRICA BIRSA -
Numero di risposte: 0

Italo Svevo (autore)  e “La coscienza di Zeno”

Zeno Cosini (narratore o voce narrante) è un personaggio mediocre che riesce male in tutto ciò che fa, non sa cosa vuole, ripensa sempre le sue decisioni, è ambiguo e non ha desideri chiari e perseguibili ma contradditori. Nella medesima sera chiede in sposa tre ragazze diverse e prende in moglie quella che gli dice di sì. Lo stato della sua coscienza più profonda lo fa essere in continua balia degli eventi e degli altri, quindi evita ogni responsabilità. Racconta a uno psicoterapeuta le sue vicende (= confessione) e alla fine il medico psicoterapeuta siamo noi. In realtà nel racconto non succede nulla di importante, la vicenda si svolge sul piano dei pensieri di Zeno e non c’è né un inizio né una fine veri e propri. Zeno Cosini non è Italo Svevo che era una persona determinata, sicura e che ha amato una sola donna.

Gabriele D’Annunzio (autore) e “Il piacere”

Andrea Spinelli (narratore o voce narrante) può essere considerato l’alter ego di D’Annunzio ma questa informazione non ci serve. Lui non è un superuomo e la sua vicenda si chiude male; è un personaggio negativo che non fa nulla di buono. Se D’Annunzio ha voluto riflettere in lui parte di sé lo ha fatto in maniera molto dura e con severità verso sé stesso.

Guido Piovene (autore) e “Lettere di una novizia”

Margherita Passi (voce narrante tramite le lettere) è la proiezione della cattiva coscienza dell’autore. Raccontare può anche essere uno strumento di indagine, non la soluzione di un problema che può rimanere irrisolto.

Tutti i romanzi di Piovene sono costruiti su un narratore che resta ignoto e la narrazione si svolge a livello di coscienza. C’è il dissolvimento della distanza tra personaggio e voce narrante che rifiuta di dare un senso alle cose ma si limita a registrare la loro totale insensatezza.

 

Rapporto tra storia e memoria (sia individuale che collettiva)

Il romanzo storico nasce per raccontare le vicende della vita di grandi uomini o donne e delle loro gesta esemplari.

“Confessioni di un italiano” – E’ un romanzo storico? E’ il primo romanzo contemporaneo della nostra letteratura, parla di uomini e si rivolge ad altri uomini che hanno la medesima età, racconta eventi appena accaduti (risorgimento, l’impresa dei mille ecc.) ma si avvale anche di elementi del romanzo storico e come espediente per raccontare questi ultimi, che l’autore non ha vissuto, usa il racconto generazionale (super personaggio familiare che narra storie di famiglia tipo la nonna alla madre, la madre alla figlia ecc.) o il ritrovamento di un documento. Grazie a questi Nievo può raccontare il passaggio epocale tra il sistema feudale e la nascita dell’Italia. Non è solo romanzo storico ma anche contemporaneo, anche di formazione, anche pedagogico, anche d’avventura …..

“I promessi sposi” – Prima di Manzoni non esistono romanzi, lui ci mette quarant’anni per scriverlo e va in rovina per pubblicarlo. Non esistendo ancora questo genere il romanzo non ha né statuto, né autorialità, né tradizione; l’unica cosa che esiste è la storia e Manzoni ne fa il suo punto di partenza. Vuole parlare di chiesa, di famiglia, di scienze, quindi problematiche contemporanee ma finge che tutto ciò avvenga nel 1600 e non nel 1800: vuole, attraverso il finto ritrovamento di un documento e la collocazione storica di due secoli prima che la vicenda acquisti così la legittimità della storia attraverso la verità dei fatti. Manzoni costruisce la sua storia partendo da problemi attuali e interrogando il passato inventa il romanzo come genere di “interrogazione della Storia” per risolvere alcune problematiche a lui contemporanee.

Citazioni di:

Walter Bejamin (filosofo tedesco) in Angelus Novus - La storia è oggetto di una costruzione il cui luogo non è costituito dal tempo omogeneo e vuoto, ma da quello riempito dell'adesso [perciò sempre suscettibile di una rilettura].

Marc Bloch (storico francese) in Apologia della storia – Ogni volta che le nostre anguste società, in continua crisi di coscienza, prendono a dubitare di sé stesse, esse si chiedono se abbiano avuto ragione di interrogare il passato e se esso sia stato interrogato bene.

La storia è sempre una risposta altrimenti non avremmo motivo per studiarla anche se questa operazione può essere fatta con strumenti divers. Ad esempio lo storico Antonio Gibelli che si occupa della Prima Guerra Mondiale, invece di studiare le battaglie, i dispacci ecc. studia la corrispondenza privata, i diari, i referti medici psichiatrici: riscrive quindi una storia diversa da quella che esce dallo studio dei documenti ufficiali.

Memoria:

Visto che la Storia è una costruzione fatta attraverso la prova documentale, proprio per questo è suscettibile di una narrazione diversa rispetto a quella della memoria. La Storia è un progetto di ricostruzione del passato attraverso documentazioni, postuma, oggettiva, senza emotività o coinvolgimento. La memoria ha un investimento emotivo e non ha intelligenza postuma, scientifica, oggettiva. Storia e memoria raccontano gli stessi fatti da una prospettiva diversa.

 

Enrica Birsa