Lezione 1 marzo 2018

Lezione 1 marzo 2018

di ENRICA BIRSA -
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La prosa narrativa è un genere arrivato tardi in Italia, nel 1800, e che può essere in forma di romanzo o racconto, di lunghezza e struttura interne diverse. Esistono:

la prosa storica, scientifica (es. Galileo Galilei), i dialoghi, i memoriali, le autobiografie, le biografie, le confessioni, d’azione, di viaggio.

Dal 1600 l’autore si preoccupa del pubblico che lo leggerà tanto da arrivare a specificarlo, come Galilei che si rivolge al lettore “discreto” che sa cioè discernere, quindi intelligente.

Goldoni e Molière: dopo aver scritto per una vita opere teatrali decidono entrambi di scrivere le loro Memorie, perché? Perché così facendo parlano anche di storia del teatro, di usi e costumi e quindi la loro non è solo una memoria personale ma anche la storia di una società, di innovazioni, di cultura del tempo ecc. Abbiamo quindi una superfetazione autobiografica, la narrazione omodiegetica in cui il narratore diventa testimone dei fatti che racconta e c’è quindi autenticità storica.

Possiamo anche avere un’autobiografia ficta, cioè fittizia, e ciò diventa una modalità di narrazione.

A proposito delle Confessioni, che sono molto vicine alle Memorie, ma con un modo diverso di porsi da parte del narratore nei confronti del lettore ricordiamo:

a) “Confessioni” di Sant’Agostino: archetipo di tutte le Confessioni che seguiranno. E’ un  testo medievale nel quale il Santo racconta la sua vita di prima e dopo la conversione. Infatti la Confessione implica il racconto di un cambiamento, di un fatto che segna definitivamente la formazione e quindi la personalità del protagonista.

b) Ne “I promessi sposi”, la storia della conversione di fra Cristoforo, questa volta però scritta dal narratore e non raccontata in prima persona.

      Ricordiamo che nell’Ottocento le Confessioni sono molto tematizzate e hanno a che fare con il cronotopo (= soglia) che si deve attraversare affiché avvenga il cambiamento.

c) “Le Confessioni del cavaliere dell’industria Felix Krull” di Thomas Mann del 1954. E’ un romanzo d’avventura e erotico, umoristico e divertente, una parodia in un certo senso disimpegnata; è rimasto incompiuto perché anche se iniziato nel 1910 la sua prima parte venne terminata dallo scrittore un anno prima della morte. Qui non c’è redenzione anzi, la soglia serve a un cambiamento che tira fuori il peggio di Felix Krull, ma magari essa doveva arrivare nel finale non scritto.

d) “Confessioni di un ottuagenario” (1858) che più tardi diventerà “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo. E’ un romanzo utopistico, anche se può sembrare un memoriale perché parla di un’Italia che ancora non esiste e che ci sarà solamente tre anni dopo quando Nievo sarà già morto.

 

Enrica Birsa