Lezione 2 marzo 2018

Lezione 2 marzo 2018

di ENRICA BIRSA -
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Nelle “Confessioni di un italiano” Carlino Altoviti (il narratore) racconta la sua storia, come da individuo è diventato parte di una collettività nazionale, come è passato da una identità cittadina (Venezia) a una identità nazionale (Italia). Racconta quindi la formazione della patria nella sua idea, visto che il fatto non è ancora successo, il suo diventare uomo corrisponde al divenire della patria. Nievo usa il termine Confessioni e non Memorie perché il primo presuppone un eroe positivo ed esemplare mentre il secondo presuppone anche azioni non esemplari, caso mai l’esemplarità è data dal riconoscimento della colpa. Quindi parliamo del racconto di una vita esemplare nella sua mediocrità, di una vita dell’italiano medio che ha senso se mischiata a quella degli altri italiani. Nievo prende il genere memorialistico/autobiografico e lo riadatta, lo scrive per le generazioni future affinché gli altri imparino dai suoi errori non dalle sue azioni. Fino a quel momento il romanzo storico era la biografia di un personaggio importante non di un popolo; Nievo inventa il personaggio medio (retorica antieroica) e scrive una storia edificante raccontando una serie di sconfitte e carneficine (= i moti popolari) vedendole come percorso super-generazionale. Lo scrittore unisce parecchi generi: memorie, confessioni, azione, viaggio, ma ne capovolge gli stereotipi e rispetta l’orizzonte di attesa del lettore cioè ciò che costui si aspetta e al quale è abituato. Quello di Nievo è il primo romanzo italiano prepotentemente rivoluzionario e il contenitore, formato da generi tradizionali, contiene una storia pensata per un pubblico italiano anche se gli italiani non esistono ancora. Il significato di italiano viene specificato descrivendo vari luoghi della penisola italiana e citando nel corso della narrazione vari autori italiani (tranne il Manzoni) crea oltre a un pubblico italiano anche una tradizione letteraria italiana. Altoviti può avere uno sguardo straniato e critico nei confronti della nobiltà che lo ha accolto orfano e illegittimo e può usare nei suoi confronti un registro umoristico che serve a mettere a proprio agio il lettore che deve divertirsi.

ROMANZO: E’ la vocazione democratica della letteratura, rappresentazione di tutte le categorie sociali con i loro pregi e difetti. Fino a questo momento è un genere considerato minore, non certo educativo e spesso bandito (romanzetti d’amore).

POESIA E TRAGEDIA: Sono opere d’élite che si rivolgono a un pubblico di intellettuali con un linguaggio ricercato e aulico.

Il romanzo “con vocazione democratica” cioè rivolto a tutti, basta sappiano leggere, è scelto anche da Manzoni che ne scrive solo uno “I promessi sposi” intitolato all’inizio “Fermo e Lucia”. Lo sceglie per veicolare il suo messaggio e per arrivare a quante più persone possibili; i messaggi riguardano i problemi della società e quindi il linguaggio non deve essere evocativo come quello della poesia. La storia e i personaggi devono essere vettori narrativi e ci consentono di seguire la storia identificandoci con qualcuno di loro e, tramite un espediente euristico ricercare e scoprire la vera natura del personaggio, cioè se è buono o cattivo.

 

Enrica Birsa