Lezione del 28.02.2018

Lezione del 28.02.2018

di JESSICA SANTAROSSA -
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Lezione del 28.02.2018

Per prima cosa vediamo la differenza tra:

-MACRO STORIA: un’idea super-individuale (sia in termini temporali che in termini di significato).

È importante capire come la storia condiziona la vita di una persona. (Il variare del rapporto tra l’individuo e la storia è una chiave tematica per leggere la storia letteraria).

-MICRO STORIA: individuale.

 La letteratura è sempre una risposta ad una provocazione. Per capire a fondo la risposta bisogna capire la provocazione a cui si sta rispondendo.

La letteratura è sempre in relazione ad una provocazione della realtà nella quale l’autore vive.

Qual è il legame con il contesto e l’ambiente intellettuale?

Si possono distinguere una dimensione individuale della letteratura e una collettiva.

Per quanto riguarda quest’ultima si può dire che spesso gli autori si incontrano nei caffè, discutono insieme, scrivono manifesti.

Molto spesso si limita il paesaggio culturale alla scuola di appartenenza ma le amicizie, in realtà, contano, esse infatti sono molto importanti sia nell’800 che nel ‘900.

Nel 1864 la capitale d’Italia è Firenze e infatti essa diventa luogo d’incontro di tutti gli intellettuali. Quando la capitale sarà Roma si incontreranno a Roma.

Questo è importante per capire perché alcune delle riviste più importanti nascono a Roma o a Firenze. Queste due città sono un centro culturale irradiante ed è come se fossero, al giorno d’oggi, dei blog localizzati.

Nel ‘900 questi centri agglomeranti perdono d’importanza. Gli autori, tuttavia, troveranno altri modi per incontrarsi.

Da questo momento in poi sarà sempre più difficile parlare di letteratura italiana. Infatti, i connotati a questa letteratura sono da cercare in realtà periferiche. Nascono quindi la letteratura vicentina, triestina, milanese. Capire il legame con il territorio diventa fondamentale.

Per ricapitolare:

nel primo caso (1800) è più importante il rapporto con la storia, mentre nel secondo (1900) il rapporto con il territorio.

Il rapporto che gli autori stringono con il testo può essere generazionale o super-generazionale.

Prendiamo in considerazione:

AUTORE

NARRATORE

PERSONAGGIO

Essi non coincidono. Non sono la stessa persona. Non sono sinonimi.

Una narrazione è una costruzione (textus, texere).

Essendo una costruzione, la narrazione comincia dalla nascita del personaggio. Essa non è costruita dalla prospettiva della persona che nasce, ma è una costruzione retrospettiva, ovvero che elabora dei significati postumi rispetto all’evento vissuto.

Narrare in retrospettiva vuol dire costruire.

 Es:

-se sono innamorato di una donna e una sera la vedo a cena al ristorante con un mio amico, racconterò una storia di una delusione d’amore (storia edificante).

Quello che si racconta è, infatti, una costruzione ideologicamente orientata (ideologicamente in senso lato).

-se invece è collettiva: il punto di vista orienta il racconto e quest’ultimo può assumere significati ancora più macroscopici.

La storia raccontata prima dai vincitori e poi dai vinti è la stessa storia ma molto diversa. È raccontata in maniera differente.

Ogni narrazione è una costruzione. Si costruisce una storia e anche un io poetico.

Esso ha poco da spartire con l’io biografico. Ci sono degli elementi in comune ma in realtà sono anche molto diversi.

L’io poetico è a sua volta una costruzione. (Io faccio una costruzione di me da bambina ma lo faccio da adulta e potrebbe anche non coincidere esattamente con quello che è successo davvero).

Un’autobiografia è molto diversa da un romanzo autobiografico (favola ficta, fiction)

AUTORE/NARRATORE

Autore: Giovanni Verga. Persona.

Narratore: colui che ci racconta la storia, colui che si fa carico nell’invenzione di raccontare la storia. Egli è la voce narrante, quella orientata ideologicamente. Parla con il lettore e gli dice che andrà a raccontargli una storia.

Il legame tra autore e narratore può avere nature diverse:

-di proiezione

-di distanza

-rapporto di antagonismo

Ad esempio, non si possono scambiare Italo Svevo con Zeno Cosini.

In questo caso c’è un rapporto di ironia e non di proiezione tra autore e narratore.

L’ironia è una forma, un simbolo di distanza.

Non è vero che l’autore e il narratore vivono le stesse vicende, e anche se dovessero averne in comune sarebbe irrilevante.

Molto spesso immaginando un rapporto di proiezione tra autore e narratore, noi lettori arriviamo a fraintendere il testo.

Questo succede anche con “Il Piacere” di D’Annunzio.

Andrea Sperelli è protagonista e narratore del “Piacere”.

È egli una proiezione di D’Annunzio? No. Andrea Sperelli fa una brutta fine. Egli non è positivo, fallisce, diventa un emarginato, rimane solo, mortificato, alienato dal suo contesto storico.

Non c’è, infatti, un rapporto di proiezione tra autore e narratore, ma di capovolgimento.

Nel romanzo, costruendo un personaggio negativo e fortemente critico, si porta alla luce questa distanza tra autore e narratore.

L’autore ha in realtà poco a che fare col personaggio che tematizza.

Un autore che fa di questa distanza il tema delle proprie narrazioni è Luigi Pirandello (Es: “Sei personaggi in cerca d’autore”).

Egli tematizza questa distanza, mette in crisi lo statuto del narratore.

La corrente letteraria prima di Pirandello è il verismo, ma nel periodo in cui vive questo autore non si può più raccontare la verità, in quanto non si hanno più gli strumenti per leggere la realtà.

Narrare è diverso da possedere una storia, è diverso da indagare, scoprire.

In questo periodo si mette in crisi il valore euristico (di scoperta). L’unica cosa che si scopre e che si può raccontare è la messa in crisi di ogni verità.

L’autore non pensa più di essere qualcuno con un messaggio da dare (edificante, costruttivo), perché non ce l’ha. Se anche dovesse averne molti, sarebbero comunque tutti in contraddizione.

Il suo personaggio non è più la proiezione di un suo io poetico. (Però questo si fa fatica a comprendere in una narrazione sola).

Altro tipo di distanza:

NARRATORE-PERSONAGGIO

Narratore: colui che narra. Egli può essere:

1.     Una voce narrante

2.     Plurimo

Il genere con più narratori ovvero che ha voci narranti plurime: ROMANZO EPISTOLARE

 Es:

1.“Lettere di una novizia” di Guido Piovene (vicentino). Una specie di giallo, due omicidi. È una confessione della protagonista ad un prete attraverso delle lettere. Carteggio tra la protagonista con la madre, col confessore, poi anche di sua madre con il confessore. In ognuna di queste lettere c’è una versione diversa dei fatti. L’aspetto psicologico è forte. La protagonista dice ad un uomo di volersi monacare mentre ad un altro dice di essere stata costretta dalla madre.

La protagonista dà una narrazione di sé sempre diversa. Non c’è una voce narrante che ci dica la verità.

La narrazione non è mai composta in un’unica verità. (Questo serve a Pirandello per fare un ragionamento sulla verità e sulla coscienza).

Sulle mistificazioni della coscienza, il romanzo si chiude restando aperto.

2. “Le relazioni pericolose” di Laclos. Romanzo del ‘700 francese.

Sono entrambe vicende raccontate attraverso uno scambio di lettere tra diversi interlocutori con presenza di narratori plurimi.

Spesso si racconta una stessa storia, cambiando però il narratario (colui a cui è rivolta la narrazione).

Tuttavia:

-Qualche volta il narratore (voce narrante) è il personaggio.

Questo succede con la narrazione in prima persona: io.

Quando la voce narrante coincide con il personaggio si ha un io OMODIEGETICO. (Diegèsi: narrare/raccontare). Narrazione omodiegetica. (Es: Dante, “La Divina Commedia”)

-Quando la voce narrante non coincide con il personaggio: io ETERODIEGETICO.

-A volte il narratore può coincidere o non coincidere con il personaggio anche all’intero di una stessa narrazione. Può infatti succedere che all’inizio sia identico e che poi si stacchi. (es: “Divina Commedia”)

Santarossa Jessica