Lezione del 7.03.2018

Lezione del 7.03.2018

di JESSICA SANTAROSSA -
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Lezione del 7.03.2018

 

La democratizzazione del soggetto narrativo è presente anche in Nievo.

“Le confessioni d’un italiano”: romanzo figlio de “I Promessi sposi”.

Le intuizioni di Manzoni riguardo al genere del romanzo sono destinate a cambiare lo statuto del genere.

 

Il romanzo pedagogico ha come fine fornire degli esempi etici, di comportamento.

Vi si descrive, infatti, una vicenda che vuole essere esemplare e che vuole suggerire un’etica.

Anche “I promessi sposi” e “Le confessioni d’un italiano” sono romanzi pedagogici.

Il romanzo edificante finisce bene, gratifica il personaggio positivo.

Le strutture narrative sono semplici e si chiudono sempre con una morale positiva. I personaggi sono personaggi esemplari e come tali molto stereotipati e infatti si chiamano “tipi”. (Es: Don Rodrigo è il cattivo.)

 

Qual è la differenza tra “tipo” e “personaggio" nell’ambito narrativo?

 

-Il tipo è un emblema. Es: il buono, il cattivo. Rappresenta una virtù o un vizio morale. È fisso. È buono/cattivo dall’inizio alla fine. È un personaggio finalizzato a costruire la vicenda dell’eroe, del protagonista e la sua personalità.

Es di tipo: Don Rodrigo.

 

-Il personaggio invece ha una formazione, cioè non è fisso. Se ha una formazione, ha dunque una psicologia più complessa, una storia, un divenire.

Il tipo, invece, non ha divenire, è sempre uguale a se stesso, dall’inizio alla fine.

Il personaggio è colui che sperimenta un cambiamento, che viene attraversato dalla vicenda che vive e che ci racconta. Egli ha la responsabilità del problema, della problematizzazione del messaggio. È quello che fa esperienza del dubbio o dell’errore. Il tipo, invece, non ha dubbi su se stesso, su ciò che è.

Quando un narratore sceglie di descrivere una vicenda con lati oscuri e vuole tenere un alto tasso di problematizzazione (es. se è giusto, se non è giusto e in che misura), questa problematizzazione del messaggio viene affidata al personaggio che attraversa la storia.

 

Es:

Nel sistema dei personaggi de “I promessi sposi”:

 

1)Don Rodrigo: tipo che emblematizza il male. Nasce e muore restando se stesso.

 

2)Innominato: personaggio che ha una formazione, una trasformazione (abbastanza repentina, di una notte).

 

Sia l’innominato che Don Rodrigo: emblemi del potere.

La narrazione della notte, dei dubbi, dell’insonnia dell’Innominato è funzionale a fare una riflessione sulla natura del potere.

Quello dell’Innominato è un potere che si pone domande su se stesso.

È come se Manzoni ci dicesse che è giusto che ci siano uomini di potere, è nella logica delle cose del mondo. Questi uomini di potere, però, devono essere al servizio del potere che è potere di fare del bene.

 

Tutto il sistema dei personaggi all’interno de “I Promessi Sposi” ha una struttura binaria. Essi sono messi sempre a confronto.

Uno è un tipo e uno è un personaggio, uno ha una trasformazione e uno no.

 

3) Don Abbondio: tipo. Resta se stesso. Attraversa tutta la vicenda e la storia di Renzo e Lucia indenne. Non ha nessun tipo di formazione. Non riflette mai sul senso delle proprie azioni. Non è cattivo, non è un uomo di potere, ma è un accidioso, un omertoso.

È uno che non fa direttamente del male, perché non ha il potere di farlo, ma che lo asseconda per non subirne le conseguenze.

È il personaggio nel quale Manzoni versa tutta la propria amarezza, il proprio sconforto e pessimismo sulla natura del genere umano.

Il fatto che Don Rodrigo muoia e Don Abbondio no, fa capire che disfarsi del male facilmente riconoscibile è più semplice che disfarsi dell’omertà.

 

4) Fra Cristoforo ha una trasformazione esemplare quanto quella dell’Innominato.

È un signorotto che potrebbe essere una sorta di Don Rodrigo. Infatti è molto ricco.

Dopo aver ammazzato qualcuno avrebbe comunque potuto farla franca, ma riflette sulle proprie azioni. Decide di espiare la propria colpa trasformandosi.

 

Manzoni ci fa capire che tutti sbagliamo, che siamo tutti peccatori, ma allo stesso tempo che gli errori possono insegnarci qualcosa.

 

5) Renzo e Lucia sono personaggi di formazione. Ognuno dei due elabora dentro di sé un senso, una morale alla vicenda che gli è occorsa.

La morale di Renzo è molto semplificata quando pensa a quello che ha passato. Dice di aver imparato a star fuori dai guai. Semplicistica.

Lucia invece dà un altro tipo di conclusione. Lei capisce che il Signore toglie e il Signore dà, e che trovandosi davanti a delle situazioni bisogna cercare di comportarsi bene.

È una morale che conduce all’accettazione di quanto succede.

Accettare, però, non significa assecondare. Bisogna, infatti, reagire restando, però, coerenti con se stessi.

 

6) Gertrude: protagonista dell’edizione del ’27. Renzo e Lucia sono funzionali alla costruzione di Gertrude. Attraversa molte vicissitudini. È il personaggio più travagliato de “I promessi sposi”. È un personaggio sul quale Manzoni sospende il proprio giudizio.

È uno di quei personaggi che servono all’autore per riflettere sulle grandi questioni come la libertà individuale e la responsabilità.

Gertrude è una vittima. Le si impone un destino. Non può scegliere.

Secondo Manzoni il sistema, la consuetudine sociale e familiare è fondata su principi sbagliati ed egli fa una riflessione sullo statuto della famiglia e sullo statuto del ruolo genitoriale.

I genitori non hanno un ruolo pedagogico. (Alla marchesa non importa nulla e il conte pensa al patrimonio). L’educazione familiare non esisteva all’epoca. I figli venivano mandati in collegio. Manzoni mette in discussione proprio questo.

Niente, però, basta a giustificare Gertrude. Quest’ultima diventa, infatti, un’assassina.

Manzoni sottolinea che quando Gertrude fa cose sbagliate le fa e ne ha l’intera responsabilità. È adulta. Ha la capacità di intendere e di volere ed è nelle condizioni di dire di no.

Quando le viene chiesto di rapire Lucia, di essere complice di un delitto, lei non rifiuta.

Questo serve a Manzoni per fare una riflessione sulla responsabilità.

 

Manzoni scrive un romanzo cercando di creare un pubblico di lettori nazionale (che non esiste) e cerca di crearlo con la lingua.

Egli cerca infatti di inventare una lingua nazionale (che non esiste).

La nazionalizzazione del popolo avviene attraverso la lingua.

Se l’identità è una costruzione lo è anche l’identità linguistica. Quella di una costruzione di un popolo attraverso l’identità linguistica è un problema importante e una questione che resta aperta tutt’ora. Manzoni ne intuisce l’importanza.

 

Come si fa a creare un pubblico?

Manzoni capisce che il pubblico è quello che si identifica nella vicenda del personaggio (attraverso un processo di identificazione nel personaggio).

L’autore deve creare, quindi, delle vicende nelle quali chiunque si può sentire rappresentato. (“Adelchi”: difficile identificarsi)

Come far in modo che i lettori si identifichino?

Bisogna assumere a soggetto della narrazione dei personaggi medi (non aristocratici). Devono essere comuni e avere una vita comune.

I due protagonisti (Renzo e Lucia), infatti, sono due operai.

Lucia: operaia semplice. Lavora in una filanda. In fabbrica.

Lucia è la prima operaia della nostra narrativa. Esce di casa per andare a lavorare. Verrà molestata al ritorno dal lavoro. Entra nel mondo più indipendente e sviluppa una vicenda indipendente, perché al di fuori della famiglia. Lei diventa un individuo, un soggetto a suo modo, politico. Non sta dentro le mura di casa. Viene inserita in una realtà produttiva; percepisce uno stipendio e lavora in un luogo di produzione collettivo come la fabbrica.

Tutto questo fa parte di un modo rivoluzionario di concepire il personaggio femminile. È Lucia il motore della vicenda. Non si fa adulare dal potere. Ha una morale semplice e radicata. Lei è un personaggio assolutamente positivo. Manzoni fa capire che sebbene lei vada a lavorare non è una donna di malaffare.

Renzo è invece un operaio specializzato. Diventerà un imprenditore e costruirà col cugino una propria fabbrica di piccole dimensioni.

Finale edificante.

 

Jessica Santarossa