8.03.2018
Narrazione: ficta, invenzione
Storia: racconto di fatti realmente accaduti
“I promessi sposi” viene definito un romanzo storico da Manzoni stesso. Si sovrappongono dei personaggi di invenzione a dei fatti realmente accaduti.
I termini che la narrazione storica cerca di mettere insieme sono
-la collettività con l’individuo
-la realtà con l’esemplarità
-il tempo storico con la memoria individuale
Questi piani si rapportano nel contesto di una narrazione in maniera sempre diversa.
L’individuo e il mondo:
a seconda della narrazione, l’individuo può essere emblematico del mondo, e quindi riassumere i caratteri del mondo, oppure può essere contro il mondo. In questo caso la narrazione sarà costruita secondo un antagonismo tra l’io e il mondo.
Tempo storico: tempo lungo della storia.
Memoria: tempo breve, tempo dell’individuo.
Storia: tempo lungo, generazioni.
Il nostro romanzo (quello moderno, che esiste ancora adesso), diversamente da quello di tutti gli altri Paesi, nasce quando incontra la storia.
L’Italia ha una lunga tradizione letteraria ma la lirica non ha il senso della storia e nemmeno la drammaturgia ce l’ha.
L’unico tipo di narrazione che può trasmettere il senso della storia è il romanzo.
La storia si racconta sempre da un punto di vista retrospettivo.
L’INTRECCIO E LA STORIA
L’intreccio e la storia possono combinarsi in maniera diversa secondo un rapporto che può essere:
-prolettico (prolessi): anticipa il finale della storia. Il narratore imposta la narrazione della storia partendo dalla fine. (Es: un racconto tutto in prolessi: “la morte di Ivan Il’ic”)
-metalettico (metalessi): La metalessi ha a che fare con il rapporto narratore-personaggio.
Quando il narratore esce dalla storia (dal plot) e si rivolge direttamente ad un narratario, al lettore (destinatario di una narrazione, lettore ipotetico)
La metalessi è frequentissima ne “I promessi sposi” e nelle “Confessioni d’un italiano”.
Il narratore esce dal tempo della storia, si manifesta come tale e parla direttamente al lettore.
Egli lo fa per dare una spiegazione morale.
Manzoni ne “I promessi sposi” dice “ci ripugna chiamarlo padre”: caso di metalessi.
Esce dal personaggio della storia e parla direttamente con noi.
È tipico del romanzo pedagogico. *
-analettico (analessi): ricorso al flashback, al ricordo. Tipico del romanzo memoriale. Ritorno ad un tempo antecedente rispetto alla storia.
-di contemporaneità: esso è tipico non della diègesi (forma di narrazione sintetica) ma della mimesi (riproduzione, descrizione)
*Costruzione di un romanzo pedagogico:
Fabula
Morale della fabula
Il narratore costruisce gli eventi, esce dalla fabula e fa la sintesi della morale.
Si ha un evento e subito dopo la spiegazione dell’evento.
L’autore si fa carico di educare il suo lettore.
Il narratore esce dalla storia e fa una parentesi per spiegarci il contesto. Successivamente ritorna nella narrazione.
La prima edizione de “I promessi sposi” (’27) è piena di metalessi.
Manzoni ci fa la morale della storia. Fa una riflessione sull’importanza della famiglia e dell’educazione dei giovani. Ma non gli piace, ci rimette mano. Nell’edizione del ‘40, infatti, toglie tutte le inserzioni metalettiche e si concentra maggiormente sulla favola.
Questo potrebbe costituire l’evoluzione del genere, perché il personaggio, sebben narrato, dovrebbe riuscire a assumere una carica morale tale da non dover essere commentata.
Se si sente l’esigenza di spiegare il senso di quello che si racconta, però, vuol dire che il racconto non sta venendo bene.
Manzoni capisce che questa dualità tra trattato morale e favola di invenzione rende la narrazione noiosa. Inoltre l’intento è quello di formare la coscienza del lettore, perciò l’autore si concentrerà sul potenziamento della favola.
Nell’edizione del ’40 Manzoni manterrà dei momenti di narrazione di metalessi ma molto brevi e molto ridotti rispetto a quelli della prima edizione.
Per far ciò deve maggiormente concentrarsi sullo sviluppo del personaggio.
Nel contesto cinematografico:
Metalessi:
-voce fuori campo che si sovrappone all’immagine commentandola
-sguardo in macchina.
In questo modo si interloquisce direttamente con il pubblico. Si va a creare così un rapporto di complicità.
La metalessi può essere usata in chiave morale, pedagogica ma anche ironica o comica.
Analessi e prolessi: fortemente pronunciate nei gialli.
Cosa sono però VICENDA e INTRECCIO?
Vicenda: eventi in ordine cronologico.
Intreccio: com’è costruita la vicenda, come sono narrati gli eventi, com’è strutturato temporalmente il racconto. Ha a che fare con l’organizzazione temporale delle vicende.
STORIA
La storia non è mai uno sfondo. È troppo densa di significati per esserlo.
Storia: interpretazione della memoria. È sempre postuma, sempre raccontata retrospettivamente. È narrata da un narratore (storico) che dà un’interpretazione oggettiva dei fatti rispettandone l’ordine cronologico.
Memoria: è costruzione. Rispetto alla storia può venire prima o dopo.
Es: 1848. La memoria individuale può costruire un racconto che precede un fatto storico o può raccontare il destino, la memoria di qualcuno che segue al fatto storico.
Nel primo caso viene descritto come si arriva al momento storico. (La memoria riconduce alla storia). Nel secondo caso: ricaduta sul singolo. (Come la storia diventa memoria).
-individuale (di un individuo)
-collettiva (condivisa)
Nell’800 i movimenti sono due:
-il narratore che vuole storicizzare la memoria (movimento convergente)
-narratore che vuole destoricizzare la storia (movimento divergente).
È un altro modo di raccontare la storia. È un controracconto o controstoria.
Quando la memoria prende il posto della storia è perché il narratore vuole destoricizzare, prendere un evento storico com’è stato divulgato e raccontarlo secondo una prospettiva completamente diversa.
Croce:
Il romanzo storico implica sempre un’attualizzazione della storia (l’attualizzazione di alcuni principi morali ideologici e politici della storia).
Esso nasce come rilettura di alcuni grandi principi della storia al fine di divulgarli (coraggio, onestà ecc).
Lo sguardo che esprime il narratore di un romanzo storico nei confronti della storia non è uno sguardo neutro. È una rilettura attualizzata e morale della storia.
Croce esprime una profonda fiducia nella storia. Se un narratore si rivolge ad essa è per evincerne insegnamenti morali, esempi di bellezza, sacrificio, e virtù. La storia esprime valori positivi. Essa è un progresso dell’umanità, non dell’individuo.
La vita non ha valore in se stessa ma assume dei valori assoluti se letta alla luce del progresso dell’umanità e cioè alla luce dei valori della storia.
Elsa Morante, “La Storia”: parlerà di scandalo della storia.
È solo capendo il modo di porsi del narratore rispetto alla storia che capiamo il senso della narrazione.
La letteratura referenziale risponde in maniera necessaria alle provocazioni della storia. Esprime da parte dell’autore la necessità di interpretazione o reinterpretazione della storia.
Quella di riscrivere la storia di un individuo, di metterla nella storia dell’umanità, indica una portata profondamente politica e progettuale.
Carlino Altoviti: racconta la propria storia e la espone come una memoria.
“L’esposizione dei casi miei”: esemplari di innumerevoli sorti individuali.
“Lentamente e durevolmente”: formazione della Patria.
La vita di un popolo non è la vita di un individuo, essa si misura con le generazioni.
Secondo Nievo la storia è redenzione. Essa redime l’individuo dalla mediocrità e dalla sua finitezza, immette il suo destino in quello più ampio del progresso dell’umanità.
Lui parla ai giovani: essi devono combattere, credere in alcuni ideali al di là della loro stessa vita. Questi ideali devono pensarli in comunione, pensando a cosa costruiranno.
L’autore esprime un valore profondamente progettuale del destino individuale. Esso ha un senso profondo nella misura in cui si immette nella storia. (Quello che si fa lascia un segno nella vita di quelli che verranno).
Nievo esprime una profonda responsabilizzazione dell’individuo, ma anche una profonda fiducia. Non è la storia che fa l’individuo ma è l’individuo che fa la storia. Egli non è l’oggetto della storia, ma il soggetto, cioè quello che la crea.
Nievo e Manzoni aprono il romanzo in maniera deterrente per il lettore, con una lunga digressione sulle leggi che regolano la vita sociale, parlando del contesto sociale nel quale agiscono i personaggi.
Le grida, le leggi di cui parla Manzoni sono le regole che regolano la vita civile, ma la vicenda dei personaggi non si avvale di esse.
Queste norme non servono a proteggere i nostri personaggi (né dall’interpretazione sbagliata del potere (come autorità), né dalla malafede, né dalla complicità).
Si possono avere anche milioni di leggi ma quello che governa il mondo è il male.
Tutto quello che succederà nella vicenda annulla il discorso sulle grida dal punto di vista dei valori civili. (Es: il prete non li sposa, l’avvocato non applica le leggi ecc).
Manzoni esprime un profondo disincanto nei confronti delle leggi del mondo.
Egli fa appello alla responsabilità individuale perché costruisca qualcosa sul piano religioso (e non sul piano secolare).
La condizione dell’uomo è quella di un malato che si volta a destra e a sinistra cercando di star bene. Se invece di preoccuparsi di star bene, si preoccupasse di fare del bene, starebbe meglio lui e anche gli altri.
Anche Nievo apre il romanzo con le leggi. Si chiede come faccia un uomo a vivere in una società con queste norme. Si rende conto che devono essere cambiate.
Dice che bisognerebbe creare un posto nel quale le persone possano stare bene secondo degli ordinamenti che ne tutelino la libertà.
Rapporti tra intreccio e storia:
Come comincia il romanzo di Manzoni? E come comincia quello di Nievo?
Il rapporto tra il narratore e la storia è di segno completamente opposto.
-Manzoni: dice di aver trovato un manoscritto. Egli è un narratore di secondo grado.
Il narratore di primo grado: storico estensore di quel documento (è uno storiografo).
Il narratore di secondo grado, la voce narrante: dice che non sta inventando niente, che sta solo riraccontando una storia che appartiene al passato così come l’ha trovata scritta.
Finzione nella finzione. (Finto manoscritto che nella finzione viene ritrovato da un narratore fittizio che nel momento in cui dice di averlo trovato diventa personaggio).
-Nievo: il narratore, che è anche personaggio (Carlino Altoviti), racconta la propria vita, le proprie memorie. La finzione della narrazione è in funzione della storia. Il rapporto tra storia e finzione è quello speculare. La storia in funzione della memoria è la memoria in funzione della storia.
Jessica Santarossa