Lezione del 28 marzo

Lezione del 28 marzo

by ENRICA BIRSA -
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Manzoni, pur dedicandosi molto alla saggistica, alla poesia e al genere drammatico scrive l’unico romanzo della sua vita e con esso inventa la lingua italiana della narrativa, che non può essere aulica né un dialetto. Il suo è un romanzo storico “in costume” sull’archetipo di Ivanhoe di Walter Scott. In Italia, in quel momento, la lingua degli atti ufficiali, dell’’aristocrazia e della prosa è il francese, la lingua italiana è quella della poesia. Milano è la città dell’avanguardia intellettuale e il passaggio dalla discrezionalità del feudatario o del principe a qualcuno che si assuma la responsabilità del potere garantito dalle istituzioni è appannaggio degli intellettuali che mettono in rapporto i cittadini con le istituzioni. Manzoni fa un discorso di responsabilità delle istituzioni e di coloro che le rappresentano raccontando storie di gente comune appartenente a tutti gli strati sociali. I livelli diversi de I Promessi sposi fanno sì che la narrazione possa raggiungere tutti, si rivolge in maniera comprensibile a tutte le categorie di persone che lo leggeranno. Manzoni completa la sua formazione in Francia e conoscere l’ambiente culturale di Parigi lo porta a fare due considerazioni:

·        c’è bisogno in Italia di una lingua non poetica che sia riconoscimento di nazionalità quindi di un’unità che parta dal basso, in Francia c’è;

·        la Francia è uno STATO e ha una capitale anche culturale che è punto di irradiazione del pensiero intellettuale: l’Italia non è un unico stato e non ha quindi un unico punto di diffusione culturale.

Letture:

Da Del romanzo storico di A. Manzoni (1830)

Da Sull’unità della lingua italiana di A. Manzoni (1868)

Da Ideologia e stile di Lanfranco Caretta (1972)

 

Enrica Birsa