La Scuola Elementare in Italia è il primo ciclo dell'istruzione obbligatoria, storicamente regolamentata dalle seguenti leggi, che ne hanno definito la struttura:
Legge Casati (1859): Istituì la scuola elementare, articolata in due gradi: inferiore (biennale) e superiore (biennale, istituito nei comuni più grandi). L'obbligo era limitato al biennio inferiore e l'onere di istituire e mantenere le scuole elementari ricadeva sui Comuni.
Finalità: Principalmente l'alfabetizzazione di base (leggere, scrivere e far di conto) e l'educazione morale/religiosa, funzionale alla formazione del nuovo cittadino del Regno d'Italia.
Legge Coppino (1877): Innalzò l'obbligo scolastico dai sei ai nove anni e portò il corso elementare a cinque anni (due inferiori, tre superiori), rendendo obbligatorio il primo triennio.
Riforma Gentile (1923) (R.D. n. 2185/1923): Ridefinì profondamente l'ordinamento. La scuola elementare divenne un corso di cinque anni (tre inferiore e due superiore) per tutti, seguito dalla possibilità di accesso a vari percorsi formativi successivi.
Finalità: Gentile, filosofo neoidealista, concepiva la scuola come luogo di formazione spirituale e morale, con un forte carattere selettivo. L'istruzione elementare era propedeutica e mirata a fornire la base culturale nazionale, basata su un forte umanesimo e sul primato della religione come fondamento e coronamento dell'istruzione.
In termini pedagogici, la Scuola Elementare è tradizionalmente intesa come il periodo dell'istruzione formale in cui si realizza il passaggio fondamentale del bambino dalla percezione globale alla conquista razionale e sistematica degli strumenti culturali di base.
Il dibattito pedagogico sulla Scuola Elementare (tra fine '800 e primo '900) si è concentrato sulla necessità di superare la mera trasmissione nozionistica a favore di un approccio che tenesse conto della psicologia del fanciullo:
L'Attivismo (Contro il Trasmissivismo):
Concetto: L'educazione deve partire dagli interessi e dalle attività spontanee del bambino, non essere imposta dall'esterno. L'apprendimento è inteso come un processo di esperienza diretta e di sperimentazione.
Pedagogisti:
John Dewey (1859-1952): Non italiano, ma di enorme influenza. Sosteneva il principio del "learning by doing" (imparare facendo). La scuola elementare (la scuola-laboratorio) doveva essere una società in miniatura, dove il bambino risolveva problemi pratici e sviluppava il pensiero riflessivo.
Maria Montessori (1870-1952): Sebbene più nota per il livello prescolastico, il suo Metodo (basato sull'autoeducazione in un ambiente preparato) si applicò anche alle elementari, ponendo l'accento sul materiale scientifico strutturato e sulla libertà del bambino di scegliere la propria attività.
L'Istruzione come Formazione Morale e Nazionale:
Concetto: Specialmente con la Riforma Gentile, la Scuola Elementare aveva l'obiettivo primario di formare la coscienza nazionale attraverso discipline umanistiche e l'insegnamento della religione, vista come disciplina formativa fondamentale.
Pedagogista:
Giovanni Gentile (1875-1944): Per lui, l'educazione era il processo attraverso il quale l'allievo realizza sé stesso nell'atto dello Spirito (in senso idealistico). La scuola elementare doveva essere rigorosa, selettiva e fondata sui grandi valori della tradizione italiana.
Le definizioni ministeriali della Scuola Elementare sono contenute nelle principali leggi che ne hanno definito l'impianto storico:
Legge Casati (1859): Il riferimento fondamentale è il Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725. Questa legge, estesa al neonato Regno d'Italia, istituì l'ordinamento scolastico e stabilì l'esistenza della scuola elementare, definendone la struttura (due gradi) e l'obbligo, ponendo la gestione in carico ai Comuni.
Legge Coppino (1877): La Legge 15 luglio 1877, n. 3961 è la fonte normativa che ha innalzato l'obbligo scolastico (fino a nove anni) e fissato la durata del corso elementare in cinque anni.
Riforma Gentile (1923): La riorganizzazione più significativa è contenuta nel Regio Decreto 1° ottobre 1923, n. 2185 (Ordinamento dei gradi scolastici e dei programmi didattici dell'istruzione elementare). Questo atto ridefinì il corso elementare in cinque anni, stabilendo un forte orientamento idealistico, morale e selettivo dell'istruzione primaria.
I concetti pedagogici che hanno definito e dibattuto il ruolo della Scuola Elementare sono rintracciabili nelle opere dei seguenti studiosi:
Giovanni Gentile (1875-1944): La sua visione, alla base della Riforma del 1923, si fonda sulla Filosofia dell'atto (Neoidealismo). Gentile vedeva la scuola come l'atto di auto-realizzazione dello Spirito, ponendo l'istruzione elementare come momento formativo etico e spirituale, con un forte accento sull'insegnamento della religione e della cultura nazionale.
John Dewey (1859-1952): Caposcuola dell'Attivismo. I concetti di "scuola-laboratorio" e "learning by doing" (imparare facendo), espressi in opere come Democracy and Education (1916) e Scuola e società (1899), sono i riferimenti teorici che hanno promosso un radicale rinnovamento didattico della scuola elementare, opponendosi al modello trasmissivo tradizionale.
Maria Montessori (1870-1952): La sua pedagogia è illustrata ne Il Metodo della Pedagogia Scientifica (1909, poi La scoperta del bambino). Sebbene nata per la scuola dell'infanzia, il suo metodo è stato applicato anche alle classi elementari, basandosi sui principi dell'autoeducazione, della libertà di scelta e sull'uso di materiale didattico scientifico per lo sviluppo sensoriale e cognitivo autonomo del fanciullo
componenti del sottogruppo: Adriana Cannata, Claudia Cialona, Valentina Colautti, Fabrizio Gallon, Erik Girardo, Giulia Lamanna, Linda Sancin, Manuela Sanzin, Nicolò Staiti.