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Libertà d'insegnamento

La libertà d’insegnamento è un principio cardine dell’ordinamento scolastico italiano, sancito dall’articolo 33 della Costituzione, secondo cui «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Essa riconosce ai docenti il diritto e la responsabilità di esercitare la propria funzione educativa in modo autonomo, scegliendo metodologie, strumenti e percorsi didattici adeguati a favorire la crescita culturale, critica e personale degli studenti.

Questa libertà tutela il pluralismo delle idee e la qualità dell’istruzione, garantendo che l’attività didattica non sia soggetta a condizionamenti ideologici, politici o confessionali. È però una libertà che si esercita entro i confini delle norme costituzionali e dell’ordinamento scolastico, nel rispetto delle Indicazioni nazionali per il curricolo, del diritto degli studenti a un’istruzione equa e dei principi di libertà, uguaglianza e democrazia propri della scuola pubblica.

Il principio fu ulteriormente consolidato con il DPR 417/1974, che all’articolo 1, Titolo I, stabilisce che “nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento. L'esercizio di tale libertà è inteso a promuovere attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la piena formazione della personalità degli alunni. Tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni stessi”. Questa formulazione sottolinea come la libertà d’insegnamento non sia solo un diritto individuale del docente, ma anche uno strumento per la formazione integrale e consapevole dell’alunno, in un ambiente educativo pluralista e rispettoso delle differenze.

Nel contesto della scuola primaria, la libertà d’insegnamento assume una specifica valenza pedagogica. Il docente interpreta i curricoli nazionali in modo flessibile e creativo, adattandoli ai bisogni formativi, cognitivi ed emotivi dei bambini. Ciò richiede un equilibrio tra autonomia professionale e responsabilità educativa: la libertà non è arbitrarietà, ma esercizio consapevole di una competenza fondata sulla riflessione, sulla ricerca didattica e sulla collaborazione con la comunità scolastica.

In questa prospettiva, la libertà d’insegnamento nella scuola primaria rappresenta un punto d’incontro tra innovazione e garanzia di qualità. Da un lato consente al docente di valorizzare l’esperienza, la cooperazione e la creatività dei bambini; dall’altro lo impegna a garantire a ciascun alunno un percorso educativo inclusivo, coerente con i valori democratici e con le finalità della scuola della Repubblica.

Fonti
  • Enciclopedia Treccani – Diritto on line, voce “Libertà di insegnamento”, a cura di A. Randazzo.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (MIUR, 2012).
  • Rivista AIC, A. Randazzo, “La libertà di insegnamento e i suoi limiti (profili di rilievo costituzionale)”.
  • Osservatorio AIC, “Libertà di insegnamento e diritto all’istruzione”.
  • dirittoscolastico.it, “La libertà di insegnamento dei docenti: limiti giuridici”.
  • D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, “Istituzione e ordinamento della carriera docente nella scuola materna, elementare, secondaria ed artistica”.

Gruppo: Peter Antoni, Ivana Balson, Vera Cenedese, Davide De Cillia, Claudia De Sossi, Sofia Filippaz, Elisa Gottardo, Maryam Pompeo, Emanuela Rizzi, Anja Skabar, Erick Vit, Maria Vitale


Lingua seconda L2 e lingua straniera LS

Il concetto di lingua seconda o L2, come lo definisce la glottodidattica, si riferisce alla lingua che un apprendente apprende come seconda lingua, laddove la lingua prima dell'imparante sia diversa dalla lingua nazionale, cioè dalla lingua che si parla all'interno di una data area geografica, dove l'apprendente vive, più o meno stabilmente. Un classico esempio è il migrante che si trasferisce o vive in un contesto diverso da quello natale e lì dovrà apprendere una seconda lingua, per poter lavorare, andare a scuola ed avere interazioni sociali.

La lingua straniera invece è la lingua, diversa da quella madre, che viene studiata all'interno del suo paese natìo o altro, anch'essa diversa da quella nazionale e non presente nel territorio in cui viene appresa e spesso per esigenze diverse da chi deve apprendere una L2.  Ad esempio un soggetto di lingua araba che si trasferisce e vive stabilmente in Italia avrà come lingua materna la lingua araba, come L2 l'italiano e in caso segua un corso d'inglese , quest'ultima sarà per lui una lingua straniera.

Tratto da ''Principi di Glottodidattica'' di Gianfranco Porcelli, editrice La Scuola


Linguaggio espressivo

Forma di comunicazione del bambino, che può essere: una parola, un gesto, un disegno, un gioco simbolico, musica e drammatizzazione.