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ORGANI COLLEGIALI

ORGANI COLLEGIALI:

Gli organi collegiali sono organismi di governo e di gestione delle attività scolastiche a livello territoriale e di singolo istituto. Sono composti da rappresentanti delle varie componenti interessate e si dividono in organi collegiali territoriali e organi collegiali scolastici.

I componenti degli organi collegiali vengono eletti dai componenti della categoria di appartenenza; ad esempio, i genitori che fanno parte di questi organismi sono eletti da altri genitori.

La funzione di questi organi è diversa a seconda dei livelli di collocazione: è consultiva e propositiva a livello di base (come i consigli di classe e interclasse), mentre è deliberativa ai livelli superiori (come i consigli di circolo/istituto).

1. Assemblea dei Genitori

I genitori hanno il diritto di riunirsi in assemblea per discutere problemi relativi ad aspetti di carattere generale della scuola o delle classi frequentate dai propri figli.

• Le assemblee possono riguardare singole classi o l'intero istituto.

• Hanno titolo a convocare l'assemblea i rappresentanti di classe eletti nei consigli di classe. Essi devono fornire preventiva informazione al dirigente scolastico, specificando gli argomenti da trattare, e chiedere l'uso dei locali scolastici.

• Alle assemblee hanno diritto di parola il dirigente e i docenti della classe.

  • Le assemblee possono anche essere convocate dai docenti della classe (in base all'articolo 15 del Decreto Legislativo 297 del 16 aprile 1994 e successive modifiche).

2. Consigli di Classe/Interclasse/Intersezione

I genitori possono far parte di questi consigli se eletti; sono chiamati "consigli di interclasse" nella scuola primaria e "consigli di intersezione" nella scuola dell’infanzia.

• Tutti i genitori (padre e madre) hanno diritto di voto per eleggere i loro rappresentanti, ed è diritto di ogni genitore candidarsi.

• L'elezione nei consigli di classe si svolge annualmente entro il 31 ottobre, utilizzando procedure semplificate.

• Il consiglio di classe si occupa dell'andamento generale della classe.

  • Ha il compito di formulare proposte al dirigente scolastico per migliorare l'attività didattica, esprimersi su eventuali progetti di sperimentazione e presentare proposte per stabilire un efficace rapporto scuola-famiglia (come specificato dall'articolo 5 del Decreto Legislativo 297/1994).

3. Consigli di Circolo/Istituto

Il Consiglio di istituto è l’organo di indirizzo e di gestione degli aspetti economici e organizzativi generali della scuola.

• Rappresenta tutte le componenti dell’Istituto: docenti, genitori, personale non docente e studenti (questi ultimi solo nelle scuole secondarie di secondo grado). Il numero dei rappresentanti varia a seconda delle dimensioni della scuola.

• Tutti i genitori (padre e madre) hanno diritto di voto e il diritto di candidarsi per essere eletti in questi organismi.

  • Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto si tengono ogni tre anni, oppure quando non sono presenti tutte le componenti (secondo l'articolo 8 del Decreto Legislativo 297/1994).

4. Collegio dei Docenti

Il collegio dei docenti è composto dal personale docente di ruolo e non di ruolo in servizio nell’istituzione scolastica ed è presieduto dal Dirigente scolastico.

• Ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico dell'istituto.

• In particolare, cura la programmazione dell'azione educativa, anche per adeguare i programmi di insegnamento (stabiliti dallo Stato, nell'ambito degli ordinamenti della scuola) alle specifiche esigenze ambientali e per favorire il coordinamento interdisciplinare.

  • Le sue competenze si sono ampliate in seguito all’autonomia scolastica del 1999 (come indicato dall'articolo 7 del Decreto Legislativo 297/1994 e dal Decreto del Presidente della Repubblica 275/1999).

FONTI:

- https://www.mim.gov.it/organi-collegiali

- https://www.orizzontescuola.it/gli-organi-collegiali-quali-sono-e-loro-funzioni-con-tabella-sintetica/

NOMINATIVO DEL GRUPPO DI LAVORO: Peter Antoni, Maria Vitale, Sofia Filippaz, Ivana Blason, Anja Scabar, Jasmine Dallarche


ORGANIGRAMMA

L’organigramma è definito dal Vocabolario Treccani come un «grafico rappresentante l’articolazione gerarchica e funzionale dei vari organi di un ufficio, servizio o amministrazione; più genericamente, la ripartizione e distribuzione dei posti, con i relativi compiti, incarichi e gradi di responsabilità, all’interno di un ente o complesso organizzato». Il Dizionario di Economia e Finanza della Treccani lo descrive come la rappresentazione grafica della struttura organizzativa che mette in evidenza ruoli, responsabilità e relazioni funzionali. Nel contesto scolastico italiano l’organigramma assume un ruolo strategico perché consente di visualizzare in modo immediato come la scuola è strutturata, quali figure professionali la compongono e come si distribuiscono funzioni e responsabilità. Grazie a esso è possibile comprendere il funzionamento interno dell’istituzione, individuare i centri decisionali e riconoscere le connessioni tra gli organismi collegiali, l’area gestionale-amministrativa e quella didattica. L’organigramma contribuisce anche alla trasparenza e alla partecipazione: studenti, famiglie, personale e stakeholder esterni possono orientarsi più facilmente all’interno del sistema scuola, sapere a chi rivolgersi per specifiche esigenze e comprendere come sono suddivise le competenze. Dal punto di vista gestionale supporta la pianificazione delle attività, la chiarezza dei ruoli, la distribuzione dei compiti e la collaborazione tra le diverse componenti, rendendo coerente l’azione organizzativa con quanto previsto dalla normativa. I riferimenti normativi principali comprendono il D.P.R. 275/1999, che attribuisce autonomia organizzativa alle istituzioni scolastiche; il D.Lgs. 165/2001, che definisce le responsabilità del dirigente scolastico; il D.Lgs. 297/1994, che regola organi collegiali e competenze; il CCNL Istruzione e Ricerca, che specifica i profili professionali del personale; e il D.Lgs. 33/2013, che impone la pubblicazione della struttura organizzativa nell’ottica della trasparenza amministrativa. L’organigramma della scuola include tipicamente dirigenza scolastica, organi collegiali, collegio dei docenti, staff e funzioni strumentali, personale ATA (DSGA, assistenti e collaboratori scolastici), commissioni e gruppi di lavoro. È quindi uno strumento fondamentale perché garantisce chiarezza, efficienza, comunicazione interna, consapevolezza dei ruoli e coesione organizzativa, contribuendo alla qualità complessiva del servizio scolastico.

Fonti

Dizionari

  • Treccani, Vocabolario della lingua italiana, voce “organigramma”.

  • Treccani, Dizionario di Economia e Finanza, voce “organigramma”.

Normativa italiana

  • D.P.R. 275/1999 – Regolamento dell’autonomia scolastica.

  • D.Lgs. 165/2001 – Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

  • D.Lgs. 297/1994 – Testo Unico della scuola.

  • CCNL Istruzione e Ricerca – Profili professionali del personale scolastico.

  • D.Lgs. 33/2013 – Norme sulla trasparenza della pubblica amministrazione.

Componenti del gruppo: Micol Nordio, Marialuisa Dell’Aquila, Giorgia Vero, Karoline Bandelli, Elisa Scozzi, Tiziana Concetta Rotundo, Marialuigia Malgeri Manzo, Carlotta Mantovanelli, Sara Tiberio.

 


OSSERVAZIONE ETNOGRAFICA

L’osservazione etnografica è una metodologia di ricerca qualitativa che si fonda sull’immersione diretta del ricercatore all’interno di un contesto sociale o culturale, con l’obiettivo di comprenderne dall’interno pratiche, significati e dinamiche. Non si tratta semplicemente di guardare ciò che accade, ma di partecipare, di vivere la quotidianità del gruppo studiato e di cogliere i comportamenti, i rituali, le norme e i valori che lo caratterizzano. L’etnografo, attraverso la cosiddetta osservazione partecipante, assume un ruolo duplice: da un lato osserva con attenzione e raccoglie dati, dall’altro si inserisce nelle attività del gruppo per comprendere i significati che gli attori sociali attribuiscono alle loro azioni.

Questa tecnica nasce in ambito antropologico, ma si è diffusa anche in sociologia, psicologia sociale e persino nel marketing, dove viene utilizzata per analizzare i comportamenti di consumo e le pratiche quotidiane dei consumatori. La sua forza risiede nel carattere naturalistico: la vita viene osservata nel suo fluire spontaneo, senza ricreare artificialmente situazioni in laboratorio. L’osservazione etnografica produce quindi una conoscenza densa e contestualizzata, che non si limita a descrivere i fatti ma cerca di interpretare i significati culturali e simbolici che li sostengono.

In questo senso, l’osservazione etnografica non è mai neutrale: implica una riflessione costante sul ruolo del ricercatore, sul suo sguardo e sul potere che esso esercita nel rappresentare la realtà osservata. È proprio questa tensione tra descrizione e interpretazione, tra partecipazione e distacco, che rende l’osservazione etnografica uno strumento prezioso per comprendere la complessità delle culture e delle società contemporanee.

  • ASSIRM – Glossario: Osservazione etnografica
  • Wikipedia – Ricerca etnografica
  • QuestionPro – Ricerca etnografica: cos’è, tipi, metodi


Nominativi sottogruppo: Bognolo Erica – Ravagnin Sara-Bossone Andreana


OSSERVAZIONE STRUTTURATA

L’osservazione strutturata è una forma di osservazione metodica, basata su strumenti standardizzati, che prevede l’utilizzo di strumenti predefiniti come griglie, checklist o schede di codifica, attraverso i quali l’osservatore registra comportamenti e situazioni secondo criteri stabiliti in anticipo. La pianificazione e l’organizzazione metodica permette di ridurre la soggettività  evitando inferenze soggettive e garantisce dati comparabili, oggettivi, riproducibili, assicurando maggiore coerenza. La standardizzazione dello strumento garantisce una maggiore coerenza inter-osservatore, permettendo coì a osservatori differenti di ottenere risultati analoghi a parità di condizione.L’osservazione strutturata è una metodologia rigorosa e scientifica, utile in ambito educativo e nella pratica scolastica per monitorare comportamenti, interazioni e processi di apprendimento e orientare la progettazione didattica.

Questo tipo di osservazione costituisce uno strumento che favorisce una documentazione pedagogica più trasparente e condivisibile con le famiglie

 

Fonti: Amado & Vinz, “L’osservazione in classe”, Carocci, 2005 “L’osservazione”.Dispensa di formazione interna.

Disponibile al link:   https://www.icpontcanavese.edu.it/archivio/images/sito_documenti/Formazione/Osservazione/dispensa-osservazione.pdf

Varisco, “Osservare e valutare nella scuola dell’infanzia”, Carocci Faber, 2002.



lavoro svolto da Giuliana Dereatti e Barbara Monticolo