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S

SCUOLA DELL'INFANZIA

SIGNIFICATO DEL LEMMA: primo segmento del sistema educativo italiano, rivolto ai bambini di età compresa tra i tre e i sei anni. Il suo significato e la sua funzione sono profondamente educativi e non meramente assistenziali.

      Ambiente educativo: si configura come un ambiente di apprendimento di esperienze concrete e di apprendimenti flessivi. Integra, in un processo di sviluppo unitario, le diverse dimensioni della personalità del bambino: il fare, il sentire, il pensare, l’agire relazionale, l’esprimere e il comunicare (come indicato nelle Indicazioni Nazionali).

      Finalità: l’obiettivo primario è la promozione della crescita integrale del bambino, assicurando la massima promozione possibile di tutte le sue potenzialità di sviluppo e apprendimento.

      Metodologia: elementi chiave della didattica sono la valorizzazione del gioco in tutte le sue forme (in particolare il gioco di finzione, immaginazione e identificazione) e l’importanza della relazione personale significativa con i pari e con gli adulti.

In sintesi, la Scuola dell’Infanzia è un luogo in cui il bambino è visto come persona, soggetto, fine, dotato di dignità e capace di sviluppare la propria singolare forma di umanità, in un contesto di esplorazione, ricerca e socializzazione.

FONTI INFORMATIVE E DOCUMENTALI: le fonti per comprendere il significato e la storia della Scuola dell’Infanzia si suddividono in diverse categorie, tipiche degli studi storico-educativi e pedagogici.

Tra esse vi sono:

1.     Fonti Normative e Istituzionali, ovvero documenti ufficiali che ne definiscono struttura, obiettivi e programmi.

      Costituzione Italiana (art. 3): riferimento fondamentale per il ruolo della scuola nella promozione dello sviluppo della persona.

      Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo d’Istruzione: documento che stabilisce le finalità, i campi d’esperienza e i traguardi per lo sviluppo delle competenze.

      Leggi e decreti: documenti legislativi che ne hanno definito l’ordinamento.

2. Fonti pedagogiche e storiche, ovvero gli scritti degli storici che hanno teorizzato l’educazione infantile.

        Trattatistica Pedagogica: testi e saggi di autori che hanno elaborato modelli teorici e pratici per l’educazione della prima infanzia.

        Fonti Archivistiche: documenti (registri, manoscritti, verbali,...) relativi alla storia delle istituzioni prescolastiche.

3. Fonti della Cultura dell’Infanzia, ovvero i materiali che riflettono l’immagine del bambino e della sua educazione.

        Letteratura per l’Infanzia: testi, fiabe, favole che veicolano modelli, valori e idee sull’infanzia.

        Fonti Iconografiche e Materiali: fotografie, dipinti, filmati, documentari, giocattoli e arredi che testimoniano le pratiche educative e l’immaginario collettivo sull’infanzia.

 AUTORI FONDAMENTALI

Autori Stranieri

       J.J. Rousseau (periodo 1712-1778): principio della bontà originaria dell’uomo e dell’educazione naturale; introduzione del costrutto del sentimento/emozione in ambito pedagogico.

   F. Froebel (periodo 1782-1852): fondatore del “Kindergarten” (Giardino dell’Infanzia) che enfatizza il ruolo del gioco come manifestazione naturale della personalità e l’uso di materiali strutturati.

       J. Dewey (periodo 1859-1952): enfasi sulla crescita del bambino come fine della scuola e sull’importanza delle esperienze dirette e degli interessi del fanciullo (attivismo pedagogico).

       O. Decroly (periodo 1871-1932): metodo basato sull’osservazione diretta, sui bisogni primari e sull’ambiente del fanciullo, finalizzato all’adattamento sociale e intellettuale.

       J. Bruner (periodo 1915-2016): studio dei processi di sviluppo mentale e del modo in cui l’organismo elabora l’informazione.

 

Autori Italiani

       M. Montessori (periodo 1870-1952): sviluppo del Metodo Montessori, basato sull’educazione sensoriale, l’autoeducazione in un ambiente strutturato e l’indipendenza del bambino.

       R. e C. Agazzi (periodo fine 800-Inizio 900): sviluppo dell’Asilo di Mompiano (Scuola Materna) basato sul “museo didattico” e sull’importanza del canto e del disegno spontaneo.

       G. Cattanei (periodo XX secolo): importante riferimento nella Pedagogia dell’Infanzia contemporanea, focalizzato sul concetto di “bambino-persona” e sulla dignità personale.

       E. Becchi (periodo XX secolo): importante per gli studi sulla storia dell’infanzia e la pedagogia dell’infanzia, analizzando la contaminazione tra folk pedagogy e rappresentazioni.

       G. Rodari (periodo 1920-1980): contributo fondamentale alla letteratura per l’infanzia e alla fantasia come strumento educativo e di denuncia sociale.

NOMINATIVI SOTTOGRUPPO: Castello Manuela, Cupi Antoneta, Cordeschi Valentina, Klavcic Raffaella, Medeot Ilaria, Stecchina Daniela.


SCUOLA MATERNA

Struttura che può essere gestita dallo Stato oppure da diversi soggetti come ordini religiosi, comunità locali ed enti privati.  Primo gradino del percorso di istruzione rivolto ai bambini tra i tre e i sei anni, ovvero il momento in cui l’individuo si relaziona con altri adulti di riferimento, al di fuori dei genitori, e instaura le prime esperienze di relazioni con i pari. Esso promuove lo sviluppo motorio, morale, cognitivo, emotivo e sociale dei bambini attraverso attività ludiche e formative. L’aggettivo “materna” rimanda ad un’azione assistenziale da parte del ruolo dell’insegnante, la quale provvede alla cura e alla sorveglianza degli alunni. Attualmente questa espressione non è più ufficialmente utilizzata e, dal 1991, è stata sostituita da “scuola dell’infanzia” per rimarcare la sua funzione educativa, anche se il vecchio nome è ancora oggi molto usato.

Fonti: appunti appartenenti a corsi frequentati in università, sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito

NOMINATIVI DEL SOTTOGRUPPO: Alice Fondi, Annalisa Recchia, Erika De Pra, Emanuela Rizzi, Chiara Lunghi, Francesca Giomo, Carola Baldoni, Laura Altan, Monica Lagonigro, Deisy Rita Saieva, Valentina Rosso


SCUOLA PRIMARIA

Secondo l’Enciclopedia Treccani, la scuola primaria è il primo grado dell’istruzione obbligatoria e ha il compito di fornire le basi dell’apprendimento e della formazione culturale del bambino. In Italia, rappresenta il segmento scolastico che segue la scuola dell’infanzia e accoglie i bambini dai 6 agli 11 anni, contribuendo allo sviluppo delle competenze fondamentali. Il suo ruolo è ribadito anche dalla normativa nazionale, come la Legge 53/2003, che sottolinea l’importanza di garantire a tutti pari opportunità educative.
Nel mondo della pedagogia, la scuola primaria è considerata un ambiente decisivo per la crescita integrale della persona. Autori come Maria Montessori hanno evidenziato l’importanza di un apprendimento attivo e stimolante, centrato sul bambino e sui suoi bisogni evolutivi. Allo stesso modo, John Dewey ha interpretato la scuola come una comunità di esperienza, in cui si apprende facendo e partecipando. Le moderne prospettive educative, ispirate anche al pensiero di Jerome Bruner, riconoscono il valore della costruzione dei significati attraverso il dialogo, la cooperazione e l’esplorazione.
Oggi la scuola primaria promuove non solo competenze disciplinari, ma anche capacità relazionali, autonomia, inclusione e cittadinanza attiva. In questo senso, rappresenta un luogo formativo fondamentale, dove il bambino inizia a conoscere il mondo, gli altri e se stesso.
 
• Treccani, voce “Scuola primaria”
• Montessori, M. (1912), Il metodo della pedagogia scientifica
• Dewey, J. (1916), Democracy and Education
• Bruner, J. (1960), The Process of Education
• Legge 53/2003 (ordinamento scolastico italiano)
 
Rossi Valentina, Trevisan Isabella, Fontanot Alessia, Testa Nancy maria pia, Mariama Makdoud, Miriam, Pecoraro, Giorgia Dall’acqua, Petrachi Greta, Emma Gobbato, Giulia Carrer

SISTEMA INTEGRATO 0-6

Il Sistema integrato di educazione e di istruzione garantisce a tutte le bambine e i bambini, dalla nascita ai sei anni, pari opportunità di sviluppare le proprie potenzialità di relazione, autonomia, creatività e apprendimento per superare disuguaglianze, barriere territoriali, economiche, etniche e culturali (Decreto legislativo 65 del 2017).

Il Sistema 0-6 anni mira a:

  • promuovere la continuità del percorso educativo e scolastico
  • ridurre gli svantaggi culturali, sociali e relazionali promuovendo la piena inclusione di tutti i bambini e rispettando e accogliendo tutte le forme di diversità
  • sostenere la primaria funzione educativa delle famiglie
  • favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro dei genitori e la cura dei bambini
  • promuovere la qualità dell’offerta educativa anche attraverso la qualificazione universitaria (è istituita una Laurea in Scienze dell’educazione a indirizzo specifico) del personale educativo e docente, la formazione in servizio e il coordinamento pedagogico
  • agevolare la frequenza dei servizi educativi.

Il Sistema 0-6 comprende:

  • i servizi educativi per l’infanzia, gestiti dagli Enti locali, direttamente o attraverso la stipula di convenzioni, da altri enti pubblici o dai privati, articolati in:
    • nidi e micronidi, che accolgono i bambini tra i 3 e i 36 mesi e hanno orari di apertura, capacità ricettiva, modalità di funzionamento, costi delle rette diversi da Comune a Comune (di solito assicurano il pasto e il riposo);
    • sezione primavera, che accolgono i bambini tra i 24 e i 36 mesi e sono aggregate alle scuole dell’infanzia statali o paritarie o ai nidi;
    • servizi integrativi, con un’organizzazione molto flessibile e modalità di funzionamento diversificate. Si distinguono in:
      • spazi gioco per bambini da 12 a 36 mesi, privi di servizio mensa, con frequenza flessibile fino a un massimo di 5 ore giornaliere;
      • centri per bambini e famiglie che accolgono bambini dai primi mesi di vita insieme a un adulto accompagnatore, privi di servizio mensa, con frequenza flessibile;
      • servizi educativi in contesto domiciliare per un numero ridotto di bambini da 3 a 36 mesi.
  • le scuole dell'infanzia, che possono essere statali o paritarie a gestione pubblica o privata. La frequenza della scuola dell’infanzia statale è gratuita; a carico delle famiglie resta il costo del pasto e di eventuali servizi a domanda individuale (come scuolabus, pre-scuola, prolungamento orario).

Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

https://www.istruzione.it/sistema-integrato-06/

https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/famiglia-casa/politiche-famiglia/FOGLIA51/#id1

Componenti del gruppo: Buffoni Giulia, Celleghin Ilaria, Fedrigo Vera, Mazzonetto Alice, Minet Giulia, Portelli Elena, Regolin Chiara.


SPAZIO TRANSIZIONALE

Spazio transizionale

Treccani:
Lo spazio transizionale secondo la Treccani puó riferirisi al concetto psicologico di Donald Winnicott, ovvero quello spazio intermedio tra il sé e il non-sé che permette al bambino di sviluppare l'autonomia, e una "zona di transizione" in senso geografico, come un confine ch separa due aree diverse. 
 
Altra definizione secondo le fonti: (https://lumsa.it/sites/default/files/UTENTI/u%5Btoken_custom_uid%5D/Winnicott.pdf)
 
Lo spazio transizionale é quell'aria che il bambino crea quando inizia a distaccarsi dalla madre. É quello spazio sia costruito soggettivamente che percepito oggettivamente. L'esperienza transizionale (della quale fanno parte gli oggetti transizionali), avendo la caratteristica di entrambe le forme di realtá, permette al bambino di spostarsi verson una realtá oggettiva condivisa senza esserne traumatizzato. Inoltre permette lo sviluppo della capacitá di vivere nella realtá oggettiva riuscendo peró a conservare il nucleo dell'onnipotenza soggettiva, che permetterá l'espressione dell'originalitá e della passione nell'individuo. Lo spazio transizionale accoglie i processi transizionali: gioco, fantasticare, creare, che infrangono le barriere tra il dentro e il fuori tra il me e il non me. 
 
Altra definizione secondo le fonti: https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca/oggetto-transizionale/ e https://www.stateofmind.it/oggetto-transizionale/)
 

Termine coniato da D.W. Winnicott, pediatra e psicanalista vissuto tra la fine del 1800 e quasi tutto il 1900. Questo termine indica un terzo spazio intermedio tra realtá, detto anche spazio esterno, e spazio interno al bambino. Spazio transizionale delinea quindi quell'area intermedia che delimita il mondo interno piú prettamente individuale con l'ambiente esterno nel quale si é inseriti.

Si tratta di un fenomeno universale della vita infantile, compresa tra ciò che è soggettivo e ciò che è oggettivamente percepito; in essa, si intravedono i primi stadi della relazione con l’oggetto e della formazione del simbolo. L’area transizionale è una condizione intermedia tra l’incapacità e la crescente capacità del bambino di riconoscere , relazionarsi e accettare ció che é presente nella realtà. 

La sua comparsa si colloca tra i quattro/sei mesi e gli otto/dodici mesi, con ampie variabilità da bambino a bambino.

Componenti del gruppo:  Erick Vit, Elisa Gottardo, Maryam Pompeo, Vera Cenedese, Maria Vitale, Davide De Cillia, Claudia De Sossi, Sofia Filippaz, Anja Skabar.


STEAM e STEM

L'acronimo STEM (Science,Technology,Engineering,Mathematics) è stato utilizzato per la prima volta nel 2001 da Rita Colwell. L'acronimo STEAM è emerso successivamente,a partire dagli anni 2010,con l'aggiunta di A per Art per enfatizzare la creatività e un approccio più completo,lanciato in modo significativo dalla Rhode Island School of Design nel 2010.

La parola STEM indica Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica in lingua inglese, mentre il vocabolo STEAM indica Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arti e Matematica, sempre in lingua inglese.

La componente chiave di STEM e STEAM è il fatto di basare le lezioni su progetti e indagini con un focus interdisciplinare. Sono, quindi, dei modi di comprendere e applicare una forma integrata di apprendimento che assomiglia alla vita reale. Ad esempio la matematica e la scienza vengono insegnate insieme in modo che la conoscenza di entrambi questi campi venga spiegata e completata nello stesso tempo.

L'aggiunta della lettera "A" nella parola STEM (che diventa STEAM) significa incorporare il pensiero creativo e le arti applicate in situazioni reali. L'arte, in questo modo riguarda la scoperta e la creazione di modi fantasiosi di risoluzione del problema.

Sitografia:

https://www.orizzontescuola.it/cosa-sono-stem-e-steam-di-cosa-si-tratta-una-guida-per-genitori-ed-educatori-il-ptof-dun-liceo-steam/

https://www.scuola.net/news/616/le-discipline-stem-il-valore-di-un-approccio-interdisciplinare#:~:text=L'acronimo%20STEM:%20quali%20discipline,alle%20esigenze%20del%20tessuto%20economico.


Scrutinio Scolastico

Gli scrutini sono un processo di valutazione formativa e regolativa, con criteri come l'impegno e il raggiungimento degli obiettivi con l'assegnazione di una valutazione/giudizio, che mira a valorizzare lo studente e a regolare la didattica. 
Viene svolta dagli organi collegiali (consigli di classe) i quali determinano la promozione o le condizioni per il recupero (sospensione del giudizio)degli studenti. 
Le fasi principali si suddividono in: 
- proposta di voto
-discussione e deliberazione 
-approvazione ed eventuale ammissione
Ogni passaggio svolto viene accuratamente verbalizzato per attestare la seduta svolta. 
Questo iter prende luogo due volte all'anno: 
- scrutinio intermedio: per verificare gli apprendimenti (primo quadrimestre/trimestre)
- scrutinio finale: per la sintesi finale e la promozione alla classe successiva. 

https://icsgboscobuonarrotigiovinazzo.edu.it/wp-content/uploads/sites/14/2018/05/15171627298307.pdf

https://icscunardo.edu.it/wp-content/uploads/2024/06/Regolamento-scrutini-ed-esami.pdf#:~:text=Criteri%20per%20la%20valutazione%20del%20comportamento%20Sono,valutazione%20del%20comportamento%20approvati%20dal%20Collegio%20Docenti.

https://www.eligo.social/scrutini-nelle-scuole/


Scuola elementare

La Scuola Elementare in Italia è il primo ciclo dell'istruzione obbligatoria, storicamente regolamentata dalle seguenti leggi, che ne hanno definito la struttura:

  • Legge Casati (1859): Istituì la scuola elementare, articolata in due gradi: inferiore (biennale) e superiore (biennale, istituito nei comuni più grandi). L'obbligo era limitato al biennio inferiore e l'onere di istituire e mantenere le scuole elementari ricadeva sui Comuni.

    • Finalità: Principalmente l'alfabetizzazione di base (leggere, scrivere e far di conto) e l'educazione morale/religiosa, funzionale alla formazione del nuovo cittadino del Regno d'Italia.

  • Legge Coppino (1877): Innalzò l'obbligo scolastico dai sei ai nove anni e portò il corso elementare a cinque anni (due inferiori, tre superiori), rendendo obbligatorio il primo triennio.

  • Riforma Gentile (1923) (R.D. n. 2185/1923): Ridefinì profondamente l'ordinamento. La scuola elementare divenne un corso di cinque anni (tre inferiore e due superiore) per tutti, seguito dalla possibilità di accesso a vari percorsi formativi successivi.

    • Finalità: Gentile, filosofo neoidealista, concepiva la scuola come luogo di formazione spirituale e morale, con un forte carattere selettivo. L'istruzione elementare era propedeutica e mirata a fornire la base culturale nazionale, basata su un forte umanesimo e sul primato della religione come fondamento e coronamento dell'istruzione.

In termini pedagogici, la Scuola Elementare è tradizionalmente intesa come il periodo dell'istruzione formale in cui si realizza il passaggio fondamentale del bambino dalla percezione globale alla conquista razionale e sistematica degli strumenti culturali di base.

Il dibattito pedagogico sulla Scuola Elementare (tra fine '800 e primo '900) si è concentrato sulla necessità di superare la mera trasmissione nozionistica a favore di un approccio che tenesse conto della psicologia del fanciullo:

  1. L'Attivismo (Contro il Trasmissivismo):

    • Concetto: L'educazione deve partire dagli interessi e dalle attività spontanee del bambino, non essere imposta dall'esterno. L'apprendimento è inteso come un processo di esperienza diretta e di sperimentazione.

    • Pedagogisti:

      • John Dewey (1859-1952): Non italiano, ma di enorme influenza. Sosteneva il principio del "learning by doing" (imparare facendo). La scuola elementare (la scuola-laboratorio) doveva essere una società in miniatura, dove il bambino risolveva problemi pratici e sviluppava il pensiero riflessivo.

      • Maria Montessori (1870-1952): Sebbene più nota per il livello prescolastico, il suo Metodo (basato sull'autoeducazione in un ambiente preparato) si applicò anche alle elementari, ponendo l'accento sul materiale scientifico strutturato e sulla libertà del bambino di scegliere la propria attività.

  2. L'Istruzione come Formazione Morale e Nazionale:

    • Concetto: Specialmente con la Riforma Gentile, la Scuola Elementare aveva l'obiettivo primario di formare la coscienza nazionale attraverso discipline umanistiche e l'insegnamento della religione, vista come disciplina formativa fondamentale.

    • Pedagogista:

      • Giovanni Gentile (1875-1944): Per lui, l'educazione era il processo attraverso il quale l'allievo realizza sé stesso nell'atto dello Spirito (in senso idealistico). La scuola elementare doveva essere rigorosa, selettiva e fondata sui grandi valori della tradizione italiana.

Le definizioni ministeriali della Scuola Elementare sono contenute nelle principali leggi che ne hanno definito l'impianto storico:

  1. Legge Casati (1859): Il riferimento fondamentale è il Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725. Questa legge, estesa al neonato Regno d'Italia, istituì l'ordinamento scolastico e stabilì l'esistenza della scuola elementare, definendone la struttura (due gradi) e l'obbligo, ponendo la gestione in carico ai Comuni.

  2. Legge Coppino (1877): La Legge 15 luglio 1877, n. 3961 è la fonte normativa che ha innalzato l'obbligo scolastico (fino a nove anni) e fissato la durata del corso elementare in cinque anni.

  3. Riforma Gentile (1923): La riorganizzazione più significativa è contenuta nel Regio Decreto 1° ottobre 1923, n. 2185 (Ordinamento dei gradi scolastici e dei programmi didattici dell'istruzione elementare). Questo atto ridefinì il corso elementare in cinque anni, stabilendo un forte orientamento idealistico, morale e selettivo dell'istruzione primaria.

I concetti pedagogici che hanno definito e dibattuto il ruolo della Scuola Elementare sono rintracciabili nelle opere dei seguenti studiosi:

  1. Giovanni Gentile (1875-1944): La sua visione, alla base della Riforma del 1923, si fonda sulla Filosofia dell'atto (Neoidealismo). Gentile vedeva la scuola come l'atto di auto-realizzazione dello Spirito, ponendo l'istruzione elementare come momento formativo etico e spirituale, con un forte accento sull'insegnamento della religione e della cultura nazionale.

  2. John Dewey (1859-1952): Caposcuola dell'Attivismo. I concetti di "scuola-laboratorio" e "learning by doing" (imparare facendo), espressi in opere come Democracy and Education (1916) e Scuola e società (1899), sono i riferimenti teorici che hanno promosso un radicale rinnovamento didattico della scuola elementare, opponendosi al modello trasmissivo tradizionale.

  3. Maria Montessori (1870-1952): La sua pedagogia è illustrata ne Il Metodo della Pedagogia Scientifica (1909, poi La scoperta del bambino). Sebbene nata per la scuola dell'infanzia, il suo metodo è stato applicato anche alle classi elementari, basandosi sui principi dell'autoeducazione, della libertà di scelta e sull'uso di materiale didattico scientifico per lo sviluppo sensoriale e cognitivo autonomo del fanciullo

componenti del sottogruppo: Adriana Cannata, Claudia Cialona, Valentina Colautti, Fabrizio Gallon, Erik Girardo, Giulia Lamanna, Linda Sancin, Manuela Sanzin, Nicolò Staiti.


Sezione

Ambiente educativo nella scuola dell’infanzia che accoglie un minimo di 18 e un massimo di 26 bambini tra i 3 e i 6 anni . possono essere omogenee o eterogenee per età.

É possibile arrivare a un massimo di 29 bambini e se é presente un bambino già certificato é possibile richiedere che la classe non accolga più di 20 bambini .

Gli spazzi sono suddivisi per angoli o campi di esperienza, ognuno di essi propone un attività diversa: angolo della casetta o gioco simbolico, angolo della lettura, angolo della manipolazione, angolo delle costruzioni ed angolo morbido.


Sezione2

Nel contesto educativo, il termine sezione indica una suddivisione interna di una scuola o di una classe. Serve per organizzare gli studenti in gruppi più piccoli e gestibili, favorendo una migliore didattica e un clima di apprendimento più efficace.

La sezione:

  • permette una gestione più efficiente delle risorse (insegnanti, spazi, materiali)
  • favorisce la continuità educativa, poiché la sezione accompagna lo studente per più anni
  • può essere anche un luogo di appartenenza e socializzazione, dove si sviluppano dinamiche di gruppo, cooperazione e identità collettiva

Margherita Russo, Francesca Foti, Emma Paganotto, Sara Arbid, Gaia Sangion, Siria Braida, Alice Conte, Giorgia Caputo, Giulia Bazzeo, Nicole Guerra


Spazi interni (scuola dell'infanzia)


Prima di tutto bisogna ricordare che “L'ambiente fisico non è mai neutro: l'organizzazione, la predisposizione, la qualità e la cura dello spazio equivalgono al terzo insegnante cioè lo spazio” Loris Malaguzzi.

L’organizzazione degli spazi è un elemento di qualità pedagogica, lo spazio deve essere accogliente, caldo, ben curato, orientato al gusto estetico, è l’espressione delle scelte educative, quindi è intenzionale, funzionale, invitante, flessibile, inclusivo e parla dei bambini.

Gli spazi interni nella scuola dell’infanzia sono divisi in comuni, cioè l’ingresso, il salone, i bagni, la mensa, il dormitorio, la palestra e le sezioni; e in spazi per il personale scolastico, la cucina, la sala docenti e il bagno per i docenti.

La sezione, in una scuola dell’infanzia, è divisa in angoli o campi di esperienza, i quali devono essere ordinati e raccolti, condivisi, riconoscibili e identificabili. Alcuni di questi spazi sono: l’angolo per un gioco simbolico, angolo della manipolazione, angolo della lettura, angolo delle costruzioni e l’angolo morbido.

voce inserita da Marsich Fiamma